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FVG
10 maggio | 14:45

Dal lavoro notturno nei cocktail bar in centro alla malga a 1.800 metri: "Vivere in città ci ha saturati, così abbiamo cambiato la nostra vita"

Matteo Labinaz e Giada Balanzin gestiscono oggi la malga Morareto, in alta Carnia, con grande passione e un mestiere ancora da imparare: "Lavoriamo anche diciotto ore al giorno ma qui abbiamo ritrovato serenità"

FORNI AVOLTRI (Udine). “Entrambi lavoravamo nella ristorazione in vari locali della città. Ma vivere in città ci ha saturati e appena abbiamo visto la possibilità di gestire un rifugio montano l'abbiamo colta subito", così Matteo Labinaz, giovane di 32 anni originario di Trieste, racconta a Il Dolomiti di come, assieme alla compagna Giada Balanzin, abbia passato il Rubicone e stravolto la propria vita per prendere in gestione la malga e agriturismo Morareto. "E da lì la nostra vita è cambiata”.

 

La malga e agriturismo si trova nella frazione di Collina, nel Comune di Forni Avoltri in provincia di Udine. Un luogo sperduto e soave nell'alta Carnia, all'ombra del monte Coglians, la montagna più alta del Friuli Venezia Giulia.

 

“A Trieste lavoravamo le notti, in un cocktail bar – dice Labinaz - era impossibile progettare un futuro e in prospettiva una famiglia. Non c'entra la voglia di lavorare, adesso lavoriamo quasi diciotto ore al giorno tirate, ma lo facciamo in un ambiente sano e molto meno stressante”.

 

Un elemento singolare è inoltre rappresentato dalla zona, una parte della Carnia particolarmente recondita, che nemmeno i due giovani conoscevano prima che il destino non li conducesse alle falde del Coglians, come racconta Labinaz: “E' un luogo incantevole che non conoscevo, come molti triestini se d'inverno arrivavo a Forni Avoltri poi tiravo dritto verso Sappada per andare a sciare. Fu il padre di Giada, che conosceva la zona, a farla scoprire a lei e da lì quando ci sono venuto anch'io mi sono innamorato. Abbiamo mollato tutto, sia il lavoro e altri impegni, e oggi siamo al nostro secondo anno di gestione”.

 

Tuttavia mandare avanti una malga non è uno scherzo, soprattutto per gente di città che non è abituata alle difficoltà e alle peripezie imposte dall'alta quota. L'esperienza dei due novelli malgari è infatti iniziata con fatica, ma sempre contraddistinta dal morale alto e dal buon umore, ingredienti fondamentali per non lasciarsi abbattere dalle avversità, come hanno tenuto a specificare i due giovani. 

"E' una grande sfida, questo è vero – dice  Giada Balanzin – basti pensare che siamo in un luogo dove di base non arriva corrente elettrica e dobbiamo affidarci ai pannelli solari, col maltempo invece al generatore, il che è molto costoso. Ma anche con il sole non mancano i problemi: hai corrente ma d'estate si rischia la siccità e di restare senz'acqua, ma siamo sempre riusciti ad andare avanti con serenità”.

 

“Siamo a 1.800 metri di quota – dice Matteo Labinaz – ogni cosa richiede duro lavoro, ma ne vale la pena. Il mestiere del malgaro? Diciamo che stiamo imparando – sorride – per ora è un'altra azienda che si occupa dell'alpeggio, in giugno porta qui le vacche per la produzione di formaggio e altri prodotti caseari eccezionali, fatti in casa e a metro zero. Ma noi siamo lì che aiutiamo e rubiamo con gli occhi i segreti del mestiere per imparare a poter mettere in pratica la lezione molto presto, in autonomia”.

 

La sua famiglia ha inoltre da sempre un legame particolare e delicato con la montagna. Matteo è infatti il figlio di Andrea Labinaz, forte alpinista e rocciatore della Trenta Ottobre prematuramente scomparso sulla Biancain Val Rosandra quasi vent'anni fa. Un fatto che, pur drammatico, non ha spento in lui il desiderio di lavorare ma soprattutto di vivere intensamente la montagna.

 

“In montagna faccio lunghe camminate – conclude Labinaz - mentre l'arrampicata in casa nostra è sempre rimasta un tema delicato, io stesso non ho seguito quella strada, anche per quello che è successo. Ma la passione per la montagna è nel sangue della nostra famiglia, la mia presenza qui e la vita che io e Giada abbiamo scelto di intraprendere è la chiusura di un cerchio”.

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