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| 12 luglio | 21:42

"E' stato il "Vecio Alpin" a tramandarmi la passione, l'importanza di esserci e fare la differenza. E' una scelta di vita. E che emozione stringere la mano a Mattarella"

Luca Giaj Arcota guida il Soccorso Alpino Piemontese da ormai 10 anni, ma la sua attività di soccorritore è iniziata a metà anni '90. Il "Vecio Alpin" a cui fa riferimento è il suo papà, Gianfranco Giaj Arcota, scomparso quattro anni fa, una vera e propria istituzione del mondo del soccorso in montagna. Si racconta a Il Dolomiti, dagli inizi ai tanti interventi giornalieri, dalla tragedia di Rigopiano agli incontri con Mattarella

TORINO. Una questione di sangue o, se preferite, di famiglia.

 

"Io sono cresciuto nel Soccorso Alpino, il Vecio Alpin ha fondato nel 1957 la stazione di Val Sangone del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese e io quel mondo, dunque, l'ho vissuto sin da quando ero piccolino. Quando mi hanno chiesto di farne parte, beh per me è stata la realizzazione di un sogno"

 

Sì, perché ad essere tramandate di generazione in generazione non sono solamente le attività professionali, ma anche quelle volontaristiche.

 

Luca Giaj Arcota guida il Soccorso Alpino Piemontese da ormai 10 anni, ma la sua attività di soccorritore è iniziata a metà anni '90. Il "Vecio Alpin" a cui fa riferimento è il suo papà, Gianfranco Giaj Arcota, scomparso quattro anni fa, una vera e propria istituzione del mondo del soccorso in montagna.

 

Nel "nome del padre", il numero uno del Cnsas piemontese, nominato poco più di un mese fa Cavaliere della Repubblica, è al comando di un comparto che conta quasi 1.200 volontari e deve operare su di un territorio vastissimo.

 

Partiamo dall'attualità, perché voi lavorate sempre, 365 giorni l'anno: è stata un'altra "giornatina" niente male, con oltre 25 interventi.

"Siamo arrivati anche a 40, non ci "agitiamo" quando le operazioni sono tra 25 e 30. Ne gestiamo 2.200 l'anno, più o meno, il problema è che non sono distribuite in maniera "equilibrata" durante i 365 giorni e, dunque, vi sono sabati e domeniche assolutamente "full". D'altronde siamo la regione più grande, con 50 stazioni, 4 basi di elisoccorso e una notturna. E' iniziata l'estate, le temperature sono alte e in tanti cercano refrigerio in montagna. Più persone in giro significa più possibilità d'incidenti e, dunque, più interventi".

 

E quanti di questi potrebbero essere evitati?

"Tanti. Proprio poc'anzi ho parlato con il barista del paese che mi ha raccontato che, stamani, quando ha aperto l'attività, si sono presentati cinque escursionisti che gli hanno chiesto quale fosse la strada per salire verso un punto della montagna. Ma dico io: stiamo parlando comunque di un'uscita da 1.800 metri di dislivello, che ti porta a quota 2.500 e tu non parti assolutamente preparato e chiedi al baristi come raggiungere la meta? Ormai, purtroppo, non ci stupiamo qui, perché sono tante le persone che si "buttano", senza essere perfettamente consapevoli del percorso che andranno ad affrontare. E, aggiungono, che non tengono conto delle possibili variabili, quali la pioggia, la nebbia, il freddo, eccetera. Anche oggi, altro esempio, abbiamo effettuato il recupero di un escursionista nell'Orrido di Foresto: da inizio anno in quella zona sono state 12 - 13 le operazioni in quella zona. La zona è magnifica, la ferrata è stupenda, ma non è per tutti, ci sono un sacco di avvertenze, eppure...".

 

Scusi, da quanti anni fa parte del Soccorso Alpino?

"Dagli anni '90, poi nel 2006 sono entrato nel Consiglio Direttivo del Cnsas Piemontese, del quale sono presidente dal 2016. Tra un anno e mezzo scadrà il mio quarto e ultimo mandato, ma so già che lascerò la "macchina" in mani eccellenti".

 

E non è "stufo"?

"No, assolutamente. Chi entra a far parte di questo mondo compie una vera e propria scelta di vita. Lo dico sempre ai ragazzi che si affacciano al nostro mondo: non ci sono vie di mezzo, se si decide di essere soccorritori bisogna esserlo sino in fondo. Poi, magari, non per tutta la vita, perché possono cambiare le dinamiche familiari e lavorative, ma sino a quando si è "dentro"... beh, si è e basta. Se la chiamata arriva alle 2 di notte si prende e si parte, anche se alle 8 si deve essere al lavoro. Facciamo fatica? Abbiamo scelto di farla, nessuno ci ha obbligati".

 

Ricorda il suo primo intervento?

"Onestamente no, visto che è passato qualche "bell'anno" e ne ho fatti giusto "alcuni". Se, invece, devo dire quello che mi è rimasto più impresso, non posso non pensare a gennaio 2017, alla tragedia di Rigopiano. Fummo tra i primi ad arrivare, la situazione era inevitabilmente tesa e molto confusa. Ci sistemarono nella palestra di Penne, si lavorava su due turni e la priorità fu quella di dar da mangiare alle 90 persone che dovevo coordinare: chiesi ai sindaci di Farindola e Penne di metterci a disposizione quanti più fornelletti da campeggio possibili e se, in quel momento, c'era qualcuno disponibile a cucinare per noi. Detto e fatto: i primi giorni furono all'insegna della pastasciutta e acqua minerale e ai ragazzi, visto che la palestra era illuminata sempre, dissi: mettetevi un berretto sugli occhi e dormite, che bisogna riposare".

 

Furono giorni terribili, immaginiamo.

"Da noi c'è un detto che recita: non c'è mai una cosa brutta che non porta una cosa bella. Quella di Rigopiano è stata una tragedia immane, senza dubbio, ma lì abbiamo salvato anche delle vite, siamo riusciti a fare qualcosa di positivo e importante. Ci sono anche quei ricordi, bisogna averli e conservarli dentro di sé. Così come porto nel cuore le persone di Farindola che, in un momento così difficile, quando t'incontravano per strada, con il paese sommerso dalla neve, ti chiedevano cosa potevano fare per te, se avessi bisogno di qualcosa

 

Il 2 giugno 2026 è stato nominato Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Complimenti e, possiamo dirlo, un riconoscimento più che meritato.

"Io non ho mai cercato ringraziamenti, perché non si diventa soccorritori per ottenere qualcosa in cambio. Però quando a dirti "grazie" è lo il tuo Stato, beh sì, è una soddisfazione grande e un riconoscimento che voglio condividere con tutte le persone che fanno parte di questo mondo. Tra l'altro c'è un simpatico retroscena legato a tutto ciò: il primo aprile mi hanno comunicato che c'era una mail della Prefettura di Torino indirizzata a me. Ho pensato "ecco, un'altra rogna". L'ho letta e, vista la data, all'inizio ho creduto fosse un pesce d'aprile ed ero convinto di aver individuato anche il "mittente". Poi ho ricevuto la telefonata del vice prefetto di Torino che mi ha comunicato che il 2 giugno sarei stati insignito di tale onorificenza. E' un onore enorme, un orgoglio, lo stesso che ho provato le due volte che ho incontrato e stretto la mano al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ecco, questi momenti ti ripagano di tutti gli sforzi profusi".

 

Prima parlava dei giovani soccorritori: a loro cosa insegna soprattutto?

"Ad essere pronti a tutto. Glielo ripeto cento volte: voi sapete, più o meno, a cosa andate incontro, ma non potete sapere come si svilupperà l'intervento. Quindi portatevi tutto. Magari è "strano" uscire alle 7 del mattino con il frontalino notturno, ma chi vi assicura che quell'operazione non durerà sino a tarda notte? E, in quel momento, avere o non avere la pila farà la differenza, perché chi ne sarà sprovvisto diventerà un peso e non sarà più una risorsa. Quando partiamo per soccorrere qualcuno abbiamo tante responsabilità. Andiamo ad aiutare qualcuno, ma non dobbiamo dimenticarci di noi stessi e dei nostri compagni".

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