Il dopo Olimpiadi frenato dalla guerra in Medio Oriente. "Nessun israeliano a fine stagione" e si fermano gli americani: "Avevano appena scoperto le Dolomiti"
Gli alberghi del territorio hanno sofferto di più sul fronte numerico durante la prima settimana ma trarre un bilancio è complesso e i numeri possono fuorviare. La redditività è salita mentre il dato dell'occupazione è sceso: "Alcune delegazioni hanno usato le stanze prese in sovrannumero in altri modi. Alcune camere sono diventate, per esempio, dei depositi materiali per preparare le gare"

TRENTO. Qualche presenza negli alberghi è stata persa per strada, ma l'assenza è stata ampiamente compensata da una redditività maggiore. A pagare il prezzo più alto le zone sciistiche nel cuore delle venue olimpiche per un "cambio" di clientela. Ma il bilancio che viene tracciato è positivo e ora la sfida è mantenere la visibilità e la risonanza generata dai Giochi invernali sul lunghissimo periodo. E qualcosa aveva iniziato a muoversi, in particolare sul mercato degli Stati Uniti, ma il trend è stato frenato dalla guerra in Medio Oriente. Assenti anche gli israeliani, che verso fine marzo, solitamente arrivano sul territorio.
In questi giorni la discussione è stata alimentata dal possibile bilancio in rosso di Fondazione Milano per oltre 300 milioni. A quanto sembra emergere il Trentino e l'Alto Adige - in quanto soci dell'ente - potrebbero essere chiamati a compartecipare al pareggio, rispettivamente con 20 e 5 milioni.
"La legacy certa è il debito", il commento di Roberta de Zanna (Cortina Bene Comune) mentre in Trentino a chiedere chiarimenti sono intervenuti Partito Democratico e Alleanza Verdi Sinistra (Qui articolo). Per ora le istituzioni commentano poco e non sembrano preoccupate dall'eventuale necessità di iniezione di risorse.
"E' tutto assolutamente prematuro. La questione verrà affrontata a tempo debito", le parole a il Dolomiti di Tito Giovannini di Fondazione Milano – Cortina e responsabile del Coordinamento provinciale per le Olimpiadi e Paralimpiadi mentre il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, ha allargato l'orizzonte: "Le Olimpiadi mi pare abbiano dato lustro ai territori, senza dimenticare i risultati sportivi, anche degli atleti trentini. C'è stata una grande risonanza. In questa operazione il Trentino ha ricevuto dal governo più di 300 milioni di opere in tema Olimpiadi: la stazione di Trento, l'elettrificazione della Valsugana, gli impianti e così via" (Qui articolo).
Il Trentino e l'Alto Adige, rispetto agli altri territori, sono arrivati piuttosto pronti all'appuntamento, in particolare sul fronte impianti e infrastrutture. Sono costate di più rispetto ai preventivi ma sono state riqualificate assolutamente per tempo. A Cortina d'Ampezzo, per esempio, erano molti i cantieri ancora aperti a pochi giorni dal via delle Olimpiadi. La pista da bob a evento concluso aveva già evidenziato alcun problemi: i tecnici che hanno effettuato un sopralluogo hanno segnalato una condizione "di quasi abbandono" con la Fondazione Milano-Cortina che aveva gettato acqua sul fuoco: "Dobbiamo consegnare la venue a fine mese e sarà riconsegnata a posto". Nel Bellunese ci sono tante opere in agenda da completare mentre anche in Lombardia per alcuni casi è stata una corsa contro il tempo, l'esempio l'Arena Santa Giulia per l'hockey (struttura pensata a monte per ospitare altro).
Non si può negare che le Olimpiadi, almeno in Trentino e in Alto Adige (ma nonostante le incertezze, anche di un'edizione diffusa, e le polemiche iniziali si può dire anche tra Lombardia e Veneto), siano state un successo organizzativo. I risultati sportivi sono poi storia, polverizzato il record di Lillehammer.
Ma i territori? La stagione invernale si è conclusa da poco e per i bilanci consolidati è un po' prematuro. Per numeri la ristorazione è andata un po' meglio rispetto all'ospitalità. Una difficoltà nella valutazione è anche dovuta alla vendita del "vuoto per pieno". La famiglia olimpica ha cioè acquistato le camere che magari sono rimaste inutilizzate.
"Alcune delegazioni hanno usato le stanze prese in sovrannumero in altri modi", dice Davide Cardella, direttore di Asat del Trentino. "Alcune camere sono diventate dei depositi materiali per preparare le gare, altri dei piccoli centri di confronto per delineare la condotta di gara e così via". E' quindi più complesso arrivare, ora, a una percentuale di occupazione. La redditività però è già un dato più semplice da monitorare attraverso la piattaforma HBenchmark. L'occupazione, dati Asat, è calata nel periodo 20 dicembre - 19 febbraio, del -2,3% rispetto all'anno scorso ma i prezzi medi sono saliti di 22,4 euro per attestarsi a 227,4 euro.
"I prezzi sono stati ritoccati con un segno più ma i listini sono rimasti comunque coerenti ma anche equilibrati tra periodo (febbraio è un mese molto forte) e grandissimo evento", aggiunge il direttore di Asat. "Ci è collocati nella fascia alta della stagionalità. Qualche presenza in meno ma a livello di fatturato si è retto il colpo".
A pesare, almeno in parte, anche sulla frequentazione dei turisti escursionisti è la riduzione sul fronte dell'accesso agli impianti olimpici per le gare. Gli standard di sicurezza si annunciano elevatissimi tra scanner e metal detector per gestire l'afflusso e i limiti sono strettissimi: circa 16 mila persone (quando si potrebbe arrivare anche a 40 mila) a Lago di Tesero mentre a Predazzo la previsione è massimo 4.500 posti (invece che 15 mila).
"L'atmosfera è stata magnifica e il territorio non ha tradito le attese per organizzazione, ospitalità e dinamismo", prosegue Cardella. "Benissimo anche le Paralimpiadi. C'è la consapevolezza di aver raggiunto un grande risultato. Adesso la sfida è non disperdere quanto è stato seminato".
La val di Fiemme è stata un ago importante della bilancia per l'assegnazione delle Olimpiadi all'Italia e al Trentino. Il sistema si è attivato e anche la val di Fassa in termini di posti letto e spazi ha supportato il progetto. Le due settimane dei Giochi un po' hanno inciso anche lì, soprattutto nelle aree più limitrofe alle venue.
"La stagione è andata particolarmente bene nei primi mesi mentre c'è stata una flessione nell'ordine del 5% la prima settimana delle Olimpiadi", commenta Fausto Lorenz, presidente dell'Azienda per il turismo val di Fassa. "Numeri che sono risaliti la seconda settimana di Giochi". C'è stata poi una risalita a marzo e un po' un rallentamento a fine stagione per l'assenza degli israeliani che in quel periodo contano più di 1.500 presenze.
"Siamo in linea rispetto all'anno scorso, una stagione particolarmente importante e positiva. I numeri devono essere sempre un po' contestualizzati e pesati", continua Lorenz. "Si tratta di un investimento a lungo termine e le Olimpiadi hanno confermato l'eccellenza e la qualità del territorio".
Tensioni e polemiche nel Bellunese, che si sono però affievolite. "Dal Comelico all'Agordino c'è soddisfazione per una buona stagione. I conti si devono sempre fare alla fine. Tra famiglia olimpica e turisti sono stati raggiunti i risultati", dice Francesco De Toffol, referente Turismo categorie territorio per Federalberghi-Confcommercio Belluno-Dolomiti, mentre Walter De Cassan, presidente di Federalberghi Belluno Dolomiti, evidenzia: "Questa volta i numeri statistici devono essere presi un po' con le pinze proprio per il discorso del 'vuoto per pieno' e sono state prenotate quasi sempre doppie a uso singola. L'occupazione in alcuni casi può essere stata più bassa ma compensata da una redditività confortante per le tariffe relativamente alte pattuite con il Cio per ospitare la famiglia olimpica e le forze dell'ordine. Si è sofferto un po' di più la prima settimana ma in generale è andata bene. I numeri quindi rischiano di far uscire di strada l'analisi generale. C'è stata sicuramente qualche pecca organizzativa ma ormai l'evento è alle spalle e non si può tornare indietro: inutile rivangare il passato".
La sfida parte adesso. "Gli americani hanno scoperto le Dolomiti e prima della guerra in Iran abbiamo ricevuto segnalazioni di flussi in crescita", dice De Cassan. "A questo si aggiunge la riscoperta di clienti da Asia e Australia delle nostre zone dopo l'emergenza Covid. Ci sono margini di miglioramento e speriamo che il contesto internazionale torni a normalizzarsi perché ora è questa la preoccupazione maggiore".
Sicuramente casi di turisti che hanno spostato le vacanze per evitare la concomitanza dei Giochi e un cambio di clientela che ha pesato soprattutto sulle stazioni sciistiche dell'arco dolomitico, in particolare nelle destinazioni che hanno ospitato le venue olimpiche (Qui articolo). Con le Olimpiadi "in rosso" la stagione invernale di Bormio: “110mila presenze in meno e ricavi in picchiata” (Qui articolo).
"I dati definitivi confermano le proiezioni della prima settimana: registriamo una flessione del -42%", aveva spiegato Francesca Misconel, responsabile dell'ufficio marketing dell'Alpe Cermis. "Il calo è riconducibile principalmente all'alto tasso di occupazione alberghiera da parte di staff e delegazioni olimpiche, che ha di fatto limitato la disponibilità per il turismo tradizionale durante il periodo di Carnevale. A questo si è aggiunto il 'fattore traffico', che ha spaventato anche parte dell'utenza locale. Lato traffico il Cermis non ha mai avuto problemi, è sempre stato facilmente raggiungibile e i parcheggi sempre accessibili". La comunicazione ha potuto fino a un certo punto ma si stringe i denti e anche in questo caso si pensa al quadro generale.
"La nostra strategia di comunicazione ha puntato tutto sulla qualità dell'esperienza: abbiamo invitato gli sciatori a godersi piste impeccabili e scarso affollamento nel cuore di febbraio", ancora Misconel. "Chi ha saputo cogliere l'occasione ha trovato condizioni ottimali. Guardiamo a questo evento come a un investimento a lungo termine: siamo speranzosi che la visibilità globale ottenuta da Milano-Cortina 2026 porterà la Val di Fiemme nel mirino di nuovi flussi turistici per le stagioni future. Almeno così speriamo" (Qui articolo).












