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Trento
13 luglio | 06:00

“Ho chiesto aiuto, ma nessuno mi ha dato una mano", Afia dorme dietro un telo, in strada: "Io non voglio rimanere così". A Trento il dramma delle 'donne' invisibli

La sua storia non è un caso isolato, ma una delle terribili facce di una situazione che a Trento si sta facendo sempre più drammatica: quella delle donne escluse dall'accoglienza. Afia ha avuto delle difficoltà legate alla sua dipendenza dalla droga, ha perso la casa e anche il figlio. Ora dorme all'aperto, gli è rimasta solo la voglia di rimettere insieme i pezzi della propria vita

TRENTO. Costretta a dormire in uno spazio così piccolo da non riuscire nemmeno a distendere completamente le gambe. A rimanere di notte all'aperto, nascosta dietro un telo, rannicchiata su qualche straccio nel tentativo di attenuare la durezza del cemento.

 

In questo spazio, vicino a uno dei ponti della città, ogni sera finisce la propria giornata. Attendendo che gli sguardi delle persone si allontanino prima di scavalcare un piccolo cancelletto. Ha circa trent'anni. La chiameremo "Afia". Il suo nome vero resterà nascosto per motivi di privacy. Come il luogo in cui ogni sera cerca di scomparire.

 

Quando la incontriamo sta piegando una coperta. Sta riordinando quel posto che continuerà ad essere il suo giaciglio per molti giorni. “Faccio veloce” ci dice sorridendo. Nonostante sia in Italia da diverso tempo l'italiano non lo parla perfettamente ma riesce comunque a farsi capire.

 

Indossa dei pantaloni corti e una camicia floreale. I capelli scurissimi sono raccolti con delle vecchie forcine fuxia e accanto al cancello c'è una spazzola azzurra diventata ormai marrone.

 

Afia arriva dalla Nigeria. “Io vengo dal Biafra”, precisa con orgoglio, rivendicando le sue radici in quella regione storica della Nigeria sud-orientale che, tra il 1967 e il 1970, fu per un breve ma intenso periodo uno Stato indipendente, prima di essere riassorbita nel territorio nigeriano.

 

Ad Afia non piace parlare molto del suo passato. Ha un figlio che le sarebbe stato allontano dopo le difficoltà legate alla sua dipendenza dalla droga. “Non voglio rimanere così,  sto cercando di ricostruire la mia vita anche se sono senza aiuto.  Ho chiesto ma nessuno mi ha dato una mano”.

 

A poca distanza ha una bici. L'ha appoggiata ad un albero. “Ora devo andare alla Caritas, li posso lavarmi”. Il resto della giornata la userà per cercare un lavoro per rimettere insieme i pezzi della sua vita. “E' difficile non so bene l'italiano e nessuno mi vuole” ci dice mentre si allontana.

 

La sua storia non è un caso isolato, ma una delle terribili facce di una situazione che a Trento si sta facendo sempre più drammatica come già denunciato nei giorni scorsi da il Dolomiti: quella delle donne escluse dall'accoglienza. Un tema che proprio in questi giorni è tornato al centro del dibattito, riaccendendo la polemica con gli interventi di associazioni e rappresentanti politici.

 

Più di una donna vulnerabile, nonostante la puntuale domanda per un posto letto, è stata deliberatamente lasciata dormire in strada” è la dura accusa alla Provincia di Trento contenuta in una lettera firmata dall'Assemblea Antirazzista Coordinamento Donne Anpi, Sportello Casa per Tutti, l'Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne e Comunità di San Francesco Saverio.

 

“In questi giorni siamo state contattate anche da diverse donne alle quali è stata riconosciuta la protezione internazionale e che, proprio in ragione di quel riconoscimento, si vedono intimare di lasciare il progetto di accoglienza. Nessuna soluzione alternativa, nessun accompagnamento verso un progetto Sai, solo una minaccia: lasciare la struttura o essere sgomberate con la forza pubblica” spiegano le associazioni.

 

A denunciare la situazione è anche il consigliere provinciale Paolo Zanella spiegando che “Solo negli ultimi giorni, ben quattro donne sono rimaste escluse dai posti di bassa soglia” sottolineando il “cortocircuito finanziario generato dall'accordo dello scorso ottobre tra il Presidente Fugatti e il Ministro Piantedosi, che ha di fatto dimezzato i posti in accoglienza straordinaria (Cas) pagati dallo Stato sul territorio trentino”.

 

La storia di Afia è quella di tante altre donne che il Trentino, purtroppo, non riesce più ad accogliere. Donne costrette a rimanere a dormire dietro ad un telo, in strada. Fragilità che rischiano di diventare sempre più invisibili e che chiedono solamente una possibilità di ricominciare. Sono le crepe più drammatiche di un sistema di accoglienza chiamato ogni giorno a confrontarsi con bisogni sempre più complessi ma che la Provincia, purtroppo, smantella giorno dopo giorno. Così, le richieste di aiuto rimangono ai margini, sospese. 

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