"Millecinquecento giorni senza medico sono una vergogna": il caso di Sambuca Pistoiese emblema di una situazione diffusa in centinaia di territori montani

Sindaci lasciati soli a rispondere ai cittadini mentre lo Stato rimanda le misure fiscali: Uncem si rivolge al Ministro della Salute. "La presenza di un medico è una condizione fondamentale per vivere in montagna, per restare, per attrarre nuove famiglie, per garantire dignità agli anziani. Senza sanità non c'è alcuna politica credibile contro la crisi demografica dei territori. Il Governo agisca ora"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Millecinquecento giorni senza un medico di famiglia. Accade a Sambuca Pistoiese, sull'Appennino toscano.
La situazione, emersa sabato, racconta una crisi ben più estesa, che riguarda centinaia di territori montani italiani. "Una situazione grave e vergognosa. Drammatica per i cittadini, giovani e anziani. Comunità senza medici, ambulatori vuoti, cittadini costretti a percorrere decine di chilometri per una visita, anziani e famiglie lasciati senza un presidio sanitario essenziale", denuncia Uncem (Unione Nazionale Comuni ed Enti Montani) che ha scritto una dura lettera indirizzata al Ministro della Salute Orazio Schillaci, chiedendo un intervento immediato del Governo e del Parlamento.
"Millecinquecento giorni senza medico sono una vergogna per un Paese che riconosce la salute come diritto costituzionale. Non è accettabile che nei piccoli Comuni montani il diritto alle cure sia più debole che nelle città. Non è accettabile che Sindaci e comunità debbano ogni giorno cercare soluzioni a problemi che competono allo Stato e alle Regioni. La pazienza è finita. Servono atti politici e normativi, non altre rassicurazioni", afferma Marco Bussone, presidente nazionale Uncem.
L'ente chiede una normativa nazionale vincolante, valida in tutte le Regioni, per incentivare economicamente e professionalmente i medici di medicina generale che scelgono di lavorare nei piccoli Comuni montani: "Indennità territoriali, agevolazioni fiscali, sostegno agli ambulatori, incentivi all'insediamento e nuove modalità organizzative devono diventare strumenti strutturali, non concessioni occasionali".
Viene ritenuta centrale l'immediata attuazione dei crediti d'imposta previsti dalla legge sulla montagna 131 del 2025. "Se ci sono ancora i fondi previsti - e non invece dirottati altrove in mancanza dei tantissimi, troppi, decreti attuativi -, le misure fiscali devono essere rese operative senza ulteriori ritardi. Una legge approvata non può rimanere sulla carta mentre i cittadini continuano a non avere un medico", esorta Uncem.
"Chiediamo al Ministro Schillaci di assumere direttamente questa emergenza tra le priorità nazionali. Il Governo deve sbloccare gli incentivi fiscali e il Parlamento deve costruire una disciplina nazionale capace di superare le differenze tra Regioni. Non bastano le Case della Comunità, non basta la telemedicina, non bastano i progetti. Occorrono medici presenti, ambulatori aperti, cure accessibili. La sanità territoriale non si costruisce con gli annunci", prosegue Bussone.
Uncem sollecita inoltre un Piano nazionale per la medicina nei territori montani, con risorse dedicate, una mappatura delle sedi vacanti e tempi certi per garantire l'assistenza nei Comuni oggi scoperti. "I Sindaci non sono responsabili delle carenze del sistema sanitario. Eppure sono loro, ogni giorno, a rispondere ai cittadini, a cercare medici, a mettere a disposizione locali e risorse. Questo scaricabarile istituzionale deve finire. La presenza di un medico è una condizione fondamentale per vivere in montagna, per restare, per attrarre nuove famiglie, per garantire dignità agli anziani. Senza sanità non c'è alcuna politica credibile contro la crisi demografica dei territori. Il Governo agisca ora. Non tra altri millecinquecento giorni".
Immagine di apertura: a sinistra, fotografia di Luciano Bernardi da Wikimedia












