"Da bambina avevo una macchina da cucire Barbie, lì cominciò tutto", la sarta Cristina Endrizzi racconta la storia del suo Atelier L'Étoile: "Realizzare abiti era il mio sogno"
Dai primi esperimenti sartoriali da bambina al percorso di studi al Centro Moda Canossa, fino alla scelta di aprire una sua sartoria a 18 anni. La sarta trentina Cristina Endrizzi titolare di Atelier L'Étoile si racconta: "La passione per la danza mi ha spinto ad iniziare a realizzare su misura abiti artistico sportivi e la Pandemia è stata un punto di svolta che ha allargato la mia visione sul lavoro: ora mi sono specializzata anche nella messa a misura degli abiti da sposa. Il futuro? Voglio crescere nella consapevolezza di ciò che ho realizzato"

TRENTO. Da una macchina da cucire giocattolo ricevuta da bambina a una sartoria avviata che quest’anno ha compiuto otto anni. In mezzo, un percorso di studi al Centro Moda Canossa di Trento, la scelta di diventare sarta professionista e il coraggio di lanciarsi, a soli 18 anni, nell’apertura della propria attività, specializzandosi in abiti artistico sportivi seguendo la passione per la danza. Sono questi i capisaldi della storia di Cristina Endrizzi, trentina classe 1999, da oltre otto anni titolare della sartoria Atelier l’Étoile, inaugurata nel 2018 a Fondo e trasferita da un paio d’anni a Lavis.
Nell’intervista concessa a il Dolomiti, la giovane artigiana ripercorre il suo percorso – dalla nascita di una passione trasformata in lavoro ai vari step che negli anni le hanno permesso di realizzare il suo sogno professionale – partendo dall’infanzia fino al presente, che la vede tra le sarte più apprezzate sul territorio. Oggi è attiva in diversi ambiti: dalla sartoria tradizionale alla messa a misura degli abiti da sposa, fino alla realizzazione di abiti artistico sportivi e anche all’insegnamento della professione.
"Mi sono avvicinata a questa attività fin da piccola - inizia a raccontare Cristina Endrizzi - perché mia mamma ha sempre cucito da autodidatta. Quando ero bambina mi ha regalato una macchina da cucire delle Barbie, un giocattolo che oggi non esiste nemmeno più, e con lei ho iniziato a cucire qualche vestitino".
Un ricordo che segna l’inizio di un percorso portato avanti nel tempo tra passione e sperimentazione.
"A casa avevamo una stanzetta dove lei lavorava: io prendevo i suoi ritagli – spiega Endrizzi – e giocavo sui manichini creando vestiti. È lì che è nato tutto, mentre parallelamente ho sempre fatto anche danza classica. Per me il momento più bello dell’anno era la prova costumi per il saggio: qualcosa di magico, perché c’erano queste sarte, figure incredibili, che davano vita a vestiti meravigliosi".
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Da questi momenti giovanili la passione si consolida, spingendo Cristina Endrizzi a orientare il proprio percorso di studi proprio in questa direzione.
"Questo insieme di fattori – prosegue la sarta – mi ha portato a scegliere il Centro Moda Canossa di Trento per dare concretezza a un sogno, perché desideravo soprattutto imparare a realizzare i tutù da danza classica. Poi naturalmente la formazione è stata molto più completa, dalle basi alla modellistica e al design. Un passaggio fondamentale è arrivato con un tirocinio al quarto anno in un’azienda che produceva abiti da ballo, dove ho iniziato davvero a lavorare questa tipologia di abiti".
L’anno del diploma, il 2017, rappresenta un momento decisivo per il futuro dell’artigiana trentina, che inizia a coltivare il sogno di aprire una propria attività. Una scelta maturata anche grazie a una consapevolezza: in Trentino mancava un vero punto di riferimento per chi voleva acquistare abiti da danza, costringendo spesso le persone a rivolgersi all’online o a uscire dalla regione. Da qui l’idea di colmare quel vuoto, mettendosi in gioco.
"Mi sono a quel punto lanciata mettendo le basi per aprire la mia sartoria a Fondo – racconta Endrizzi – e il supporto dei miei genitori è stato fondamentale, perché a 18 anni è difficile avere tutte le competenze, anche burocratiche, per fare un passo così. Il 2 febbraio 2018 ho aperto la partita Iva e la ‘corsa’ è iniziata: un percorso di apprendimento continuo, in cui ho iniziato a creare abiti quasi direi da autodidatta, dato che le mie basi erano principalmente di sartoria tradizionale. Ho sbagliato e imparato, e anche grazie a tante collaborazioni sono arrivata a essere quello che sono oggi e che le persone apprezzano".
Da quell’avvio iniziano a delinearsi anche i tratti distintivi dell’attività, che accanto alla sartoria su misura si è progressivamente specializzata nella realizzazione di abiti per ballo, danza, pattinaggio, ginnastica ritmica e altre discipline sportivo-artistiche, affiancando a queste anche la messa a misura degli abiti da sposa.
Parlando dell’evoluzione del suo lavoro, Cristina Endrizzi torna poi agli anni del Covid. "La pandemia – ricorda l'artigiana trentina – è stata un passaggio duro ma fondamentale: ha messo in difficoltà molte aziende e alcune hanno chiuso. Io non sapevo cosa sarebbe stato di me, ma sono riuscita a restare in piedi da sola e in una prima fase ho anche realizzato mascherine utili in quel periodo e da lì mi sono ‘resettata’, scoprendo un altro settore, la messa a misura degli abiti da sposa. Per un paio d’anni ho collaborato con un punto vendita, poi ho continuato e oggi collaboro con un’importante azienda italiana, gestendo interamente la sartoria di tre negozi tra Trentino e Veneto".

Entrando nel dettaglio del lavoro, la sarta sottolinea come, per realizzare abiti da ballo o qualsiasi altro prodotto artigianale, sia centrale il confronto con il cliente.
"Realizzo abiti su misura e quindi chi mi commissiona un lavoro – racconta – mi comunica un’idea o anche solo un concetto, e insieme sviluppiamo tutto il processo che porta al prodotto finito, tenendo conto delle caratteristiche di chi lo indossa. La stessa cosa avviene per la messa a misura degli abiti da sposa: prendo sempre le misure con le classiche tre prove e poi perfeziono l’abito per renderlo perfetto. È un servizio che offro sia in collaborazione con questi negozi sia direttamente nel mio laboratorio".
L’attività di Cristina Endrizzi, trasferita da un paio d’anni nel nuovo laboratorio di Lavis in via Peratoner, non si limita però alla sartoria. Negli ultimi anni ha affiancato anche la dimensione della formazione, tenendo corsi per chi vuole apprendere il mestiere in collaborazione con il Centro Moda Canossa e con l’Agenzia del Lavoro. Da quest’anno farà inoltre parte del direttivo del progetto Trento Fashion Week, realtà con cui già collabora, con l’obiettivo di incentivare i giovani a intraprendere un percorso professionale simile al suo.
Proprio da qui nasce una riflessione sulle difficoltà del settore. "Chiaramente oggi un artigiano deve essere molto di più – spiega Cristina Endrizzi – e ci vuole coraggio per intraprendere questa strada. La burocrazia è tanta ed è necessario anche essere ‘commercialisti’ di sé stessi, oltre che social media manager per farsi conoscere. Il supporto delle istituzioni è importante, ma devo dire che in Trentino siamo fortunati, perché è un territorio che, in linea di massima, riconosce, valorizza e apprezza l’artigianato".
E da qui, uno sguardo alla "sfida" tra fast fashion e artigianato.
"Sicuramente questa è una sfida importante nel settore moda – osserva l'artigiana – ma credo sia fondamentale sottolineare la grande differenza tra acquistare abiti in modo ‘fast’ e rivolgersi a un sarto. Nel primo caso si tratta di prodotti in serie e non personalizzati, mentre l’artigianato si distingue per qualità e personalizzazione. Le persone devono capire che acquistando un capo di sartoria non si ha solo tra le mani un prodotto, ma anche il tempo impiegato per realizzarlo, la formazione dell’artigiano e il suo percorso. E non è sempre detto che il prezzo sia maggiore, perché il confronto tra cliente e sarto c’è sempre e anche il costo può essere calibrato sulle esigenze, naturalmente nei limiti della realizzabilità".
In conclusione, uno sguardo al futuro.
“Sono determinata a crescere sempre di più – chiosa Cristina Endrizzi – perché sono una persona ambiziosa. Guardandomi indietro vedo quanto ho fatto e non ho intenzione di fermarmi: oggi lavoro in un laboratorio che ho acquistato e adattato alle mie esigenze e ho anche una dipendente. Le porte del mio Atelier l’Étoile sono però sempre aperte ai giovani che vogliono apprendere questo mestiere: anche questo lo considero un fattore di crescita e sviluppo”.












