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Cultura | 02 maggio 2026 | 12:00

Fosco Maraini "scoprì quelle montagne giovanissimo e ne restò folgorato". Le ritrovò tanti anni dopo, dopo aver viaggiato a lungo. Oggi le Apuane ospitano la casa, il museo e il parco a lui dedicati

Nel cuore delle Alpi Apuane, a Pasquigliora, dal 2023 una casa‑museo restituisce al territorio la voce e lo sguardo di uno degli intellettuali più originali e profondi del Novecento. A raccontarci la genesi e il senso di questo luogo dell'anima è Eugenio Casanovi, ideatore e responsabile del Parco

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di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Nel cuore delle Alpi Apuane, a Pasquigliora, dal 2023 una casa‑museo restituisce al territorio la voce e lo sguardo di Fosco Maraini, uno degli intellettuali più originali e profondi del Novecento. A raccontarci la genesi e il senso di questo luogo dell’anima è Eugenio Casanovi, ideatore e responsabile del Parco, che ne ha curato la progettazione insieme al CAI Toscana e alla famiglia Maraini. Casanovi ci conduce dietro le quinte: dai dieci giorni febbrili in cui le idee sono diventate progetto, ai materiali scelti per i pannelli didattici, fino al rapporto personale con Fosco. "Le Apuane sono state la vera casa di Fosco. Oggi in questo luogo natura e memoria si incontrano e invitano a costruire ponti tra culture, generazioni e comunità locali".

 

Il Parco Maraini nasce in un luogo che Fosco definiva "le selvagge Alpi di Toscana". Cosa rende queste montagne così legate alla sua anima?

Le Alpi Apuane furono per Fosco Maraini le montagne della gioventù, poi le montagne della tarda maturità e vecchiaia. Le scoprì giovanissimo e ne restò folgorato. Le lasciò prestissimo, a soli 25 anni, per iniziare studi e ricerche in Oriente. La lontananza proseguì poi, come un vortice della vita: in Sicilia, a Roma, in Karakorum, negli Stati Uniti, ad Oxford, in Hindu Kush, a Gerusalemme e poi di nuovo per tanti anni in Oriente, sempre in Giappone, e terminò solo nel 1972, quando Fosco rientrò definitivamente in Toscana, chiamato dall’Università di Firenze come docente di Lingua e letteratura giapponese. Dal 1975, poi, l’antico legame crebbe con l’acquisto del casolare di Pasquìgliora, il successivo restauro e l’inizio di una frequentazione assidua della nuova casa sulle Apuane, in tutte le stagioni.

Nel racconto ‘Incontrammo il Linchetto?’, pubblicato nel 1988 su La Pania e ripreso nel volume Farfalle e ghiacciai (Hoepli, 2019), è racchiusa con rara efficacia l’essenza del rapporto tra Fosco Maraini e le Apuane. A Pasquìgliora - che finirà per chiamare affettuosamente ‘la mia vera casa’, rifiutando l’idea di una presunta fiorentinità dell’anima - trascorse 29 anni di vita serena e di intensa produzione letteraria. La sua decisione di essere sepolto nel cimitero dell’Alpe di Sant’Antonio, da cui ancora oggi sembra vegliare sulle montagne e sulla casa che amò, è infine la più chiara testimonianza di quel legame.

Quali sono stati i momenti più significativi nella progettazione e realizzazione del Parco?

Dopo la morte di Fosco, nel 2004, assieme a un ristretto gruppo di amici - tutti soci del CAI Garfagnana che lo avevano conosciuto in vita - abbiamo iniziato a pensare come trasferire alla memoria collettiva della valle il suo lascito culturale e conservare le testimonianze della sua presenza nelle Apuane di Garfagnana. Solo nel 2020, grazie al CAI Toscana, siamo riusciti a concretizzare quest’idea nel progetto del Parco Culturale le Apuane di Fosco Maraini.

In pratica, abbiamo progettato un’operazione di tutela e valorizzazione dei beni materiali e immateriali legati a Fosco Maraini, al suo abitare, vivere, fotografare e scrivere, tra le Apuane di Garfagnana, che rischiavano di andare completamente dispersi in un immediato futuro creando un contenitore denominato, non a caso, Parco culturale e gestito dal CAI Castelnuovo Garfagnana (di cui Fosco Maraini fu presidente onorario) con l'esplicito compito di conservare, catalogare, pubblicizzare e rendere fruibili e accessibili a tutti questi beni, sia sul web che come esperienza diretta. Quando sono riuscito a completare la prima stesura del progetto e l’ho invito agli agronomi che dovevano completarlo con computi metrici e relazione paesaggistica - era il 28 giugno 2020 - ho scritto un post liberatorio su Facebook che, riletto adesso, spiega meglio di ogni altro discorso lo stato d’animo e la responsabilità che sentivo in quel momento.

In che modo i sei sentieri didattico-emozionali raccontano la figura di Fosco?

Non è stato facile decidere cosa scrivere sui pannelli didattici, che foto e che pagine di libri mettere, che lettere autografe riportare in originale. Poi pian piano lavorando alla realizzazione dei sentieri e camminandoci sopra ciascun sentiero mi ha ‘trasmesso’ la sua storia, il suo giusto filo conduttore. Ho selezionato assieme a Feliciano Ravera foto, lettere, brani di libri e così ciascun pannello didattico-emozionale ha preso forma e raggiunto il suo scopo.

Non è possibile riassumere in breve tutto quello che è riportato nella complessa didattica del parco: potrei dire che si va dalla semplice spiegazione del misterioso acronimo CITLUVIT, che Fosco ha voluto scritto sulla sua lapide (si può leggere lungo il sentiero 1), fino alla poesia "Rovaio", scritta da Fosco per spiegare l’anima della montagna di casa sua, teatro nel 1944 della battaglia partigiana (tema conduttore del sentiero Maraini 4) che alla fine però ci porta in Giappone, nel campo di concentramento dove fu internata la famiglia Maraini, e al successivo incredibile "non odio" verso i giapponesi e ai Ponti fra Culture. Qui posso solo ricordare i nomi (volutamente un po’ ermetici) dei 6 sentieri, tutto il resto va scoperto da soli, andando sulle Apuane, camminando, leggendo e pensando o, ancora meglio, facendosi accompagnare da chi Fosco l’ha conosciuto di persona: FM1 - Il viaggio del CITLUVIT, FM2 - Ritorno alle Origini, FM3 - Pasquìgliora centro del Mondo, FM4 - (Ti saluto) Tignoso Rovaio, FM5 - Lo specchio-cellulare, FM6 - Lo sguardo del Miramondo.

Il rapporto con la famiglia Maraini è stato centrale.

Parlerei piuttosto di due famiglie Maraini, i Maraini fiorentini (Fosco e Mieko) e il ramo romano della famiglia (Toni e Dacia).  Noi garfagnini, per una questione di vicinanza geografica, abbiamo sempre avuto Fosco e Mieko come riferimento, poi con gli anni abbiamo conosciuto anche Toni e le sue figlie (Nour e Muja) e in ultimo Dacia, che è venuta lo scorso 6 luglio all’Alpe per la commemorazione di Fosco del 2025. Con Fosco e Mieko la famigliarità e stata immediata. Sono entrati nella nostra vita come ci conoscessero da sempre.  

 

Qual è il ruolo del Parco nella valorizzazione culturale e ambientale della Garfagnana?

Il progetto è stato pensato in primis per la popolazione locale, che poco conosceva di Fosco Maraini sia come studioso, scrittore e personaggio culturale che come abitante-estimatore delle Apuane di Garfagnana. Un Parco Culturale ci è sembrato il modo più semplice ed immediato di trasferire alla memoria collettiva della valle la conoscenza di Maraini assieme all’orgoglio della consapevolezza del valore del nostro territorio.

Certamente alla base di tutto c’era la volontà di non disperdere l'eredità culturale, materiale ed immateriale, che il personaggio Fosco Maraini aveva lasciato ad un ristretto numero di amici e alla sezione CAI Garfagnana ma la possibilità di arricchire di contenuti culturali le nostre montagne e i nostri sentieri - noti già dal punto di vista escursionistico e naturalistico-ambientale ma ancora tutti da scoprire dal punto di vista culturale - pian piano è divenuta l’idea trainante.

Abbiamo così pensato di andare a disseminare le tracce e le testimonianze del pensiero di Fosco Maraini nei luoghi che amava, già di per sé affascinanti e spettacolari, tra splendidi paesaggi e ambienti naturali incredibili, certi di attrarre turisti e studiosi che, col Parco culturale potranno vederne documenti originali e rivivere le stesse emozioni che Fosco Maraini provava in questi contesti. Con le medesime installazioni didattiche siamo certi di incuriosire e stimolare una ricerca personale anche in chi incontrerà casualmente i sentieri Maraini girando i monti per altri scopi.

Altro target primario a cui abbiamo sempre pensato è quello delle scuole della valle, che oltre a frequentare i sentieri apprendendo dalla didattica la storia di questo personaggio accompagniamo spesso in visite guidate alla casa-museo, facendo così entrare Fosco Maraini tra le conoscenze di base delle nuove generazioni.

Se per i suoi studi di antropologia, i suoi libri e poesie, i trascorsi di alpinismo esplorativo in Himalaya, Karakorum e Hindu Kush, gli studi sull’Oriente e in particolare sulle società, le filosofie, le religioni e le lingue orientali (del Tibet e Giappone) Fosco Maraini può essere considerato una delle figure culturali più importanti del XX secolo, il messaggio che ci ha lasciato, e che siamo riusciti a ben inserire nella didattica del parco, è di non smettere mai di tentare  di costruire dei ponti tra culture diverse, favorendo conoscenza, comprensione e dialogo tra i popoli.

Il parco rappresenta, in ultima analisi, anche un primo tentativo di rinascita della montagna apuana. Penso al recupero di case e luoghi ora degradati ed abbandonati che potrebbero tornare a vivere in un modo molto diverso dal passato attraendo nuovi abitanti in cerca di luoghi veri, di montagne non deturpate e non trasformate in luna-park per turisti ma tuttora autentiche, ricche di cultura, natura e grandi paesaggi.  

 

Come si intrecciano la tua esperienza professionale da veterinario e zooiatra con l’impegno nel Parco?

Essere un veterinario di montagna è sempre stato un vantaggio nella mia esperienza di vita. Le prime cose che mi sono sentito chiedere da Fosco, quando, pur non conoscendoci, frequentavamo entrambi l’Alpe di sant’Antonio e le montagne attorno, sono state domande sugli animali selvatici che giravano nottetempo attorno alla sua casa. Poi c’era tutto un mondo di pastori ed allevatori che allora rendevano viva la montagna apuana e io, conoscendo tutte le famiglie della zona, avevo un background di competenze sulle persone, sulla storia locale, sui sentieri, sulle montagne e le varie vie di arrampicata, tutte cose che interessavano parecchio al vecchio Fosco.

Quali progetti vorresti ancora realizzare?

Ho parecchie cose da fare quotidianamente e spesso non ho un granché tempo né voglia di fermarmi a pensare come pianificare il futuro. Preferisco che sia un qualcosa di fluido e potrei dire con un termine caro a Fosco che mi piace affrontare l’empresente con le sue sorprese e metterci dentro esperienza e idee solo quando ci vedo qualcosa di innovativo e interessante per la Garfagnana, le sue genti e le montagne intorno.

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