Boom di pasti distribuiti nelle mense Caritas: "Affitto e spesa per molti sono diventati un lusso insostenibile"
Chi finisce in coda alla mensa non ci passa per un momento di sbandamento, ma ci resta intrappolato per mesi, trasformando un servizio di emergenza nell'unica certezza quotidiana

BOLZANO. C'è una fotografia nitida, e per certi versi impietosa, che emerge dall'ultimo bilancio sociale della Caritas Diocesi Bolzano-Bressanone relativo al 2025. Una fotografia che racconta come l'Alto Adige, dietro la facciata del benessere e delle vette da cartolina, si scopra ogni giorno un po' più fragile, con disuguaglianze che scavano solchi sempre più profondi e un sistema di protezione pubblica che comincia a mostrare vistose lacune strutturali. I numeri, d'altronde, parlano da soli: in un solo anno, l'associazione ha dovuto tendere la mano a ben 32.600 persone.
Il vero termometro della crisi, però, si misura dentro le mura di casa. O, per meglio dire, nel rischio concreto di perderle quelle mura. Il servizio di Consulenza debiti ha dovuto seguire 982 persone, e per quasi un terzo di loro il problema era drammaticamente semplice: l'affitto e le spese condominiali sono diventati un lusso insostenibile. Per rincorrere le scadenze ed evitare che si arrivasse agli sfratti, sono stati staccati assegni di emergenza per 138.000 euro. Una dinamica fotocopia di quella registrata al Centro d’ascolto di Bolzano, dove i fondi distribuiti (oltre 30 mila euro) sono andati per il 65% dei casi a coprire i costi dell'abitare.
C'è poi un paradosso che fotografa meglio di qualunque analisi l'avvitamento della povertà cronica. Nelle mense a bassa soglia di Santa Chiara a Bolzano e Maria Hueber a Bressanone, i pasti caldi distribuiti hanno superato quota 73.000. La cosa sorprendente è che gli utenti totali sono diminuiti, ma il numero dei piatti serviti è decollato. Significa che chi finisce in coda alla mensa non ci passa per un momento di sbandamento, ma ci resta intrappolato per mesi, trasformando un servizio di emergenza nell'unica certezza quotidiana.
Accanto alla povertà materiale, avanza inesorabile quella dell'anima. Le ferite invisibili del disagio psicologico hanno fatto squillare il telefono del servizio di Sostegno oltre 13.000 volte (un balzo del 10% in un anno). Segnali di forte sofferenza arrivano anche dagli uomini: in 581 hanno cercato aiuto al servizio di Consulenza a loro dedicato, e per il 65% si trattava di un debutto assoluto. A Merano, il Centro diurno ha toccato il suo massimo storico con 119 utenti. Un esercito di invisibili che trova un briciolo di sollievo solo grazie a una rete di protezione che include l'Hospice, l'Assistenza domiciliare e la galassia di progetti come Mosaic.
In merito a queste attività, la direttrice della Caritas Beatrix Mairhofer sottolinea la forte valenza preventiva ma evidenzia anche le difficoltà economiche: “I servizi citati fin qui, hanno una funzione preventiva: alleggeriscono le famiglie, stabilizzano situazioni di vita e prevengono costi sociali sul lungo periodo. Al contempo, sono proprio questi servizi a bassa soglia e di prevenzione quelli per cui il finanziamento pubblico spesso non riesce a soddisfare il fabbisogno reale.”
La pressione non cala nemmeno sul fronte dell'accoglienza pura. Caritas è riuscita a dare un tetto a più di mille persone, tre quarti delle quali ospitate nelle strutture per senzatetto, spesso intrappolate in un labirinto burocratico e amministrativo che rende il miraggio di una casa autonoma quasi impossibile da raggiungere. Altri 221 ospiti – quasi esclusivamente nuclei familiari con bambini – hanno trovato un rifugio temporaneo nei quattro centri per richiedenti asilo gestiti dall'associazione. Di segno opposto, per fortuna, le risposte alle offerte estive: le case al mare di Caorle e Cesenatico hanno registrato il tutto esaurito a pochi minuti dall'apertura delle iscrizioni, regalando una parentesi di normalità a 7.500 persone.
Ma la solidarietà altoatesina sa guardare anche lontano, superando i confini di scogliera e valichi montani. Sono 49 i progetti di cooperazione internazionale attivi in 18 Paesi, con un focus mirato a spezzare la catena della fame in Africa subsahariana attraverso l'arma più potente che ci sia: l'istruzione. Un progetto che ha preso per mano 72.000 bambini e ragazzi, per metà giovani donne, a cui si aggiungono i pozzi e le infrastrutture idriche create tra l'Africa e la Bolivia.
Tutto questo miracolo quotidiano, però, non sta in piedi da solo. Si regge sulle spalle e sul tempo di 422 uomini e 732 donne, supportati da altri 720 volontari parrocchiali. “Sono il nostro fondamento indispensabile. Senza questo impegno, molti servizi non potrebbero continuare ad esistere”, rimarca la direttrice ringraziando anche il portafoglio della comunità altoatesina, capace di staccare più di 16.100 donazioni per un totale che supera i 2 milioni di euro (divisi tra progetti esteri e aiuti sul territorio). Il 2025 ha portato con sé anche un addio storico e doloroso: dopo oltre mezzo secolo, le nuove regole europee e i cambiamenti nel mercato del riciclo tessile hanno costretto la Caritas a cancellare la celebre raccolta dei vestiti usati. “È stata una decisione difficile: la raccolta di abiti usati era diventata quasi un elemento identificativo della Caritas e una delle più grandi iniziative di volontariato della provincia”, dichiara Mairhofer.
Il bilancio sociale, alla fine, si trasforma inevitabilmente in un manifesto politico e istituzionale. Perché l'altruismo va bene, la professionalità ci mette una pezza, ma c'è un limite oltre il quale il terzo settore non può e non deve sostituirsi allo Stato. Come osserva criticamente la direttrice Mairhofer: “In modo efficace, professionale e responsabile. Ma la sicurezza sociale non può essere delegata in modo permanente. In alcuni ambiti Caritas si assume compiti dal chiaro mandato pubblico, senza essere sempre adeguatamente e stabilmente finanziata”. L'appello ai palazzi della politica, da un partner storico come la Caritas, è chiaro: va bene l'aiuto, ma la responsabilità della tenuta sociale di questo territorio va condivisa ed equamente finanziata, prima che la corda si spezzi del tutto.












