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Trento
12 maggio | 18:30

Riapre il rifugio Sat Tosa - Tomaso Pedrotti dopo i lavori di riqualificazione. La sfida del futuro? "La gestione dell'acqua"

Dopo la chiusura dell'estate scorsa per i lavori di ristrutturazione, riapre il Rifugio Sat Tosa - Tomaso Pedrotti. Nella gestione Franco Nicolini sarà affiancato dalla famiglia, con Davide, Elena, Sandra e Federico, in una continuità familiare che da anni accompagna la vita e l’accoglienza della struttura

TRENTO. Ritorna a disposizione degli escursionisti il Rifugio Sat Tosa – Tomaso Pedrotti, struttura situata alla Bocca di Brenta a quota 2.491 metri. La data da cerchiare in rosso nel calendario è il prossimo 20 giugno in concomitanza con l’avvio della nuova stagione.

 

Il rifugio, chiuso al pubblico per l’intera stagione 2025 per consentire gli interventi di ristrutturazione, è tra le mete più frequentate e simboliche del Gruppo di Brenta. La Sat restituisce così alla comunità alpinistica ed escursionistica trentina una struttura rinnovata, più efficiente e funzionale mantenendo però intatta la propria identità storica e il forte legame con il territorio.

 

Nella gestione del rifugio Franco Nicolini sarà affiancato dalla famiglia, con Davide, Elena, Sandra e Federico, in una continuità familiare che da anni accompagna la vita e l’accoglienza del Tosa Pedrotti.

"Il Tosa Pedrotti riaprirà all’inizio della prossima stagione dei rifugi grazie al grande lavoro delle squadre operative e al supporto della Provincia di Trento, in particolare del Servizio Turismo, che ha seguito il progetto fin dalle sue fasi iniziali", commenta Cristian Ferrari, presidente della Società alpinisti tridentini. "Un ringraziamento va anche alla struttura operativa e agli uffici tecnici della Sat Centrale, agli uffici dei diversi Dipartimenti della Pat e dei Comuni interessati con cui la Sat ha collaborato, al Servizio Foreste della Pat e al Parco Naturale Adamello Brenta per il contributo fornito nel coordinamento e nell’avanzamento degli interventi".

 

Proseguiranno nel tempo "i lavori legati alle forniture e all’approvvigionamento idrico, tema sempre più centrale per le strutture in quota e strettamente connesso agli effetti della crisi climatica e alla crescente emergenza legata alla disponibilità di acqua in montagna", aggiunge Ferrari. "La gestione dell’acqua nei rifugi alpini è oggi tra le sfide più importanti: servono infrastrutture adeguate, attenzione costante e anche un utilizzo consapevole delle risorse da parte di chi frequenta la montagna".

Anche il gestore del rifugio, Franco Nicolini, torna sul tema dell’acqua e della gestione delle risorse in quota: “Il Tosa Pedrotti è un rifugio storico, ma anche una struttura che oggi deve confrontarsi con esigenze nuove, sia dal punto di vista dell’accoglienza sia della gestione quotidiana in alta quota. I lavori realizzati permetteranno di affrontare meglio le prossime stagioni, mantenendo però intatto lo spirito di questo luogo, che per escursionisti e alpinisti rappresenta un punto di riferimento nel cuore del Brenta".

 

Particolare attenzione è stata dedicata all’efficienza energetica e alla gestione delle risorse. "Il nuovo tetto in legno, più leggero e meglio isolato, ha sostituito quello in cemento per migliorare l’efficienza termica e la stabilità della struttura", evidenzia Nicolini. "Sono stati inoltre installati pannelli fotovoltaici che consentiranno di ridurre il consumo di gasolio di almeno il 50%, valorizzando l’utilizzo di energie rinnovabili. Sul fronte dell’approvvigionamento idrico, tema sempre più delicato per le strutture in quota, bisognerà attendere ancora per la realizzazione della nuova cisterna destinata alla raccolta dell’acqua, perché sono necessarie ulteriori valutazioni geologiche dopo i crolli di roccia che hanno interessato entrambi i versanti, occidentale e orientale, di Cima Falkner. Si tratta di un intervento fondamentale per affrontare eventuali periodi di scarsità idrica e garantire continuità all’approvvigionamento durante la stagione estiva”.

Torna così in funzione un rifugio molto significativo, un punto di riferimento nel cuore delle Dolomiti di Brenta

 

“Un rifugio alpino non è solo un punto di appoggio per chi va in montagna, ma anche un luogo di accoglienza, incontro e presidio del territorio", prosegue Nicolini. "Il Tosa Pedrotti ha sempre avuto questo spirito e l’obiettivo era proprio quello di rinnovare la struttura senza perdere la sua identità. Dietro a un rifugio ci sono lavoro quotidiano, attenzione alle persone, rispetto per l’ambiente e un forte senso di comunità. Sono valori che appartengono alla tradizione della Sat e che anche oggi vogliamo continuare a portare avanti, mantenendo vivo il legame tra montagna, ospitalità e cultura alpina”.

 

L’intervento ha previsto un aumento volumetrico contenuto, l’ammodernamento degli impianti e l’adeguamento alle normative di sicurezza, con l’obiettivo di migliorare la funzionalità e il comfort della struttura, preservandone al contempo il valore storico e paesaggistico nel cuore delle Dolomiti di Brenta.

 

La realizzazione dell’opera è stata affidata all’impresa Dallapè e alla carpenteria Ferrari, che hanno operato in condizioni particolarmente impegnative legate all’alta quota. Il progetto di riqualificazione e ampliamento, vincitore del concorso di progettazione bandito dalla SAT nel 2022 assieme agli Ordini professionali degli Architetti e degli Ingegneri della Provincia di Trento, porta la firma dello studio Stami Architettura, con l’architetto Stefano Pasquali come capogruppo, in collaborazione con Samantha Minozzi, Alberto Stangherlin e Andrea Moser.

 

La ristrutturazione ha trasformato l’ultimo piano in un vero e proprio farovisivo: il terzo livello è stato dipinto di rosso e dotato di quattro punti luce orientati verso i principali sentieri di accesso. 

 

L’intervento ha riguardato in particolare la copertura, con un nuovo tetto in struttura mista acciaio-legno rivestito in zinco titanio, progettato per inserirsi armoniosamente nel contesto senza snaturare il volume originario. La riqualificazione non ha comportato un aumento significativo degli spazi e ha mantenuto gli attuali 120 posti letto, ora distribuiti in camere da 4 a 6 persone più funzionali e razionali. Gli elementi storici in dolomia che caratterizzano il rifugio sono stati preservati, mentre le nuove parti dialogano in modo armonioso con la struttura esistente.

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