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Bolzano
03 giugno | 12:12

Sanità, ecco il piano dell'Alto Adige per abbattere le liste d'attesa (in alcuni casi già azzerate): stop agli esami inutili e ripetuti più volte

Il dossier 2025 svela il piano per alleggerire il sistema sanitario: incroci di dati tra medici e specialisti per stoppare le richieste inappropriate che ingolfano i reparti

BOLZANO. La situazione delle liste d'attesa della sanità altoatesina migliora, è vero, ma per il momento i passi avanti più evidenti si vedono soprattutto sulla carta dei report ufficiali, mentre il cittadino comune continua troppo spesso a fare i conti con code estenuanti.

 

A metterlo nero su bianco è la Relazione sulla performance 2025 appena pubblicata dall'Asl, un bilancio annuale che fotografa una realtà a due velocità, fatta di eccellenti recuperi ma anche di profonde ferite strutturali difficili da rimarginare. Per cercare di dare una sforbiciata ai tempi della specialistica, l'Azienda sanitaria ha deciso di andare alla radice del problema, mettendo sotto la lente d’ingrandimento i comportamenti prescrittivi dei medici di famiglia. L'obiettivo, in estrema sintesi, è quello di dichiarare guerra alle richieste di visite ed esami inutili, troppo spesso sollecitate con insistenza dagli stessi pazienti, che finiscono inevitabilmente per ingolfare la macchina pubblica a danno di chi ha urgenze reali.

 

La lente degli ispettori è caduta in particolare su tre prestazioni considerate storicamente critiche: le visite dermatologiche, gli esami gastroenterologici e le risonanze magnetiche. Attraverso un confronto serrato tra medici di base e specialisti, si sta cercando di mappare e tagliare il superfluo, diffondendo una maggiore consapevolezza clinica sull’attribuzione delle classi di priorità: se c'è un'urgenza vera il canale si accelera, altrimenti si aspetta il proprio turno senza scavalcare gli altri. Per blindare il sistema, è stata avviata la creazione di una piattaforma informatica che valuterà in automatico l'appropriatezza di ogni singola ricetta, mentre i canali di comunicazione diretta tra i medici sul territorio e quelli negli ospedali sono stati potenziati, permettendo loro di parlarsi prima e di evitare esami diagnostici doppioni o non necessari.

 

I frutti di questa strategia, uniti a un monitoraggio più stretto, hanno portato a miglioramenti che la stessa relazione definisce concreti e documentati. Nel giro di due anni, alcune prestazioni prioritarie hanno registrato balzi in avanti notevoli: l'ecografia tiroidea è passata da un indice di offerta del 58 per cento nel 2023 al 100 per cento del 2025, la prima visita dermatologica è schizzata dal 41 al 97 per cento e quella neurologica è cresciuta dal 51 al 95 per cento. Buone notizie arrivano anche sul fronte degli esami differibili, con le elettromiografie semplici salite all'87 per cento di richieste soddisfatte, le risonanze magnetiche alla colonna con contrasto raddoppiate al 68 per cento e le ecografie dell'addome arrivate a un rassicurante 98 per cento.

 

Accanto alle luci del tabellino, restano però zone d'ombra parecchio fitte. Interi reparti strategici come Neurochirurgia, Urologia, Medicina del dolore, Cardiologia e Otorinolaringoiatria continuano a navigare in brutte acque, schiacciati da un aumento costante della domanda che l'offerta disponibile non riesce a compensare. Alla base del problema c'è il solito, vecchio nodo della sanità locale: la cronica carenza di professionisti e camici bianchi. Per tamponare l'emergenza, l'Asl nel 2025 ha spremuto al massimo l'arma dei turni straordinari e delle prestazioni aggiuntive nei festivi e nei fine settimana. Una strategia d'assalto che ha visto il 43 per cento delle visite ambulatoriali extra erogato il sabato o dopo le cinque del pomeriggio, mentre in campo chirurgico ben il 90 per cento delle operazioni aggiuntive è stato concentrato nei weekend o oltre le quattro di pomeriggio.

 

Novità importanti, infine, sul fronte del privato convenzionato: stanca di ricevere risposte insufficienti su alcune specialità, l'Asl ha cambiato le regole d'ingaggio, costringendo le cliniche private a coprire i settori meno attraenti e più intasati, come la Dermatologia e le endoscopie, come condizione obbligatoria per potersi aggiudicare i pacchetti di esami più remunerativi.

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