Chiusura delle ferrate sul Gran Sasso: si accende il dibattito. Da una parte le contestazioni della guida alpina, dall'altra la posizione del Comune

La vicenda delle vie attrezzate del Gran Sasso si arricchisce così di un nuovo capitolo. Una questione che non riguarda soltanto una singola ordinanza, ma investe più in generale la gestione e la manutenzione degli itinerari attrezzati di alta quota, chiamando in causa Comuni, Parco, Regione, Soccorso Alpino, Guide Alpine e gli altri soggetti che operano sul territorio

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
La chiusura delle vie attrezzate del Gran Sasso torna al centro del dibattito. Da una parte le contestazioni della guida alpina Pasquale Iannetti, che ha inviato una lettera ai sindaci di Pietracamela e Isola del Gran Sasso sollevando interrogativi su manutenzione, lavori eseguiti e permanenza delle ordinanze. Dall'altra la posizione del Comune di Pietracamela, che dopo essere stato interpellato da L'Altramontagna ha spiegato le ragioni della chiusura della Ferrata dei Ginepri e annunciato l'avvio di un confronto con gli enti competenti per individuare responsabilità, interventi e percorso per la riapertura.
La vicenda delle ferrate del Gran Sasso si arricchisce così di un nuovo capitolo. Una questione che non riguarda soltanto una singola ordinanza, ma investe più in generale la gestione e la manutenzione degli itinerari attrezzati di alta quota, chiamando in causa Comuni, Parco, Regione, Soccorso Alpino, Guide Alpine e gli altri soggetti che operano sul territorio.
Il primo passaggio risale al 23 settembre 2026, quando Pasquale Iannetti, guida alpina da anni impegnata sul Gran Sasso, ha inviato una comunicazione ai sindaci di Pietracamela e Isola del Gran Sasso contestando la gestione delle chiusure che interessano alcune ferrate del massiccio.
La lettera arrivava pochi giorni dopo un altro episodio che aveva coinvolto direttamente Iannetti, destinatario di scritte offensive comparse anche lungo i sentieri di Pietracamela. Le due vicende restano distinte, ma proprio in quei giorni la guida alpina aveva ribadito la volontà di continuare a intervenire pubblicamente sui problemi della montagna.
Nel documento Iannetti poneva soprattutto l'attenzione sulla Ferrata dei Ginepri, ex Brizio, e sulla Ferrata Bafile, contestando il protrarsi delle interdizioni e sostenendo che eventuali criticità dovessero essere affrontate attraverso interventi di controllo e manutenzione.
Insieme alla propria lettera, Iannetti ha trasmesso all'Altra Montagna alcuni documenti relativi agli interventi effettuati sulle vie attrezzate del Gran Sasso.
Tra questi compare un prospetto nel quale vengono indicati 451.170,82 euro per sette voci relative alle ferrate e agli itinerari d'alta quota: Ventricini, Danesi, Ricci, Bafile, Normale della Vetta Est del Corno Grande, Sentiero del Centenario e Brizio. In una voce separata figurano inoltre 67.161 euro per oneri della sicurezza.
Il documento fa riferimento al programma PAR FSC 2007-2013, ma non consente, da solo, di stabilire quando siano state materialmente sostenute le spese né di ricostruire nel dettaglio gli interventi effettivamente realizzati su ogni singolo percorso.
Iannetti ha inoltre richiamato un precedente intervento, da lui quantificato in 74.886,25 euro e collocato nel 2009. Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di una cifra che va mantenuta distinta dal successivo prospetto dei 451mila euro, in assenza della documentazione completa necessaria a stabilire se i due interventi fossero direttamente confrontabili.
Un altro documento trasmesso dalla guida alpina riguarda una comunicazione dell'Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Dalla documentazione emerge che il 28 ottobre 2021 venne emesso il certificato di collaudo finale per gli interventi indicati nella nota e che il Parco aveva inoltre affidato per tre anni un servizio di ispezione, monitoraggio e mantenimento in efficienza delle ferrate.
Si tratta di elementi importanti per ricostruire la storia recente delle infrastrutture, ma che non permettono automaticamente di stabilire quale sia il loro stato nel 2026. Quasi cinque anni dopo quel collaudo, infatti, neve, gelo, caduta di pietre, sbalzi termici e altri fenomeni propri dell'alta montagna possono incidere sulle condizioni di cavi, ancoraggi e attrezzature.
È proprio su questo punto che si concentra una parte importante della questione: capire quali controlli siano stati effettuati negli anni successivi, quali problemi siano stati riscontrati e soprattutto chi debba intervenire oggi.
Uno dei casi centrali riguarda la Ferrata dei Ginepri, ex Ferrata Brizio, chiusa dal Comune di Pietracamela con l'ordinanza n. 36 del 4 settembre 2026.
Dopo aver pubblicato la posizione e i documenti forniti da Iannetti, abbiamo ritenuto necessario, per completezza di informazione, interpellare direttamente il Comune di Pietracamela e il sindaco Antonio Villani, per ricostruire anche la posizione dell'amministrazione.
Dal confronto con il primo cittadino è emerso un elemento fondamentale: il Comune sostiene di essere intervenuto dopo aver ricevuto una segnalazione ufficiale relativa alle condizioni dell'itinerario e alla necessità di lavori di manutenzione.
Secondo Villani, una volta ricevuta quella comunicazione ufficiale, l'amministrazione non avrebbe potuto ignorarla.
Il senso della posizione espressa dal sindaco è quindi chiaro: non si sarebbe trattato della volontà autonoma di impedire l'accesso a una ferrata storica del Gran Sasso, quanto della necessità di adottare un provvedimento precauzionale di fronte a una segnalazione formale riguardante la sicurezza.
L'ordinanza resterà in vigore fino al ripristino delle condizioni ritenute necessarie per una fruizione sicura dell'itinerario.
Una volta adottata l'ordinanza, però, si apre il problema forse più complesso.
Chi deve materialmente intervenire sulla ferrata? Chi deve finanziare ed eseguire i lavori? Chi deve effettuare i controlli e certificare il ripristino delle condizioni necessarie per la riapertura?
È questo il punto sul quale oggi sembrano concentrarsi maggiormente Comune e altri soggetti coinvolti.
La Ferrata dei Ginepri ricade infatti all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e la gestione degli itinerari escursionistici e alpinistici all'interno di un'area protetta può interessare competenze differenti.
A complicare ulteriormente il quadro esiste anche la normativa regionale sulla REASTA, la Rete Escursionistica Alpinistica Speleologica Torrentistica Abruzzo, istituita con la legge regionale n. 42 del 27 dicembre 2016.
Sulla normativa è successivamente intervenuta la Corte costituzionale con la sentenza n. 180 del 2019, precisando il rapporto tra la disciplina regionale e le competenze degli enti gestori delle aree naturali protette. Nel caso dei parchi nazionali, gli interventi devono tenere conto del ruolo e delle autorizzazioni dell'Ente Parco.
Ed è proprio per uscire da questa situazione di incertezza che il Comune di Pietracamela ha deciso di sollecitare un confronto istituzionale.
Il 25 settembre 2026, secondo quanto riferito dal sindaco Villani a l'Altra Montagna, è stata inviata una comunicazione per chiedere un incontro tra i soggetti interessati alla gestione e al futuro della ferrata.
Tra gli enti e gli organismi coinvolti figurano Regione Abruzzo, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Soccorso Alpino e Collegio delle Guide Alpine, insieme agli altri soggetti competenti.
L'obiettivo sarà innanzitutto chiarire le rispettive competenze. Successivamente bisognerà individuare gli interventi necessari, stabilire chi dovrà realizzarli e definire le condizioni tecniche e amministrative per arrivare alla riapertura.
In questo senso, il confronto richiesto dal Comune rappresenta un passaggio importante: la discussione potrebbe finalmente spostarsi dalla semplice contrapposizione tra apertura e chiusura alla ricerca di una soluzione concreta.
Le posizioni di Pasquale Iannetti e del Comune di Pietracamela restano differenti su alcuni punti.
Iannetti contesta il ricorso alle ordinanze e chiede maggiore attenzione alla manutenzione delle strutture esistenti. Il Comune replica che, ricevuta una segnalazione ufficiale riguardante possibili criticità, aveva il dovere di intervenire a tutela della sicurezza.
Ma proprio dal confronto tra queste due posizioni emerge una questione sulla quale difficilmente si può continuare a rimandare.
Le ferrate del Gran Sasso sono infrastrutture di montagna esposte costantemente alle condizioni severe dell'alta quota. Non basta realizzarle o restaurarle una volta: necessitano di controlli, verifiche e manutenzione nel corso degli anni.
Quando viene individuata una criticità, inoltre, l'ordinanza di chiusura può rappresentare soltanto il primo passaggio. È necessario che esista anche un percorso chiaro per capire chi deve controllare, chi deve intervenire, con quali risorse e con quali responsabilità.
Il caso della Ferrata dei Ginepri racconta qualcosa che va oltre il singolo sentiero attrezzato.
Racconta la difficoltà di governare un patrimonio montano costruito nel corso dei decenni e diventato nel frattempo parte integrante della storia alpinistica del Gran Sasso.
Le ordinanze possono essere necessarie quando emergono problemi di sicurezza. Ma una montagna amministrata non può limitarsi a mettere un cartello di divieto all'imbocco di un percorso e considerare conclusa la questione.
La vera sfida comincia proprio dopo.
Occorre capire cosa non funziona, individuare chi ha la competenza per intervenire, trovare le risorse, effettuare i lavori e verificare se esistano le condizioni per restituire il percorso agli escursionisti.
Il confronto richiesto dal Comune di Pietracamela può quindi diventare l'occasione per affrontare non soltanto il futuro della Ferrata dei Ginepri, ma una questione molto più ampia: come vogliamo gestire, mantenere e preservare nel tempo le infrastrutture alpinistiche del Gran Sasso?
Perché dietro un cavo d'acciaio, un ancoraggio o una ferrata non c'è soltanto un'opera tecnica. C'è una parte della storia e della cultura della montagna. E conservarla significa anche assumersi la responsabilità di mantenerla sicura, controllata e, quando possibile, accessibile.











