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Trento
03 giugno | 06:00

“Rifugi, potrebbe essere l'estate più critica degli ultimi anni per la carenza d'acqua”. Tra presenze e personale, pronti al via. Ferrari: “1000 volontari al lavoro sui sentieri”

Per Raffaele Alimonta – gestore dell'omonimo rifugio sul Brenta e vice-presidente dei rifugisti trentini – e Cristian Ferrari – presidente della Sat – quella che sta per iniziare potrebbe essere una stagione particolarmente dura sul fronte dell'approvvigionamento idrico per le strutture d'alta quota. Il Dolomiti li ha raggiunti per un punto sulla situazione in vista dell'avvio della stagione: ecco priorità e preoccupazioni

TRENTO. Mentre l'apertura ufficiale della stagione per i rifugi trentini (il 20 giugno) si avvicina, per le strutture d'alta quota sul territorio provinciale le prospettive sono di una sostanziale tenuta sul fronte del numero di visitatori – se non, addirittura, di un'ulteriore crescita – mentre preoccupa in particolare la disponibilità di acqua in vista dei mesi estivi.

 

A riportarlo a il Dolomiti sono il presidente della Società alpinisti Tridentini, Cristian Ferrari, e il vice-presidente dell'Associazione rifugisti del Trentino, Raffaele Alimonta – gestore dell'omonimo rifugio a 2580 metri di quota nel cuore delle Dolomiti di Brenta – nel fare un punto sulla situazione in questa fase di ripresa delle attività delle strutture. Ma procediamo con ordine.

 

Alimonta: “Questa stagione potrebbe essere una delle più critiche degli ultimi anni sul fronte delle risorse idriche”

 

Sul fronte meteorologico innanzitutto, spiega Ferrari, bisogna attualmente fare i conti con le conseguenze di un inverno caratterizzato da scarse precipitazioni nevose: “Proprio per questo – spiega – la principale preoccupazione per il 2026 riguarda la disponibilità di acqua”.

 

Negli scorsi giorni il Dolomiti aveva riportato una serie di dati (Qui Articolo) relativi alla situazione attuale delle risorse idriche sul territorio provinciale, dove la portata dei fiumi – Adige in primis – è nettamente inferiore alla media storica. Per quanto riguarda invece le riserve nivali, rispetto ai valori storici si stima attualmente una quantità di neve inferiore del 90% rispetto alla media storica per quanto riguarda il bacino del Brenta, del 70% per quello di Noce e Avisio e del 60% per quello del Sarca. Una situazione che ha già messo in allerta la Federazione provinciale dei Consorzi irrigui (Qui Articolo) e che ha effetti potenzialmente ancora maggiori proprio per le strutture d'alta quota.

 

“Personalmente – dice Raffaele Alimonta – vedo questa stagione come una di quelle potenzialmente più critiche degli ultimi anni sul fronte delle risorse idriche. Nella zona del nostro rifugio ad oggi mancano diversi metri di neve rispetto allo scorso anno, nel corso del quale abbiamo iniziato a registrare difficoltà di approvvigionamento a fine luglio. In questa stagione probabilmente la problematica sarà anticipata. Poi bisognerà ovviamente calibrare le valutazioni sulla base delle precipitazioni: se l'estate dovesse rivelarsi particolarmente piovosa, diciamo che l'acqua sarebbe l'ultimo dei nostri problemi. È indubbio però che ad oggi la neve al suolo sia nettamente meno rispetto agli anni passati”.

 

Presenze in quota, Ferrari: “Overtourism? Preferisco parlare della necessità di governare i flussi”

 

Sul fronte delle presenze – uno dei temi caldi per la montagna, dove negli ultimi anni sono diversi gli episodi nei quali si è parlato di overtourism – dice comunque il presidente della Sat: “I dati degli ultimi anni fanno pensare a una stagione ancora in crescita per numero di frequentatori. Più che di overtourism però preferisco parlare della necessità di governare i flussi: rifugi, sentieri e ambienti di alta quota hanno una capacità di carico limitata e richiedono una frequentazione compatibile con le caratteristiche del territorio”.

 

Per Alimonta il trend delle prenotazioni si conferma in questa fase in linea con gli anni passati: “La stagione dovrebbe essere buona, nonostante le diverse situazioni di crisi che si registrano a livello internazionale. Anche in questo caso però, tutto dipenderà dalle condizioni meteorologiche: con un'estate calda è probabile che si registreranno numeri in ulteriore crescita. Ci aspettiamo in ogni caso una conferma sul fronte delle presenze dall'estero: l'anno scorso al nostro rifugio le prenotazioni sono arrivare al 75/80% da stranieri, che mediamente organizzano le vacanze molto prima degli italiani. Anche se il trend per i flussi in ingresso da alcune località estere sembra essere leggermente in calo, ci aspettiamo nel 2026 di registrare dati simili al 2025".

“Il problema rimane il personale: ogni anno dobbiamo ripartire da zero”

 

Come anticipato al nostro giornale negli scorsi mesi dalla presidente dei rifugisti trentini, Roberta Silva (Qui Articolo), pur di fronte a numeri molto buoni a livello di presenze però, per le strutture d'alta quota – come per molti altri settori in Italia – la sfida maggiore rimane quella del personale.

“Sembra che sempre meno ragazzi e ragazze vogliano fare un'esperienza lavorativa in montagna – dice infatti Alimonta – e ormai ogni anno si tende a cambiare sostanzialmente tutto il personale. Alcuni giovani volenterosi si trovano, certo, ma principalmente si è in grado di fidelizzare chi vive nella zona del rifugio e che magari riesce a tornare a casa, in valle, nei giorni liberi. Questo vuol dire che noi gestori ci troviamo, in molti casi, a dover ripartire da zero ogni stagione, ri-formando daccapo il personale".

 

Una difficoltà, continua il gestore dell'Alimonta, che nell'ambito ricettivo si registra a tutti i livelli: “Faticano gli hotel – dice – figuriamoci i rifugi, dove comunque è necessario staccarsi dalla consuetudine della vita 'di valle' e entrare in quella 'di montagna'. Poi eventuali difficoltà dipendono naturalmente dai singoli rifugi: noi quest'anno siamo riusciti a coprire tutte le posizioni di cui avevamo bisogno, salvandoci in extremis nelle ultime due settimane dopo due uscite improvvise dell'ultima ora”.

 

“Oltre 1.000 volontari per gestire 5600 chilometri di sentieri: la manutenzione un lavoro continuo e spesso poco visibile”

 

Centrale per garantire una ripresa tanto delle attività dei rifugi quanto per l'arrivo dei visitatori, però, è ovviamente lo stato della rete sentieristica in quota: un vero e proprio patrimonio che, ricorda Ferrari, ogni anno viene curato e manutenuto dai moltissimi volontari distribuiti sul territorio.

 

“Con la fine dell'inverno – spiega il presidente della Sat – sono già iniziati i sopralluogo delle sezioni Sat per verificare lo stato della rete sentieristica e individuare eventuali criticità dovute a schianti di alberi, erosioni o smottamenti”. Per quanto riguarda invece gli effetti del degrado del permafrost, le problematiche riguardano soprattutto le quote più elevate e potranno essere valutate meglio nel corso dell'estate: “Restano invece evidenti – continua – situazioni come il grande crollo che ha interessato la zona di Cima Falkner nelle Dolomiti di Brenta e che mantiene chiusa la ferrata Benini, probabilmente per tutta la stagione 2026”.

 

Come anticipato, le attività della Sat in questo contesto sono possibili grazie all'impegno e alla dedizione dei volontari: “La manutenzione dei sentieri – conclude Ferrari – è un lavoro continuo e spesso poco visibile. La Sat gestisce una rete di circa 5.600 chilometri di sentieri grazie all'impegno di oltre 1000 volontari distribuiti sul territorio. Ogni anno vengono dedicate migliaia di giornate di lavoro gratuito al controllo, alla manutenzione e alla messa in sicurezza dei percorsi. Un contributo prezioso, spesso dato per scontato e raramente citato, ma che aiuta a mantenere il territorio trentino e a rendere possibile la frequentazione escursionistica e alpinistica in condizioni di sicurezza”.

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