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Attualità | 03 novembre 2026 | 13:15

Guide ambientali contro il limite dei 700 metri di quota. La risposta del collegio guide alpine: "La Regione Lombardia non ha imposto il divieto per fare un dispetto"

È tornata ad accendersi la bagarre tra le guide ambientali escursionistiche e le altre categorie, dopo l'ennesima conferma del provvedimento regionale che limitava loro la possibilità di accompagnare utenti oltre 700 metri su sentieri escursionistici. In seguito alla protesta di Assoguide, arriva la risposta del Collegio Guide alpine Lombardia

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Torna ad accendersi la polemica tra guide ambientali escursionistiche (Gae), guide alpine e accompagnatori di media montagna (Amm). L'oggetto della contesa è il limite di 700 metri di quota su sentieri escursionistici, imposto alle Gae con la delibera della Regione Lombardia XII/3014 del 16 settembre 2024. A sostegno del provvedimento, arriva la comunicazione del Collegio Guide alpine della Lombardia.

 

In Lombardia operano circa 350 Guide ambientali escursionistiche e circa 500 tra Guide alpine e Amm. Con la normativa del settembre 2024, le Guide ambientali possono continuare a operare sui sentieri turistici (T) a qualsiasi altitudine e sui sentieri escursionistici (E) al di sotto dei 700 metri. L'accompagnamento professionale lungo gli itinerari escursionistici oltre tale quota e sui sentieri per escursionisti esperti (EE), indipendentemente dall'altitudine, è invece riservato alle figure abilitate previste dalla normativa.

 

Un primo ricorso delle associazioni che rappresentano le Guide ambientali escursionistiche era già stato bocciato nel maggio di quest'anno dal Consiglio di Stato.

Più di recente, la Direzione Generale Sport e Giovani di Regione Lombardia ha risposto ad una richiesta di chiarimento di Assoguide, un'associazione che rappresenta oltre 1200 guide escursionistiche su territorio nazionale.

 

La direzione Sport e Giovani ha spiegato che questa restrizione riguarda soltanto l'accompagnamento svolto a titolo professionale, retribuito. Chi cammina in autonomia è dunque libero di superare quella quota in piena responsabilità.

 

Qualche giorno fa, però, Assoguide ha lanciato un nuovo appello per la revisione del provvedimento, denunciando l'impatto che questa limitazione avrebbe per la categoria e l'infondatezza di imporre un simile limite laddove il pubblico può attualmente circolare in autonomia. L'istanza delle associazioni Gae, per voce del presidente di Assoguide Luca Bercicchi, era stata raccolta anche da alcuni media nazionali.

 

Si leggeva il 29 ottobre su Il Giorno: "Nelle vallate e sui rilievi prealpini sono stati cancellati interi progetti dedicati all'educazione ambientale per i più giovani, tra cui settimane residenziali e campus estivi che portavano centinaia di bambini a vivere la montagna su sentieri facili e sicuri, ambiti verso cui le altre figure professionali non mostrano interesse. Nelle zone lacustri e collinari, poi, la soglia dei 700 metri coincide esattamente con il punto in cui la vegetazione si apre sui panorami più suggestivi. Dover riprogrammare da zero le escursioni restando a quote inferiori penalizza fortemente l'offerta commerciale e priva gli utenti della bellezza dei paesaggi".

 

Il timore riguardava anche l'economia dei territori montani, dove le Guide ambientali soprattutto in territori a vocazione tipicamente escursionistica, piuttosto che alpinistica, come gran parte degli Appennini. Su Il Resto del Carlino, Bercicchi si è detto preoccupato che provvedimenti analoghi possano essere adottati altre regioni, in particolare Emilia-Romagna e Marche, dove il settore dell'accompagnamento ambientale è particolarmente sviluppato.

 

L'appello di Assoguide ha trovato una decisa controrisposta dal Collegio Regionale Guide alpine della Lombardia, nel comunicato-intervista di domenica 1 novembre. In questa pubblicazione, il presidente Fabrizio Pina spiegava le ragioni del provvedimento auspicando che questo possa finalmente assopire la polemica.

 

"Tre pronunce, tutte ampiamente motivate. Eppure continuiamo a leggere dichiarazioni secondo cui saremmo di fronte a una scelta politica arbitraria, addirittura a una guerra commerciale".

 

Secondo il Collegio Guide Alpine, distinguere figure professionali diverse, con percorsi formativi, competenze e responsabilità differenti, non sarebbe altro che il principio su cui si fonda la regolamentazione delle professioni.

 

"La Regione Lombardia non si è svegliata una mattina decidendo di mettere un cartello di divieto a quota 700 metri per fare un dispetto alle guide ambientali. Ha esercitato una competenza espressamente attribuitale dalla legge statale, individuando gli ambiti territoriali riservati agli accompagnatori di media montagna. E lo ha fatto nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, come hanno riconosciuto i giudici amministrativi".

 

Quanto al tema della sicurezza, Fabrizio Pina fa notare come la giustizia amministrativa abbia riconosciuto la ragionevolezza di riservare determinati percorsi a professionisti dotati di una preparazione specifica e verificata per l'accompagnamento in ambiente montano.

 

"In merito alle presunte ripercussioni economiche sul settore turistico, quali sono i dati? Sulla base di cosa si parla di cali? Altrimenti ognuno è libero di sostenere quello che vuole a proprio piacimento. Viene anche da chiedersi dove queste guide portino i bambini in gita, dove svolgano i campi estivi didattici, visto che i sentieri semplici e poco pericolosi sono liberi per tutti, anche per le Guide ambientali, anche oltre i 700 metri".

 

Non si tratta di sottovalutare le competenze o l'utilità del lavoro di guida ambientale, precisano le guide alpine, ma piuttosto di far notare che le competenze professionali non sono tutte intercambiabili e che, quando si accompagnano persone in montagna, la preparazione richiesta deve essere adeguata all'ambiente e ai rischi che esso presenta. "Non è una nostra opinione corporativa: è il principio che emerge dalla legge e dalle decisioni dei giudici".

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