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Bolzano
10 febbraio | 07:29

L’interminabile attesa dell’assegno di cura: migliaia di domande inevase mentre le famiglie anticipano le spese

Per la valutazione bisogna aspettare undici mesi. E le misure promesse per ridurre i tempi sembrano un miraggio

L’interminabile attesa dell’assegno di cura: migliaia di domande inevase mentre le famiglie anticipano le spese

BOLZANO. La situazione dell’assistenza in Alto Adige sta attraversando una fase di profonda criticità che mette a nudo la fragilità di un sistema basato quasi interamente sul sacrificio familiare e sulla resilienza dei singoli. Come ricordi spesso, non si può pretendere di essere sempre al 100%, eppure per migliaia di caregiver altoatesini questa non è una scelta, ma un obbligo quotidiano imposto da un welfare che sembra procedere a rilento.

 

Nel corso del 2025, in Alto Adige sono state presentate complessivamente 7.421 domande di valutazione del fabbisogno assistenziale; 3.374 di queste risultano tuttora inevase. È quanto emerge da un’interrogazione consiliare del Team K. È la consigliera provinciale Maria Elisabeth Rieder ad evidenziare come le famiglie si trovino costrette ad attendere fino a undici mesi per una valutazione del fabbisogno, un periodo durante il quale devono anticipare interamente i costi dell'assistenza, organizzando la cura tra impegni professionali e vita privata.

 

Questa situazione è particolarmente gravosa se si considera che l'assistenza domestica, incluse le spese per il personale badante, ha subito rincari significativi, lasciando i familiari a coprire i vuoti normativi durante i turni di riposo, le notti o le assenze improvvise dei collaboratori.

 

L'aumento dell'assegno di cura per il 1° livello, passato da 587,50 euro a 599,00 euro, appare come un intervento puramente simbolico a fronte di un'inflazione che per oltre un decennio ha eroso il potere d'acquisto senza che gli altri livelli venissero minimamente adeguati.

 

Questa differenza di appena 11,50 euro stride fortemente con la realtà di circa 15.000 persone non autosufficienti, il 70% delle quali viene assistito tra le mura domestiche, spesso in condizioni di isolamento e stanchezza cronica.

 

“I familiari assistenti si assumono una responsabilità enorme, spesso ventiquattro ore su ventiquattro. Senza di loro l’intero sistema dell’assistenza crollerebbe - sottolinea la consigliera del Team K. Rieder ricorda inoltre le annunciate misure dell’assessora provinciale alle politiche sociali Pamer, presentate nel corso di una conferenza stampa nel settembre 2025. All’epoca erano stati annunciati interventi per ridurre i tempi di attesa, tra cui l’aumento del numero dei team di valutazione e l’introduzione della valutazione automatica del fabbisogno assistenziale per le persone affette da demenza.

 

Tuttavia, ad oggi, tali misure non sono state attuate.

 

Già allora Maria Elisabeth Rieder aveva chiesto l’istituzione di cosiddetti team di emergenza per smaltire rapidamente le migliaia di domande inevase. Tale proposta è stata respinta dalla maggioranza in Consiglio provinciale.

 

“Attualmente sono operativi 17 team di valutazione a livello provinciale e, come emerge da un’ulteriore risposta all’interrogazione, nel periodo da gennaio ad aprile di quest’anno potranno essere assunti soltanto tre infermieri aggiuntivi e un’assistente sociale. A fronte delle 3.374 domande aperte, ciò è del tutto insufficiente: in questo modo l’arretrato non potrà essere smaltito. Servono ora team di emergenza aggiuntivi per ridurre finalmente il backlog. Inoltre - prosegue la consigliera - attendiamo ancora l’introduzione della valutazione automatica del fabbisogno assistenziale per le persone affette da demenza tramite le Memory Clinic, nonostante anche questa misura sia stata annunciata da tempo. Essa consentirebbe di evitare doppie rilevazioni, semplificare le procedure burocratiche e fornire un sollievo molto più rapido alle persone interessate. In presenza di una diagnosi accertata di demenza, il bisogno di assistenza è evidente. Qui è necessaria una soluzione automatica e non burocratica”, chiede con forza Maria Elisabeth Rieder. 

 

In conclusione, la consigliera afferma: “Si ribadisce spesso che l’assistenza a domicilio rappresenta la spina dorsale del nostro sistema. Ma chi vuole preservare questo sistema deve anche garantire affidabilità – e ciò inizia con una rapida valutazione del fabbisogno assistenziale e con l’attuazione di misure annunciate da tempo.”

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