L'Iran ha giustiziato l'alpinista Ali Sina Mostafavi, il 38enne che sognava di scalare l'Everest è stato ucciso nel carcere Kerman

Il regime di Teheran ha giustiziato l'alpinista Ali Sina Mostafavi. Il nickname del 38enne sui social network era "Everest_Coldhell" ("Inferno di gelo dell'Everest")

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'Iran ha giustiziato Ali Sina Mostafavi, l'alpinista è morto nel carcere centrale della città di Kerman. Il sogno del 38enne era quello di scalare l'Everest. A riferire l'uccisione è "Human Rights for Sport", l'organizzazione con sede a Oslo in Finlandia.
Il 38enne era stato arrestato il 25 aprile con l'accusa di "Moharebeh", termine che viene tradotto come "inimicizia contro Dio". L'alpinista, secondo le parole di Ebrahim Hamidi (giudice capo di Kerman) riportate dall'agenzia di stampa Tasnim News Agency (organo vicino al regime), avrebbe voluto seminare terrore e panico.
L'alpinista sarebbe stato, per il regime iraniano, un "agente armato del nemico americano-sionista".
Tra le varie accuse anche quelle di aver sparato contro civili e militari di leva durante le proteste avvenute nella piazza di Azadi a Kerman nel marzo scorso ma anche di aver partecipato alle manifestazioni che hanno coinvolto tutto il Paese a gennaio.
Sempre secondo le autorità di Teheran, il 38enne avrebbe fornito informazioni e filmati a "media ostili".
Il nickname sui social network di Mostafavi era "Everest_Coldhell" ("Inferno di gelo dell'Everest") e il suo sogno era quello di scalare la montagna più alta del mondo.












