“La sfida è la ricerca di personale”. I rifugisti guardano all'estate, il punto di Silva: “Per i pernotti 60% degli ospiti stranieri, crescono gli americani”
In quota, dice a il Dolomiti la presidente dei rifugisti trentini, la ricerca di personale è già iniziata da mesi per arrivare pronti all'apertura della stagione estiva: "Fortunatamente come associazione quest'anno non abbiamo ricevuto notizie di grosse problematiche su questo fronte dalle strutture sul nostro territorio. Non più della norma almeno"

TRENTO. Mentre all'inizio “ufficiale” della stagione estiva in quota – il 20 giugno – mancano ancora diversi mesi, per i rifugisti trentini la sfida principale si conferma anche nel 2026 la ricerca di personale, con i gestori delle varie strutture al lavoro già da diversi mesi per organizzare le “squadre” di addetti in vista della riapertura.
A confermarlo a il Dolomiti, facendo il punto sulle priorità del settore in questa fase di preparazione, è la presidente dell'Associazione rifugi del Trentino – nonché gestrice del Roda di Vael in Val di Fassa – Roberta Silva, che sottolinea però innanzitutto come al tema lavorativo si accompagni inevitabilmente una variabile che negli ultimi anni ha causato diverse problematiche: la disponibilità di acqua.
“Sul fronte idrico – dice innanzitutto Silva – bisognerà aspettare l'arrivo dell'estate per capire la situazione. Per il momento possiamo dire però che la prima fase dell'inverno, quando le precipitazioni favoriscono maggiormente il ricarico delle risorse idriche, non è stata particolarmente nevosa. Ma in base alle condizioni meteo il trend può ovviamente cambiare anche molto velocemente”.
Per quanto riguarda invece il personale, molti rifugisti trentini hanno iniziato la ricerca già con l'inizio del nuovo anno, cercando di affrontare con largo anticipo una questione che ogni anno si conferma primaria per l'organizzazione delle attività in quota. “Fortunatamente – spiega la presidente dei rifugisti – come associazione quest'anno non abbiamo ricevuto notizie di grosse problematiche su questo fronte dalle strutture sul nostro territorio. Non più della norma almeno”.
Come detto infatti, trovare stagionali per coprire tutte le posizioni necessarie è ormai una sfida che i gestori affrontano annualmente su diversi livelli: “Il problema è legato principalmente al personale che lavora in cucina – continua Silva – dove è necessaria una formazione specifica che la fatica e la buona volontà non possono sostituire. In particolare però per i rifugi che anticipano l'apertura estiva, anche reperire studenti che vogliano salire in quota per la stagione è particolarmente complicato, visto il calendario scolastico e universitario. La ricerca comunque si concentra inizialmente nelle zone limitrofe al rifugio, ampliandosi poi via via e includendo anche i canali social”.
Seguendo un trend di crescita che si osserva ormai da diversi anni – in particolare dal post-Covid – anche per il 2026 i rifugisti si attendono numeri importanti nelle strutture d'alta quota, dove la maggior parte dei pernottamenti è di turisti stranieri: “Negli ultimi anni – dice la gestrice del Roda di Vael – la percentuale di prenotazioni effettuate da cittadini di altri Paesi si aggira mediamente attorno al 60%. Rispetto al passato, oggi sono diminuiti in particolare gli ospiti tedeschi e austriaci mentre sono aumentati quelli che arrivano dal continente americano, in particolare statunitensi e canadesi”.
Guardando infine alle tensioni in Medio Oriente, sottolinea Silva: “Non siamo particolarmente preoccupati per un calo degli arrivi, visto che i flussi dalla regione non sono mai stati consistenti. Vista la situazione però, è possibile immaginare che più italiani decidano di non partire per andare all'estero e che scelgano invece di trascorrere le vacanze in Italia, con possibili ricadute positive anche per i rifugi”.












