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Attualità | 26 ottobre 2026 | 06:00

Lo sfogo di un allevatore delle Dolomiti: "I paesaggi che piacciono ai turisti esistono grazie all'agricoltura: parte della tassa di soggiorno dovrebbe andare ai contadini che sfalciano i prati"

A parlare è Paolo Degasper, imprenditore agricolo di Arabba e socio della Latteria sociale di Livinallongo: "Coraggio ne abbiamo? Io sono convinto di sì. I turisti, interpellati, ne sono entusiati. Le associazioni pure". Per garantire un reddito ulteriore a chi - come la propria attiività di sfalcio dei prati e dei pascoli in alta montagna - garantisce la bellezza del paesaggio delle Dolomiti

scritto da Luca Martinelli

L'azienda agricola di Paolo Degasper è la più alta di tutto il Veneto: ha sede a 1.700 metri, sopra Arabba, nel territorio del comune di Livinallongo del Col di Lana (BL). Degasper alleva una ventina di vacche da latte, sette asini e cavalli di una razza rara e in via di estinzione, da tiro pesante e passeggiata leggera, che viene utilizzata in azienda per mantenere puliti il pascolo e i prati-pascolo.

 

Il fieno raccolto dallo sfalcio dei prati costituisce l'alimento principale per la cavalla e le vacche da latte nei mesi invernali: lo sfalcio, che è praticato fino ai duemila metri sul livello del mare, anche su forti pendenze, necessita di mezzi e investimenti. È incredibile poter osservare Degasper al lavoro, gesti che non sono più quelli dei nonni o dei padri (che sfalciavano a mano) da cui dipende - letteralmente - la bellezza del territorio delle Dolomiti.

 

Degasper, che è socio conferitore della Latteria sociale di Livinallongo, realtà imprenditoriale mutualistica che trasforma tutto il latte dei pochi allevatori che nelle valle ladina di Fodom continuano a prendersi cura di prati e pascoli, è uno degli autori non riconosciuti di quella cartolina che attrae (fin troppe) persone in questo territorio.

 

Su un portale della Regione Veneto, che ha finanziato la sua Dagafarm con il Psr 2014-2020, si legge un virgolettato che in poche righe riassume il suo pensiero. "Sulle Dolomiti il settore trainante è il turismo: senza l'agricoltura ed il mantenimento dell'ambiente non è possibile promuovere il turismo" sostiene.

Paolo Degasper mentre sfalcia l'erba su pendii in forte pendenza nel territorio montano di Livinallongo del Col di Lana (Belluno)

A settembre, alla fine di un'ultima stagione dedicata a raccogliere il fieno per l'inverno, ha reso pubblico il suo sfogo, una richiesta esplicita all'amministrazione comunale: "Arabba, Fodom, Dolomiti: il motto di Arabba è bianca d'inverno, verde d'estate. Ma d'estate chi fa il verde? Le nostre vacche al pascolo e i nostri contadini che sfalciano i prati. Sarebbe allora opportuno un coraggioso avanzamento nel senso di spostare parte dei provenite della tassa di soggiorno alle aziende agricole che sfalciano la media di 50-60 ettari per azienda. Sarebbe un coraggioso passo avanti, nonché avveniristico. Domanda: coraggio ne abbiamo? Io sono convinto di sì, basta volere e ce la facciamo. I turisti, interpellati, ne sono entusiati. Le associazioni pure. Quindi, volere è potere".

 

È un tema di cui si discute da tempo tra gli allevatori del territorio. Egidio De Zaiacomo, che è stato a lungo presidente della Latteria sociale e oggi ha lasciato la guida dell'azienda agricola al figlio Edwin, sottolinea il valore del "riconoscimento del ruolo sociale e ambientale dell'agricoltura contadina". La posizione dei contadini di Fodom, spiega De Zaiacomo a L'Altramontagna, è "l'affidamento di servizi di cura del paesaggio. Un comune - sostiene - può legittimamente trasferire fondi dell'imposta di soggiorno a un' azienda agricola o a un consorzio se stipula un'accordo contrattuale per la fornitura di servizi ambientali. Gli agricoltori, ai sensi dell' articolo 15 del Decreto legislativo 228/2001 possono infatti stipulare convenzioni con le pubbliche amministrazioni per la salvaguardia del paesaggio agrario".

 

L'articolo spiega che "al fine di favorire lo svolgimento di attività funzionali alla sistemazione ed alla manutenzione del territorio, alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale, alla cura ed al mantenimento dell'assetto idrogeologico e di promuovere prestazioni a favore della tutela delle vocazioni produttive del territorio, le pubbliche amministrazioni, ivi compresi i consorzi di bonifica, possono stipulare convenzioni con gli imprenditori agricoli". I contratti d'appalto non possono avere un importo annuale superiore a 50.000 euro nel caso di imprenditori singoli e di 300.000 euro nel caso di imprenditori in forma associata.

 

Il riferimento che fa Degasper invece è alla tassa di soggiorno, cioè a quanto disposto all'interno di un altro decreto legislativo, il numero 23 del marzo 2011, "Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale". Il gettito della tassa di soggiorno, si legge sulla norma, "è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali e dei relativi servizi pubblici locali, nonché i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti".

 

La parte che interessa gli allevatori di Livinallongo è questa: "Interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali". Non è chiaro, però, se questa misura si possa applicare anche al paesaggio, quando quel paesaggio è (e rappresenta) il principale attrattore turistico del territorio. Quel che è certo è che le richieste degli allevatori di montagna possono produrre (o proporre) innovazione amministrativa: serve guardare oltre l'esistente, per realizzare il cambiamento.

 

 

In apertura Egidio De Zaiacomo e Paolo Degasper, contadini di Livinallongo del Col di Lana. Entrambe le foto che accompagnano questo servizio sono di © Michele Lapini

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Quattro gatti

Agricoltori e allevatori di montagna saranno anche quattro gatti, come sottolinea qualche commentatore, ma è grazie a loro se il bosco non ha preso il sopravvento su prati e pascoli, se gli orti di montagna continuano a far frutti, se ancora possiamo osservare e quindi assaggiare la biodiversità di ortaggi, verdure, frutta e cereali. Sappiamo che quello del contadino di montagna è un ruolo sociale, culturale ed ecologico fondamentale e per questo "Quattro gatti" racconterà le storie di quanti incrociano i punti del Manifesto de L'Altramomtagna, contribuendo a realizzare quotidianamente un abitare le Terre Alte capace di futuro.

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