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Storie | 25 ottobre 2026 | 18:00

Una catasta di legna non serve solo a scaldare: guardandola si può anche imparare a leggere il bosco, le piante e il carattere della persona che l'ha realizzata

Quanto può raccontarci una catasta di legna. Tanto su chi la fa, ovviamente. Ma tanto anche sul bosco, o sui boschi, da cui i ciocchi provengono: le specie, la vita segreta e misteriosa degli alberi

"Ogni uomo guarda la propria catasta di legna con una sorta di affetto. Io amo avere la mia davanti alla finestra"

 

Così scrive Lars Mytting, autore di un libro divenuto caso editoriale perché capace di arrivare a centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo trattando di un argomento non certo mainstream: la legna da ardere.

 

Norwegian Wood, che condivide il titolo con un romanzo di grande successo (di Murakami Haruki) e una canzone dei Beatles, è un inno a tutto ciò che il tagliare, accatastare e poi bruciare la legna è capace di darci: esercizio fisico ma anche mentale, legame materiale e al tempo stesso sentimentale con il bosco, ritorno alle nostre radici più profonde, quelle di una specie che si è evoluta insieme al legno e al fuoco.

 

Alcuni giorni fa pensavo al libro di Mytting, ormai letto da tanti anni, mentre sotto un tiepido sole di ottobre provavo a trovare un difficile equilibrio e un'estetica quantomeno sufficiente alla mia prima catasta di legna da stufa. Più mi passavo tra le mani i ciocchi, più ricordavo le riflessioni dell'autore norvegese. Più li osservavo attentamente, per individuare il giusto incastro nella catasta, più aggiungevo miei pensieri ai suoi.

 

Quanto può raccontarci una catasta di legna!

 

Tanto su chi la fa, ovviamente. Nel mio caso, a giudicare dal risultato finale, si potrebbe parlare di una persona non proprio lineare, alquanto instabile e piena di enormi vuoti interiori… ma per fortuna posso salvarmi in corner dando colpa all'inesperienza.

 

Ma ci insegna anche tanto sul bosco, o sui boschi, da cui la legna proviene.

 

La specie, innanzitutto. Qui si parla di faggio, ma non è mica del tutto vero! Tra le mani, nella moltitudine di ciocchi del Re dei boschi di queste parti, ho riconosciuto legni e cortecce ben diversi, di frassino e carpino, di acero, di quercia, addirittura di ciliegio, noce e maggiociondolo. Piccole sfumature di colore, sottili differenze di consistenza al tatto, trame che raccontano di quella varietà che troppo spesso, camminando in un bosco apparentemente omogeneo, tendiamo a ignorare. 

 

Ma oltre alla specie, i ciocchi ci raccontano anche della vita degli alberi da cui derivano, travagliata ma ostinatamente testarda, proprio come la nostra.

 

Gli anelli di crescita, prima fittissimi e improvvisamente più ampi, per poi restringersi di nuovo. Una ferita superficiale, risanata completamente dai calli cicatriziali. Un'altra più profonda, che ha permesso l'ingresso ai funghi del marciume. Il foro perfettamente tondo di un insetto, le gallerie superficiali di un altro. Una stramba fibratura elicoidale derivata da chissà quale motivo. Un nodo tenace, che l'ascia non è riuscita a scalfire. Una macchia scura nel cuore del tronco. Una tasca di resina (ma allora è una conifera?). I segni che lascia l'edera quando diventa un tutt'uno con l'albero.

 

La vita segreta del bosco, la spietata competizione e la simbiosi, le infinite relazioni tra esseri viventi, il fascino di un mistero che non riusciamo a comprendere fino in fondo: tutto è qui, concentrato nella mia piccola catasta sbilenca che presto diverrà fuoco, calore, riscaldando la nostra, di vita.

 

Com'è bello contemplarla, la mia prima catasta, con tutto il suo insieme di significati sovrapposti, uno sull'altro, proprio come i suoi ciocchi in equilibrio precario.

 

E chissà cosa penserà il vicino di casa, guardando me e il mio lavorare lento, troppo lento per gli standard di un vero montanaro.

 

Gli regalerò Norwegian Wood, di Lars Mytting. Forse capirà, o forse no. E va bene anche così.

 

 

 

Il libro citato nel testo è pubblicato in lingua italiana da UTET: www.utetlibri.it/libri/norwegian-wood-2/

il blog
Gli alberi e noi

Gli alberi ci accompagnano da sempre: per noi esseri umani hanno significato e tutt'ora significano casa, cibo, materia prima, medicina, energia, ma anche spiritualità, simbolismo, cultura...
Questo legame profondo e antico, tuttavia, non è affatto immutabile: cambia continuamente al modificarsi delle nostre società. Per questo è interessante osservare e provare a comprendere come viviamo il nostro rapporto quotidiano con gli alberi. In questo Blog il giornalista e dottore forestale Luigi Torreggiani, membro del Comitato scientifico de L'Altramontagna, lo fa attraverso aneddoti personali, racconti o analizzando fatti di cronaca. Un modo per tenere viva una connessione, quella tra gli alberi e noi, che rischiamo tanto di dimenticare quanto di caricare di stereotipi, precludendoci così uno sguardo lucido su elementi necessari per moltissimi aspetti della nostra vita.

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