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Cultura | 25 marzo 2026 | 18:00

È stato l'amore per una prostituta a ispirare uno dei brani musicali più popolari della canzone italiana, una poesia che tratta anche di "alberi, alberi infiniti"

È morto a 91 anni Gino Paoli, uno dei più grandi cantautori italiani. Un uomo di mare, ma con un legame particolarmente spiccato con gli alberi: da quelli cantati in "Il cielo in una stanza" a quelli coltivati in Maremma

Festival AltraMontagna

"Quel soffitto era davvero viola", raccontava Gino Paoli - morto ieri, a 91 anni - a chi gli chiedeva della genesi di una delle sue canzoni più note e iconiche: Il cielo in una stanza.

 

"Nei bordelli di lusso le pareti e i soffitti erano coperti di specchi", spiegava. "In quelli più popolari erano dipinti di viola o altri colori impossibili".

 

Un bordello, proprio così, tra i vicoli della sua Genova. È stato l’amore giovanile per una prostituta ad ispirare uno dei brani musicali più popolari della canzone italiana. Una poesia in musica che tratta anche di "alberi, alberi infiniti", i quali appaiono, nella visione del cantautore, laddove le pareti svaniscono all’improvviso, grazie all’incontro tra i due amanti.

 

È strano, ho pensato più volte ascoltando quella canzone, che Gino Paoli, uomo di mare, abbia parlato proprio di alberi, volgendo quindi il suo sguardo poetico all’entroterra piuttosto che tra le onde del Tirreno. Quell’entroterra che fa della Liguria, da tutti associata proprio al mare, la regione più boscosa d’Italia.

 

È strano ma, in effetti, non stranissimo.

 

Gli spazi forestali rappresentano per tutti noi un luogo di libertà, di pace, di respiro. L’antitesi perfetta delle oppressive pareti di qualsiasi anonima stanza. Gli alberi si innalzano verso l’alto, verso la luce, proprio come ogni amore che sa andare oltre le convenzioni e i pregiudizi, facendo esplodere le pareti che ci opprimono e donandoci la visione "dell’immensità del cielo".

 

Ma legato agli alberi c’è anche un indizio decisamente interessante, che in pochi conoscono, nella biografia del grande cantautore. Gino Paoli aveva, infatti, forti radici rurali, che affondavano tra le colline della Maremma, dove da bambino e ragazzo passava le estati nel casale dei nonni. Una tenuta da lui stesso poi ristrutturata e in cui, in particolare, amava coltivare gli ulivi. Si dice che durante le tournée musicali visitasse aziende e poderi in giro per l’Italia per conoscere altri agricoltori e scambiarsi così idee e conoscenze.

 

Gli "alberi infiniti" di quella sua meravigliosa canzone giovanile, insomma, per il cantautore sono stati anche alberi da potare, innestare, concimare, coltivare, sempre con il cielo a portata di mano, senza soffitti viola a fare da barriera. Alberi, diceva, da cui apprendere la consapevolezza del passare del tempo, stagione dopo stagione.

 

Proprio dalla raccolta delle olive nasce la strofa di Pomodori, una canzone decisamente meno nota de Il cielo in una stanza, con cui ci piace salutare, con il sorriso, uno dei più grandi cantautori italiani:

 

"Quando vedo che si colgono le olive
Dico pensa tu come verrebbe male
Senza l'olio buono la nostra insalata
Come stare insieme senza una risata"

il blog
Gli alberi e noi

Gli alberi ci accompagnano da sempre: per noi esseri umani hanno significato e tutt'ora significano casa, cibo, materia prima, medicina, energia, ma anche spiritualità, simbolismo, cultura...
Questo legame profondo e antico, tuttavia, non è affatto immutabile: cambia continuamente al modificarsi delle nostre società. Per questo è interessante osservare e provare a comprendere come viviamo il nostro rapporto quotidiano con gli alberi. In questo Blog il giornalista e dottore forestale Luigi Torreggiani, membro del Comitato scientifico de L'Altramontagna, lo fa attraverso aneddoti personali, racconti o analizzando fatti di cronaca. Un modo per tenere viva una connessione, quella tra gli alberi e noi, che rischiamo tanto di dimenticare quanto di caricare di stereotipi, precludendoci così uno sguardo lucido su elementi necessari per moltissimi aspetti della nostra vita.

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