Minacce e insulti sui cartelli contro una guida alpina. "Mi si dice di stare molto attento a quello che scrivo? L'ho sempre fatto e continuerò a farlo, denunciando quello che non va"

Sulle pendici del Gran Sasso, tra i territori di Pietracamela e Prati di Tivo, la guida alpina Pasquale Iannetti è un volto noto: per molti anni ha gestito il Rifugio Franchetti e il Rifugio delle Guide. Nel tempo, però, sembra essersi fatto delle inimicizie: nuovi insulti sono comparsi sulla cartellonistica nei sentieri della zona. Non sarebbe la prima volta: già in passato era stato oggetto di simili "attenzioni"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
A Pietracamela il confronto sulle scelte che riguardano la montagna, la viabilità e la gestione del territorio è acceso da anni, ma questa volta il confine tra critica e attacco personale è stato superato. Pasquale Iannetti, storica guida alpina attiva nel territorio, ha denunciato la comparsa di scritte offensive apertamente rivolte contro di lui segnate su alcuni cartelli della sentieristica locale. Non è la prima volta che accadono episodi simili: in passato, parole altrettanto deplorevoli erano comparse a suo danno su pareti pubbliche, accompagnate - stando al testimone - da episodi di vandalismo.
Pasquale Iannetti è da decenni una figura conosciuta nel mondo alpinistico del Gran Sasso. Per oltre vent'anni è stato gestore del Rifugio Franchetti e - fino al 1992 - del Rifugio delle Guide, ha svolto attività come guida alpina e maestro di alpinismo ed è intervenuto più volte pubblicamente su questioni legate al territorio del Gran Sasso, soprattutto a Pietracamela e Prati di Tivo.
Le sue prese di posizione sono state spesso decise e non sono mancate inimicizie con personalità delle amministrazioni, enti e altri professionisti della montagna. Negli anni ha sollevato questioni sulle ordinanze relative ai sentieri e alle ferrate e, più recentemente, sulle condizioni della strada che dal Piazzale Amorocchi sale verso Cima Alta.
Secondo quanto riferito dallo stesso Iannetti in una comunicazione diffusa il 21 settembre, su uno dei cartelli sarebbe comparsa inizialmente una frase gravemente offensiva, successivamente cancellata da qualcuno a lui vicino. Sullo stesso supporto sarebbe poi comparso un nuovo insulto contenente il suo cognome. Altre scritte sarebbero state individuate anche su alcuni totem in legno lungo la strada che conduce verso Cima Alta. Non ci sono, allo stato attuale, elementi per individuare gli autori o per stabilire se i diversi episodi siano collegati tra loro.
A rendere la vicenda ancora più amara, dal punto di vista della Guida Alpina, è proprio il luogo nel quale sono comparse le scritte. Iannetti sostiene infatti di aver lavorato negli anni alla riapertura e alla valorizzazione di diversi vecchi sentieri del territorio di Pietracamela, mettendo a disposizione tempo e lavoro a titolo di volontariato.
Nella sua ricostruzione, un suo progetto di riqualificazione sentieristica portato avanti dal Comune avrebbe ripreso una proposta da lui avanzata in precedenza e avrebbe ottenuto un finanziamento attraverso il Gruppo di Azione Locale, la cui direzione tecnica sarebbe poi stata affidata al figlio Eugenio Iannetti, architetto. È proprio su uno dei cartelli legati a questa rete sentieristica che sarebbero apparse le recenti offese.
Tutto questo può essere discusso. Le sue posizioni possono essere condivise oppure contestate. Le scelte amministrative possono essere criticate, anche con fermezza. Ma il dissenso è una cosa. L’insulto anonimo scritto su un cartello di montagna è un’altra.
Come si accennava, non sembra essere la prima volta che accadono simili episodi ai suoi danni. In passato, dopo una lettera nella quale Iannetti aveva criticato alcuni aspetti delle operazioni di ricerca di un altro alpinista, comparvero scritte offensive contro di lui lungo i muri della strada che sale da Pietracamela. In quell’occasione il responsabile del Soccorso Alpino Abruzzo, Daniele Perilli, condannò gli insulti e, parallelamente, contestò nel merito alcune delle osservazioni avanzate da Iannetti sulle ricerche.
È forse proprio questo il punto più importante: si può entrare nel merito delle questioni senza trasformare il confronto in aggressione personale. Un cartello escursionistico non è una bacheca privata. Imbrattarlo con un insulto significa quindi fare tre cose insieme: colpire una persona, danneggiare un servizio pubblico e restituire un’immagine negativa del territorio.
A Pietracamela questo assume un significato ancora maggiore. Il paese vive da sempre in stretta relazione con il Gran Sasso e la rete sentieristica è parte integrante della sua identità, oltre che della sua offerta turistica. La risposta di Iannetti, almeno per ora, è quella di andare avanti. Secondo quanto dichiarato, la guida alpina intende esporre denuncia contro ignoti per queste ultime provocazione nei suoi confronti e, tramite un post sui social, annuncia che continuerà a occuparsi dei problemi che ritiene irrisolti a Pietracamela e Prati di Tivo.
"Per questo lavoro e per tutto il mio tempo io non ho preso un euro perché amo questo territorio, nonostante tutto ed è per questo che andrò comunque avanti nel fare e nell'affermare quel che ritengo giusto. Ora mi si dice di stare molto attento a quello che scrivo? Ebbene, l'ho sempre fatto e continuerò a farlo meglio e più di prima, sicuramente con sempre maggiore attenzione a segnalare e a denunciare tutto quello che, a mio parere, non va. E grazie del consiglio!".
La vicenda, però, stimola una domanda che supera la vicenda personale. Che montagna vogliamo costruire se persino un cartello escursionistico, invece di indicare una direzione, diventa il luogo sul quale lasciare un insulto? Il confronto, anche duro, fa parte della vita di un territorio. La critica può essere utile e necessaria. Ma quando il dissenso si trasforma in offesa anonima e vandalismo, a perdere non è soltanto chi viene preso di mira. A perdere è la montagna stessa.












