''Se un anziano all'improvviso non è più autosufficiente ci va di mezzo tutta la famiglia. Noi assistenti ci siamo, ci proviamo ma il sistema non regge e la politica lo sa''
Dallo snellimento delle procedure per i sussidi temporanei al lavoro di rete obbligatorio tra pubblico e cooperative per evitare il sovraccarico di chi assiste. Alessandra rompe il silenzio: "Ci impediscono di fare il nostro lavoro e aiutare chi ha bisogno"

BOLZANO. “Sarà una lamentela fine a se stessa? Forse. Sarà utile quello che dirò? Non lo so. So solo che non ce la faccio più. Di certo non ho mai avuto la presunzione di cambiare il mondo, ma ho sempre voluto dare una mano. Ho imparato con gli anni che c'è una certa politica e che ci sono certi palazzi dove l'interesse per le persone, per gli anziani, per gli ultimi, per i fragili non esiste”. Ci troviamo a Bolzano e dintorni, l'anno del signore è il 2026. Alessandra ha visto passare le giunte comunali e quelle provinciali, ha visto presidenti, sindaci, assessori e consiglieri passarle davanti agli occhi senza che nulla cambiasse mai.
“Ho aspettato e sperato che la in quei palazzi dove prendono decisioni che riguardano le persone con cui lavoro ogni giorno, arrivasse qualcuno che finalmente aprisse quelle porte – racconta nel corso di un'intervista che nasce in realtà da uno sfogo.
Perché Alessandra era certa che il barlume di luce prima o poi lo avrebbe visto. E ora, che i decenni sono passati, la speranza non esiste più.
“E' triste. Vado avanti solo perché con queste persone si creano dei legami veri, non stiamo parlando di banalità. E io per loro voglio esserci”.
Alessandra si racconta, ci racconta. Quasi 50 anni, un lavoro che ha iniziato a fare per puro caso, ma del quale si è innamorata.
“Mi occupo di assistenza agli anziani non più autosufficienti, o malati e delle loro famiglie. Li aiuto a trovare la migliore soluzione per la gestione di situazioni complesse: ci sono ovviamente varie necessità, e diverse realtà sul territorio sono impegnate affinché ognuno riceva le cure migliori e gli aiuti migliori. Il nostro obiettivo è garantire che i malati e gli anziani stiano bene e vengono assistiti da personale formato e competente. E poi ovviamente aiutare le famiglie, perché anche chi assiste ha bisogno di aiuto. E lo intendo su più livelli: dall'amministrazione al sostegno psicologico. Per questo dico che non me ne vado e mollo tutto: perché quando un famigliare piange e ti chiede aiuto, si crea un legame. Quando sai che hai aiutato veramente, si crea un legame. Si parla di vita, di malattia, di sopravvivenza, non di stupidaggini. E' molto bello. Anzi, lo sarebbe se ci permettessero di fare il nostro lavoro”.
Negli anni infatti, si sono moltiplicate le richieste, si sono moltiplicate le esigenze.
“Quello che dicono dentro i palazzi della politica, e che ripetono come un mantra, è vero: la popolazione invecchia e c'è un bisogno disperato di assistenza. E come si moltiplicano le richieste, si moltiplicano le difficoltà e anche le necessità. Il personale deve essere formato in modo diverso rispetto ad anni fa, serve una preparazione ferrea. Serve la sburocratizzazione per fare si che le famiglie possano risolvere i problemi in fretta. Attendere mesi per un assegno di cura è un problema: perché se i soldi non ci sono, non si può pagare l'assistenza. Le criticità in questo senso sono decine. E la politica lo capisce eh e ci tiene molto a ribadirlo. Ma poi alla fine? Sono anni che noi addetti ai lavori sentiamo promesse, che ci viene detto che abbiamo ragione. Poi tagliano i servizi. Grandi piani, grande sostegno alle donne del sociale. Ad oggi posso dire che vedo solo porte sbarrate, lasciando fuori, di proposito, noi del settore dell'assistenza: decine di operatori, cooperative ma soprattutto gli anziani e le loro famiglie. Ci sono uffici che hanno chiuso, contributi promessi che non sono stati poi dati. Ore e ore di incontri durante i quali tutti annuiscono e prendono appunti e poi...e poi ci viene sempre detto “bella idea eh, però no. Anzi non solo non ti aumento i contributi, ma ti taglio anche quelli che ti davo prima”. Le famiglie sono in difficoltà e annaspano, noi siamo qui per aiutare. E non ci permettono di farlo”.
Il dito è puntato contro la Provincia?
“Per forza. Alla fine dipende tutto da quella. I grandi proclami parlano di denaro stanziato, di progetti avviati, di impegno assoluto e totale. Ma poi? In mano cosa abbiamo? Ci viene detto no alle ore di formazione per le badanti, ci vengono tagliati i fondi. Gli assegni di cura ci mettono una vita ad arrivare, e senza quelli le famiglie spesso non possono pagare le badanti. Io capisco che ci siano parecchie cose a cui pensare, non sono scema. Ma per una volta vorrei urlare che ci siamo anche noi. Perché sono troppi anni che non cambia nulla: non importa chi governa, non importa chi c'era prima o dopo, destra, sinistra, centro. Non cambia mai niente. C'è sempre qualcosa di più importante dare fare. E i professionisti come me non solo si sono stancati, ma hanno perso la speranza. E' terribile. Io amo quello che faccio. Io voglio aiutarle quelle famiglie che hanno bisogno. Ho visto le vite delle persone cambiare grazie all'assistenza giusta, alle persone giuste, agli aiuti giusti. E non solo fisicamente. Ci sono persone che ritrovano il sorriso e il senso delle giornate. Stiamo parlando di vita. Una vita condizionata dalle decisioni di chi, forse, non sa cosa voglia dire".
Cosa vuol dire?
“Proverò a essere molto concreta, e sono certa che chi vive queste situazioni mi capirà. Se un anziano da un giorno all'altro si trova a non essere più autosufficiente ci vanno in mezzo tutti. Figli, nipoti, cognati, zii. L'intera famiglia si mobilita perché serve un aiuto, ad esempio una badante che faccia assistenza 24 ore su 24. Una badante che deve essere trovata e pagata. Se i soldi non ci sono, non si paga la badante e i famigliari a turno si trasformano in infermieri. Infermieri improvvisati, ovviamente. Fanno quello che possono, in poche parole. L'anziano viene assistito male, non per colpa di nessuno, ma perché ci vogliono professionisti. Magari il malato oltre a stare male fisicamente affronta anche difficoltà di umore, depressione, ansia. La qualità della vita di tutti crolla. La soluzione c'è, ovviamente. Ma non vengono forniti gli strumenti per trovarla. Perlomeno non nei tempi giusti, nei modi giusti e con i giusti sostegni. E' tutto sbagliato insomma. E noi siamo stufi. E se ci stufiamo definitivamente noi che siamo i primi a crederci, poi che succede?”.
Cosa chiederesti, se potessi?
"Che vengano ascoltate le cooperative che si occupano dell'assistenza. Che venga ufficializzato il lavoro di rete tra pubblico e privato. Che venga aperto un dialogo per evitare il sovraccarico su familiari e assistenti. Il riconoscimento ufficiale anche di tutto quello che non é assistenza domiciliare, lo snellimento delle procedure per l'assegno di cura chiaramente. O trovare un modo per dare contributi anche temporanei per sostenere le spese visto che sta diventando una necessità di molti ma un servizio per pochi".












