È incinta di otto mesi, parcheggia nello stallo rosa e viene multata. Perché? Tra regole diverse da Comune a Comune e vuoti normativi, la confusione regna sovrana
Gli stalli rosa sono stati introdotti da alcuni anni consentendo a mamme e genitori con bambini fino a due anni, di trovare più facilmente un posto vicino ai servizi. Ad oggi, però, la mancanza di alcuni decreti attuativi sta creando molta confusione e regole diverse da comune a comune

TRENTO. Parcheggiare in uno “spazio rosa” riservato ai veicoli delle donne in gravidanza o ai genitori con bambini fino a due anni di età pensando di aver rispettato le regole e ritrovarsi, invece, alla fine, con una multa di 42 euro.
È quello che è successo a Catalina, una ragazza residente a Riva del Garda, che nei giorni scorsi si è trovata a fare i conti con una situazione di questo genere e che, però, mette in luce anche una criticità che può riguardare molte persone.
Ad oggi, infatti, manca una disciplina chiara e soprattutto completa e uniforme a livello nazionale per quanto riguarda gli stalli di sosta rosa.
La vicenda di Catalina è successa nei giorni scorsi. All'ottavo mesi di gravidanza è arrivata a Malcesine e vedendo uno stallo rosa ha scelto di parcheggiare rispettando i requisiti che pensava fossero sufficienti: sta aspettando un bambino e fra l'altro ne ha un altro con un'età inferiore ai due anni. Eppure, al ritorno, ha trovato una sorpresa: una multa di 42 euro.
Il motivo? Lo ha voluto chiedere lei contattando la polizia locale. “Mi è stato spiegato, e questo lo ignoravo – che per poter utilizzare lo stallo rosa bisogna richiedere in Comune l'autorizzazione e il bollino da poter poi esporre. Per fare questa richiesta, però, bisogna essere residenti sul territorio e l'autorizzazione vale per quel territorio soltanto”. Una situazione paradossale, perché di fatto implica che una donna in gravidanza possa usufruire degli stalli rosa soltanto all’interno del proprio Comune. Fuori dai suoi confini, forse, non è più considerata una futura mamma in attesa?
Questi stalli rosa sono stati introdotti da alcuni anni consentendo a mamme e genitori con bambini fino a due anni, di trovare più facilmente un posto vicino ai servizi . Abbiamo cercato di approfondire la questione e abbiamo capito quanto sia difficile orientarsi tra regolamenti diversi da territorio a territorio.
In alcuni casi, infatti, il diritto a utilizzare gli spazi rosa è legato alla richiesta preventiva di un contrassegno. I comuni decidono in autonomia un proprio regolamento, delle proprie procedure per offrire questi spazi alle neo mamme o alle donne in gravidanza.
In altri casi, invece, nonostante l'amministrazione decida di istituire queste zone di sosta rosa che comunque sono un servizio importante per molte donne, rappresentano soltanto un invito agli automobilisti di lasciare questi spazi liberi per le mamme o i genitori.
Insomma il quadro che ne esce è tutt’altro che uniforme. Il riferimento normativo esiste: il Codice della strada, con l’articolo 188 bis. Ma a mancare oggi, e questo è il punto cruciale, è il decreto attuativo e di conseguenza siamo davanti ad una norma monca.
L'applicazione pratica ha lasciato margini di interpretazione e differenze operative. Una situazione che, al di là del singolo episodio, quello vissuto da Catalina, apre una riflessione più ampia: uno strumento nato per aiutare donne in gravidanza e famiglie con bambini piccoli rischia di trasformarsi in un percorso a ostacoli fatto di regole diverse, autorizzazioni da conoscere e procedure che cambiano da Comune a Comune.












