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Idee | 24 giugno 2026 | 19:00

"Perché hai raccolto le noci così presto? E la rugiada di San Giovanni? E la tradizione?"

Quando ho postato sui social l'immagine della mia raccolta (malli di un verde brillante, quest'anno sanissimi), sono iniziati ad arrivare i commenti di amici. Sono consapevole di aver compiuto un mezzo sacrilegio raccogliendoli dieci giorni prima del 24 giugno, ma non riesco a togliermi di dosso l'approccio tecnico-scientifico rispetto alle questioni che riguardano le piante

14 giugno 2026, domenica. Come tutti gli anni, a fine primavera, durante un giro in bici tra le colline toscane cerco un noce per capire a che punto è la maturazione dei malli. L’obiettivo è semplice: raccoglierli per preparare il nocino, un’antica tradizione di famiglia che non voglio smettere di portare avanti.

 

A occhio sembrano perfetti, ma mancano ancora ben dieci giorni alla fatidica giornata: San Giovanni, 24 giugno.

 

Ne raccolgo alcuni, per svolgere un semplice test. Per il nocino, infatti, servono malli ben sviluppati, turgidi, ma ancora facilmente tagliabili con un coltello: il duro guscio della futura noce non deve, insomma, aver ancora iniziato la sua formazione. Arrivato a casa afferro il coltello, provo ad affondare la lama e sento immediatamente resistenza. Devo far forza per riuscire, con fatica, a tagliare il mallo: la parte legnosa ha già iniziato a ispessirsi. Non posso aspettare oltre, devo tornare al noce e raccogliere, è già troppo tardi.

 

Quando posto sui social l’immagine della mia raccolta (malli di un verde brillante, quest’anno sanissimi), iniziano ad arrivare i commenti di amici che, come me, hanno la passione per questo liquore, la cui ricetta è da sempre avvolta da affascinanti superstizioni.

 

"Bisogna aspettare la rugiada di San Giovanni!", "Così presto? E San Giovanni? E la tradizione?".

 

Sono consapevole di aver compiuto un mezzo sacrilegio, perché so che la notte tra il 23 e il 24 giugno porta con sé un concentrato di miti e leggende difficili da ignorare.

 

È la notte in cui le streghe si riuniscono per il loro sabba; è la notte dell’acqua dei contadini, con a mollo le erbe spontanee, per propiziare fortuna, prosperità e un buon raccolto; è la notte dei falò da saltare; è la notte del "Sogno di mezza estate" di Shakespeare; è la notte la cui rugiada benedice i malli, per renderli adatti a un ottimo nocino.

 

Mia nonna, che mi ha passato la ricetta tramandata a lei dalla sua, di nonna, mai avrebbe raccolto le noci senza la rugiada di San Giovanni, esattamente come gli amici che mi hanno scritto. Ma purtroppo (o per fortuna) non riesco a togliermi di dosso l’approccio tecnico-scientifico rispetto alle questioni che riguardano le piante. D’altronde, questo ho studiato: nel bivio tra il fascino della magia e la fredda constatazione della realtà, qualcosa dentro di me spinge sempre a imboccare la seconda via. E a rifletterci su.

 

Già, perché in effetti, a pensarci bene, com’è possibile che nello stesso giorno i malli di tutta Italia siano allo stesso grado di maturazione, dalle colline del centro-sud Italia alle vallate di Appennini e Alpi? Mia nonna, però, viveva in Pianura Padana, a pochi metri sul livello del mare. E per lei San Giovanni era il giorno perfetto, non solo per la tradizione, la religione, le credenze… credo anche per i malli, maturi al punto giusto, tagliabili facilmente con il coltello, non ancora legnosi.

 

E allora la riflessione si sposta su qualcosa di molto più grande, più inquietante, più pesante.

 

Secondo i dati ufficiali Copernicus, nel comune in cui vegeta il noce da cui ho raccolto i malli la temperatura media è aumentata di oltre 2°C dagli anni ‘70 ad oggi. È pertanto plausibile che, al netto di tutti gli altri fattori ambientali, questo possa aver contribuito alla maturazione anticipata dei frutti del noce, che rilevo ormai da diverse stagioni. Non sono certo di questa affermazione, occorrerebbero studi seri a riguardo. Ma il solo fatto che, mentre taglio le noci per preparare l’antico intruglio, i miei pensieri vadano a questo tema, è sintomatico di qualcosa ormai capillarmente presente in ogni aspetto delle nostre vite.

 

"Ogni storia, ormai, è anche una storia di cambiamento climatico", mi ha detto un giorno l’amico Ferdinando Cotugno, giornalista esperto del tema. Ha pienamente ragione: persino il nocino, la notte di San Giovanni e le tradizioni ancestrali tramandate dai nonni devono fare i conti con il mostro che abbiamo creato e che ora, senza superstizioni e stregonerie ma con scienza e coscienza, abbiamo la responsabilità di combattere. 

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Gli alberi e noi

Gli alberi ci accompagnano da sempre: per noi esseri umani hanno significato e tutt'ora significano casa, cibo, materia prima, medicina, energia, ma anche spiritualità, simbolismo, cultura...
Questo legame profondo e antico, tuttavia, non è affatto immutabile: cambia continuamente al modificarsi delle nostre società. Per questo è interessante osservare e provare a comprendere come viviamo il nostro rapporto quotidiano con gli alberi. In questo Blog il giornalista e dottore forestale Luigi Torreggiani, membro del Comitato scientifico de L'Altramontagna, lo fa attraverso aneddoti personali, racconti o analizzando fatti di cronaca. Un modo per tenere viva una connessione, quella tra gli alberi e noi, che rischiamo tanto di dimenticare quanto di caricare di stereotipi, precludendoci così uno sguardo lucido su elementi necessari per moltissimi aspetti della nostra vita.

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