"Distrutta la targa per mia figlia Giada, morta due anni fa in parete", il dolore e lo shock della madre: "Un gesto becero e vigliacco. Restituite almeno la foto"
Ornella Conedera affida a una lettera, inviata a Radio Più, tutto il dolore e lo sdegno per la rimozione della targa posta sulla cima del San Sebastiano in ricordo della figlia Giada Rosson. “Sono consapevole che la montagna non è un palcoscenico né un altare, ma assicuro che nei miei 30 anni di salite ho visto cose ben peggiori di una piccola targa commemorativa”

AGORDO. “Alla persona o persone che, senza il minimo rispetto, hanno distrutto la targa di mia figlia, chiedo che in qualunque stato si trovi mi sia restituita, perché ritengo che la foto di Giada non debba rimanere in mani tanto indegne. Sarebbe come farla morire di nuovo”.
Sono dure le parole di condanna che Ornella Conedera affida a una lettera inviata alla redazione di Radio Più per commentare lo sfregio della targa in memoria della figlia Giada Rosson, scomparsa nel 2024, all’età di 41 anni, precipitando sulla Croda dei Toni in fase di calata (qui la notizia).
La targa commemorativa era infatti stata posizionata poco dopo la tragedia dagli amici della donna sulla vetta del San Sebastiano, che la madre ricorda come Giada amasse particolarmente. Non un atto di oltraggio alla montagna - sono ben altri gli sfregi che si contano a centinaia sulle Dolomiti, e non solo - ma quello che Conedera definisce “un piccolo omaggio” alla figlia, che ha pagato con la vita l’amore per l’ambiente montano dal quale riportava anche a valle i rifiuti altrui.
“In questi giorni - scrive la donna - mi è stato riferito che la targa è stata strappata e rimossa. Per me lo shock è stato grande: posso capire che l’empatia non sia di tutti, che qualcuno si sia sentito disturbato e magari offeso nel leggere i delicati versi sulla foto che Giada stessa aveva scritto. Sono consapevole che la montagna non è un palcoscenico né un altare, ma assicuro che nei miei 30 anni di salite ho visto cose ben peggiori di una piccola targa commemorativa”.
Un’altra targa per Giada esiste, in un luogo che la madre a questo punto non può che essere felice sia accessibile a pochi. “Cercate e distruggete pure, se ciò vi eleva a vendicatori delle cime violate da croci o Madonnine che forse possono incutere disgusto ai cultori della nuda roccia, o magari una targa dedicata a qualcuno più sfortunato di voi. Questi gesti beceri e vigliaccamente anonimi - conclude la donna - rendono l’essere umano sempre più piccolo e meschino, mentre grande rimarrà il ricordo che non riuscirete a distruggere. Con o senza targhe alla memoria”.












