"Tempi di attesa infiniti, colloqui umilianti e valutazioni lontane dalla realtà": il duro atto d'accusa sull'assistenza in Alto Adige
Il Centro di Tutela dei Diritti del Malato solleva pesanti criticità riguardanti l’efficienza, l’umanità e la tenuta economica di uno dei pilastri del welfare locale ovvero l'assegno di cura

BOLZANO. Il sistema dell’assegno di cura in Alto Adige finisce sotto la lente d’ingrandimento del Centro di Tutela dei Diritti del Malato, che ha sollevato una serie di pesanti criticità riguardanti l’efficienza, l’umanità e la tenuta economica di uno dei pilastri del welfare locale.
In un contesto in cui la città di Bolzano appare come l’area più in sofferenza, l’associazione accoglie con favore il dialogo avviato tra l’assessora comunale Patrizia Brillo e l’assessora provinciale Rosmarie Pamer, sperando che il capoluogo possa farsi portavoce per la risoluzione di criticità e problemi che non sono più ignorabili.
Tempi eterni, valutazioni a volte ritenute discutibili, strumenti tecnici non idonei. Insomma l'inferno quotidiano delle famiglie che vanno a richiedere l'assegno, che ha lo scopo di garantire alle persone non autosufficienti la maggior autonomia possibile, favorendo la cura in ambito domestico e fornendo un sostegno a coloro che hanno in carico un famigliare malato, disabile, fragile.
Il primo punto dolente riguarda le tempistiche: nonostante i tentativi di miglioramento, le famiglie denunciano ancora attese estenuanti, che variano dagli 8 agli 11 mesi per ottenere la valutazione della non autosufficienza o il rinnovo del sussidio. Si tratta di tempi totalmente incompatibili con le urgenze di chi è fragile.
L'organizzazione ricorda proprio come nel passato fosse stata proposta la creazione di un team esterno di valutazione per smaltire il lavoro arretrato, una soluzione dotata di budget e piano operativo che tuttavia è rimasta inascoltata. Una soluzione che salverebbe tante famiglie, già in debito di ossigeno per ben altre preoccupazioni, ma che devono anche farsi carico di questioni economiche importanti.
A preoccupare è anche il metodo con cui vengono effettuate le perizie. La scelta di privilegiare le valutazioni "in ufficio" rispetto a quelle domiciliari viene aspramente contestata: il Centro sottolinea infatti come la fragilità di una persona cambi radicalmente se osservata lontano dal proprio contesto quotidiano, rendendo l'esito spesso arbitrario e ingiusto. Inoltre, l'associazione e il Presidente della Consulta per le persone con disabilità, Claudio Palmulli, denunciano colloqui vissuti dalle famiglie come "umilianti" e "invasivi", ponendo il dubbio sulla reale preparazione relazionale dei professionisti incaricati, la cui competenza tecnica non sempre coincide con la necessaria sensibilità umana.
Sotto accusa finisce anche lo strumento tecnico utilizzato, la scheda V.I.T.A., giudicata inidonea a cogliere la complessità delle demenze, del decadimento cognitivo e delle patologie psichiatriche. Il sistema attuale si basa su tempi standardizzati e statistiche, mentre il Centro di Tutela, durante i sopralluoghi per i ricorsi (che durano fino a tre ore per ogni singolo caso), rileva costantemente un fabbisogno assistenziale reale superiore a quello calcolato dalla Provincia. Questo scollamento tra burocrazia e realtà porta spesso a rifiuti immotivati anche in presenza di patologie gravi, costringendo le famiglie a lunghi e costosi iter legali.
Infine, il dibattito si sposta sulla sostenibilità finanziaria e sull'adeguamento economico degli importi. Mentre si ipotizzano forme di compartecipazione o assicurazioni integrative per far fronte all'aumento dei costi, il Centro avverte che tali riforme non possono essere introdotte autonomamente dalla Provincia se incidono sui livelli essenziali delle prestazioni (LEP), richiedendo una cornice legislativa statale. Resta poi il nodo dell'inflazione: l'assegno non è mai stato realmente adeguato al costo della vita, rendendo impossibile per molti coprire le spese per badanti o strutture, con un unico minimo adeguamento nel 2025 per il primo livello solo per allinearlo all'assegno di accompagnamento nazionale.














