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Trento
30 ottobre | 06:00

Da Polonia e Repubblica Ceca maestri senza (tutte) le abilitazioni sulle piste, l'allarme dei maestri di sci: "Numeri in crescita. Si deve fare come in Alto Adige". Ecco come

Il presidente del Collegio dei maestri sci del Trentino, Mario Panizza: "L'Alto Adige applica la sentenza del Consiglio di Stato e chiediamo che anche la nostra Provincia agisca in quella direzione. Una gestione complessiva dei maestri permetterebbe di trasformare una criticità in risorsa, anche sul fronte del ricambio generazionale"

Da Polonia e Repubblica Ceca maestri senza (tutte) le abilitazioni sulle piste

TRENTO. "La richiesta è di un regolamento migliore e raccordarsi alle procedure che vengono utilizzate in Alto Adige". Queste le parole a il Dolomiti di Mario Panizza, presidente del Collegio dei maestri di sci in Trentino. "Il rischio è quello di una minore sicurezza sulle piste ma anche una riduzione della competenza professionale".

 

La stagione invernale è sempre più vicina. Archiviata l'estate e superato l'autunno, le destinazioni lavorano a pieno ritmo per preparare i tracciati e gli operatori dell'ospitalità sono in fermento per accogliere i turisti (Qui articolo). Nonostante le tante incertezze - gli impatti del cambiamento climatico in primis, senza trascurare i rincari dei prezzi e gli scenari internazionali (Qui articolo) - si respira ottimismo. C'è però una preoccupazione che serpeggia tra i maestri di sci (Qui articolo).

 

La presenza sempre più importante di maestri che non dispongono delle necessarie documentazioni per esercitare sulle montagne trentine. "Non siamo contro i professionisti stranieri, quanto contro quelli che non hanno le abilitazioni", spiega Panizza. "Abbiamo incontrato la Provincia e abbiamo chiesto di seguire le linee guida contenute nella sentenza del Consiglio di Stato ma c'è stata una chiusura e la delibera dà la possibilità di muoversi in forma autonoma. Torniamo a sollecitare invece di affrontare la questione perché riguarda la sicurezza in pista e le tutele di tutti".

 

Oggi per poter insegnare in Trentino senza una qualifica professionale italiana può scegliere due percorsi: operare all’interno di una scuola certificata (una cinquantina quelle presenti sul territorio) e quindi poter godere della supervisione di professionisti abilitati (in Trentino esistono corsi per la qualifica di direttori di scuola) oppure si lavora in forma autonoma, cioè come libero professionista. In entrambi i casi serve comunque una autorizzazione preventiva della Provincia di Trento.

 

"Non c'è nulla da obiettare se un professionista esercita in forma autonoma e temporanea purché abbia superato le prove di formazione comuni (quali Eurotest e anche Eurosécurité): questo permette di fissare un livello professionale comune nelle varie nazioni", evidenzia Panizza. "Tuttavia ci sono ancora molti casi di maestri che lavorano come liberi professionisti senza queste certificazioni. E' qui che si corre il rischio di portare a una riduzione della sicurezza sulle piste e della professionalità del comparto". 

 

Ma qual è il peso di questo fenomeno? "Sono state presentate 1.400 richieste circa e un migliaio sono state quelle accettate. Solo in minima parte operano all'interno delle scuole". I bacini principali di provenienza sono Polonia e Repubblica Ceca, poi in forma più limitata e residuale Slovenia, Croazia e Belgio. Gruppi di turisti che arrivano in Trentino, accompagnati dal maestro, un modo anche per superare eventuali barriere linguistiche ma che può essere anche fonte di preoccupazione in materia sicurezza.

 

"Se non si è possesso dei certificati comuni a livello europeo, la richiesta è che questi maestri si appoggino alle nostre scuole per garantire gli standard di elevata qualità, qualifiche tecniche, coperture assicurative e attenzione", prosegue il presidente del Collegio dei maestri di sci del Trentino. "Negli anni c'è stato un investimento per migliorare la formazione, la sensibilità di insegnamento, le specializzazioni e la comunicazione. C'è un'attenzione sempre maggiore anche nei confronti dei bambini e dei disabili. Un patrimonio non sempre riscontrabile tra i professionisti provenienti o certificati all’estero".

 

Questo perché sarebbe più facile e più veloce superare un esame in nazioni limitrofe rispetto a sostenere l'iter in Trentino, senza dimenticare la necessità di seguire regolarmente un percorso di aggiornamento e specializzazione. E' infatti in crescita il numero dei professionisti che seguono questa strada, anche in Italia. 

 

"Si formano all'estero, come in Croazia e Slovenia, e ottengono un titolo dopo aver completato un percorso più breve. C'è infatti la possibilità che dopo due anni il professionista può rivolgersi alla Conferenza Servizi a Roma, forte del 'tirocinio' svolto in un’area qualificata come il nostro territorio e chiedere il pieno riconoscimento del titolo. Un modo per scavalcare anche le stringenti norme europee che chiedono anche il superamento di prove di formazione comuni". 

 

Certo, se si viene fermati in pista a insegnare senza le necessarie abilitazioni, il professionista può incorrere in una multa. Si potrebbe anche configurare l'esercizio abusivo di professione (Qui articolo).

 

"La sanzione è di qualche centinaia di euro alla prima contestazione, una cifra che raddoppia successivamente", dice Panizza. "E' più difficile arrivare a una denuncia penale perché la questione è complessa, il discorso cambia se se c'è un infortunio oppure un incidente. Inoltre spesso questi maestri hanno coperture assicurativa, che sono irrisorie rispetto alle nostre". 

 

Per questo si guarda al vicino Alto Adige, che applica procedure più aderenti ai contenuti della sentenza del Consiglio di Stato (Qui articolo). "Le linee guida stabiliscono i requisiti che i maestri con titolo straniero devono avere per poter esercitare la professione e per poter garantire la sicurezza in pista. A Bolzano si segue quell'indirizzo con reciproca soddisfazione. I tour operator sono più incentivati a confrontarsi e collaborare con le scuole. La richiesta è di uniformare il modus operandi nella stessa regione. Le nostre contestazioni alla Provincia sono per chiedere un regolamento migliore".

 

Questo in prospettiva potrebbe rispondere a un'altra criticità. La grande fatica nel ricambio generazionale. "Ci sono tanti giovani che imparano a sciare ma pochi quelli che nel tempo proseguono come maestri. Molti si laureano e trovano un'occupazione stabile mentre questo è stagionale. Alcuni esercitano magari a Natale e nei week end ma ormai hanno intrapreso strade professionali diverse. Una gestione complessiva dei maestri permetterebbe di trasformare una criticità in risorsa. Ma ora la non regolamentazione di questi professionisti e il loro deciso incremento numerico, abbinata alla non puntuale verifica delle loro conoscenze tecniche di insegnamento, rischia di destabilizzare tutto il settore dei Professionisti della neve e operatori del turismo della montagna, non solo durante l'inverno", conclude Panizza.

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