Il Veneto ha paura del lupo? Lettera dell'associazione a Bond tra criticità e proposte gestionali: "Non si insegua l'emergenza ma si governi il fenomeno"
Nella lettera, "Io non ho paura del lupo" invita inoltre l’assessore Dario Bond a visitare alcune realtà zootecniche della Lessinia dove la convivenza con il lupo è già una pratica concreta, grazie all’adozione di strumenti di prevenzione come recinzioni elettrificate e cani da guardiania. "Sono esperienze reali, che funzionano, ma che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico"

TRENTO. La necessità di costruire un sistema di governance efficace e continuativo, ma anche di rafforzare il monitoraggio e di superare un approccio frammentato di interventi episodici. L'aver abbandonato il progetto "Network Lupo Veneto" è considerato grave, così come l'assenza di un report pubblico aggiornato e le carenze sulla comunicazione istituzionale, un atteggiamento che contribuisce a tensioni sociali e disinformazione.
L’associazione "Io non ho paura del lupo", impegnata da oltre dieci anni in Veneto così come a livello nazionale nella promozione della convivenza tra attività umane e grandi carnivori, ha inviato una lettera Dario Bond, assessore regionale all’agricoltura, foreste, politiche venatorie e Terre Alte della Regione Veneto, per evidenziare le principali criticità nella gestione del lupo sul territorio e per proporre alcune soluzioni gestionali.
"Il ritorno del lupo in Italia, e in particolare nel Nord del Paese, non rappresenta un fenomeno emergenziale ma un processo naturale consolidato a livello europeo, che richiede risposte strutturate, fondate su dati, pianificazione e capacità amministrativa".
Tuttavia, secondo l’associazione, la Regione Veneto non ha ancora costruito un sistema di governance efficace e continuativo, mostrando difficoltà che appaiono non solo tecniche ma anche politiche.
“Dopo quasi quindici anni di presenza stabile del lupo in Veneto – spiega l’associazione – non è più giustificabile un approccio frammentato, fatto di interventi episodici e privi di una visione complessiva. Senza una strategia chiara, il rischio è alimentare ulteriormente confusione e conflitto”.
Tra le criticità evidenziate emerge in particolare il tema del monitoraggio: la conoscenza della specie rappresenta il presupposto tecnico imprescindibile per qualsiasi decisione credibile, ma oggi appare insufficiente e frammentata. Anche il recente report nazionale sulla mortalità del lupo ha messo in luce lacune significative proprio rispetto alla raccolta e sistematizzazione dei dati in Veneto.
"Grave l’abbandono del 'Network Lupo Veneto', un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni, tecnici e volontari che aveva prodotto un importante patrimonio di dati e competenze oggi disperso".
A questo si aggiunge la totale assenza di un report pubblico aggiornato sullo stato del lupo in Veneto, a differenza di quanto avviene in altre realtà come Lombardia, Trentino e Alto Adige. “Senza trasparenza sui dati – evidenzia l’associazione – diventa difficile costruire un confronto serio e informato con cittadini e portatori di interesse”.
Dubbi anche sull’efficacia dei progetti sperimentali finanziati negli ultimi anni, per i quali non risultano pubblicati risultati accessibili e valutabili. Parallelamente, la gestione continua a basarsi su interventi occasionali, mentre territori complessi come la Lessinia richiederebbero azioni strutturate e continuative.
L’associazione segnala inoltre una forte carenza nella comunicazione istituzionale, elemento che contribuisce a alimentare tensioni sociali e disinformazione. “La Regione deve chiarire se intende affrontare il tema investendo su informazione, prevenzione e coesistenza, oppure continuare a non governarlo anche sul piano comunicativo”.
Tra le proposte avanzate, l’istituzione di un tavolo regionale permanente sui grandi carnivori, sul modello di quanto già avviene in altre regioni italiane, coinvolgendo allevatori, tecnici, enti, mondo della ricerca e associazioni.
Nella lettera, "Io non ho paura del lupo" invita inoltre l’assessore a visitare alcune realtà zootecniche della Lessinia dove la convivenza con il lupo è già una pratica concreta, grazie all’adozione di strumenti di prevenzione come recinzioni elettrificate e cani da guardiania. “Sono esperienze reali, che funzionano, ma che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico”.
“Il lupo è tornato per restare e la vera sfida non è inseguire l’emergenza, ma governare il fenomeno con strumenti adeguati e una visione di lungo periodo. Alla Regione Veneto spetta la responsabilità di costruire le condizioni per una convivenza possibile, attraverso dati solidi, trasparenza, dialogo e scelte coerenti”, conclude l'associazione "Io non ho paura del lupo".












