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Belluno
27 aprile | 13:13

Vacche di famiglie diverse in comunità per trasformare il latte e vendere il formaggio, il modello di Malga Van si fa globale. “Il futuro dell’agricoltura non è nel profitto”

La latteria turnaria di Valmorel, tra le poche di questo tipo che ancora resistono, ha ospitato Miguel Altieri, professore all’Università di Berkeley e coordinatore del programma dell’agricoltura sostenibile delle Nazioni Unite. Si è parlato di un approccio diverso all’agricoltura, soprattutto di montagna, dimostrando come il modello di Malga Van sia quello cui guardare anche su scala globale

LIMANA. Cosa sarà di Valmorel tra dieci anni? Se chiude la latteria non casca il mondo, ma perderemmo un modo diverso di fare agricoltura, la qualità del cibo e l’impatto sul lavoro umano. Se infatti iper specializzazione e tecnologizzazione stanno creando crescente disoccupazione, qui ragioniamo su un futuro in cui questi modelli produttivi non ci sono più. A Malga Van otto persone lavorano con 35 vacche e la sostenibilità economica è reale: nel futuro della produzione alimentare, vogliamo allora iniziare a pensare a un contesto produttivo che sia a misura di uomo, ambiente e animale?”.

 

Queste sono alcune delle riflessioni emerse nell’incontro di domenica 26 aprile con Miguel Altieri, professore associato all’Università di Berkeley e coordinatore del programma dell’agricoltura sostenibile delle Nazioni Unite. A introdurre è Carlo Murer, presidente della Cooperativa Pascolando, il cui progetto è seguito da Il Dolomiti fin dagli esordi (qui il punto).

 

Proprio da Malga Van e dalla Latteria turnaria di Valmorel è partito Murer. “Questa latteria - specifica - rappresenta la cooperazione all’interno della comunità e dal 1939 permette alle aziende agricole familiari di possedere vacche, trasformare il proprio latte e vendere il proprio formaggio. Oggi la maggior parte sono diventate latterie sociali, cui il latte è conferito perdendo la proprietà del formaggio, fino al passaggio successivo all’industria di trasformazione del latte. Qui invece vogliamo mettere la cooperazione al servizio di un'agricoltura moderna e, così, aiutare i giovani che hanno voglia di fare un certo tipo di agricoltura”.

 

Quello di Malga Van diventa così un modello potenzialmente globale. “L’agricoltura - aggiunge Murer - può raggiungere la sostenibilità economica garantendo il rispetto di uomo, ambiente e animali. Spesso invece è praticata in modo opposto, si pensi al caporalato e all’impatto ambientale di quella convenzionale, che da sola genera quasi il 40% delle emissioni di gas climalteranti. Eppure cambiare si può: a Malga Van, quello che non era partito come un progetto imprenditoriale lo sta diventando seguendo non la massimizzazione del profitto, ma un'economia di socialità, qualità del cibo e rispetto degli animali”.

 

Utopia? No, con il giusto punto di vista. “Per la prima volta nella storia - interviene Altieri - le policrisi come cambiamento climatico, perdita della biodiversità, guerre, pandemia, recessione economica sono sincroniche: quando una si aggrava, tocca anche le altre. Per trovare una soluzione serve perciò una visione sistemica come quella dell’agroecologia, che nasce dal dialogo tra saperi. Nella sola America Latina ci sono ad esempio oltre 500 tribù indigene, cioè 500 modi diversi di guardare al mondo: le loro conoscenze, ignorate dall'agricoltura industriale, sono recuperate per ridisegnare un’agricoltura sana e socialmente giusta”.

 

L’idea di fondo è quindi diffondere un approccio basato su principi come il contrasto alla monocultura, la rotazione dei pascoli e la conservazione di suolo e acqua, ma anche la relazione solidale tra produttore e consumatore. “L’agricoltura industriale - prosegue Altieri - occupa l’80% della terra coltivabile ed è responsabile della perdita del 60% della vita silvestre, ma produce solo il 30% del cibo, ridotto a mais, riso e frumento. La soluzione è allora un ‘bypass’: creare localmente, come a Valmorel, rifugi di resistenza basati sull’agroecologia”.

 

“Per farlo - aggiunge - serve la solidarietà del consumatore. Non si tratta solo di salute umana: in California, ad esempio, hanno dimostrato che nei piccoli paesi circondati da forme di agricoltura familiare anche i problemi sociali diminuiscono, mentre in Brasile hanno registrato temperature più miti (5-10 gradi in meno) rispetto a realtà circondate da monocoltura agricola. Si tratta di conseguenze che il consumatore non conosce, ma che dimostrano ancora una volta che il concetto di One Health è dirimente per il futuro”.

 

C’è quindi consapevolezza sul fatto che cambiare il mondo è difficile, ma anche la speranza di farlo partendo dal basso, come a Malga Van - il cui obiettivo non è ampliare l'attività, ma replicare il modello su cui è nata. “In Calabria - conclude Maurizio Agostino, di Rete Humus - seguiamo un percorso di transizione agroecologica e siamo vicini a Pascolando perché è l’esempio di quello che va fatto nei territori, soprattutto se marginali. Nella Piana di Gioia Tauro, ad esempio, su 30 ettari confiscati alla Ndrangheta lavoriamo a un processo di giustizia applicata a piante, animali e persone secondo principi di agroecologia. Vogliamo quindi ritrovarci con realtà simili perché tutti abbiamo il compito di replicare questo sistema e ridare valore alla vita di ognuno”.

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