In Alto Adige 14 sciacalli dorati morti (uno ucciso illegalmente con arma da fuoco e un altro avvelenato), 3 invece quelli investiti da auto in Trentino
In Alto Adige gli sciacalli dorati si sono diffusi di più rispetto al Trentino, si stima una presenza quattro volte superiore. A Bolzano alcuni danni sono riconducibili a questa specie che viene studiata in una tesi di laurea

BOLZANO. I lupi in Alto Adige sono in espansione mentre in Trentino sono estesi in modo più capillare e strutturale (Qui articolo). Dopo 25 anni a Bolzano è riapparsa un'orsa ma la popolazione è diminuita (Qui articolo) rispetto a Trento che rappresenta numeri più stabili. Una forte differenza riguarda la presenza di un'altra specie: gli sciacalli dorati sembrano aver trovato molto più spazio sul territorio altoatesino.
Una specie categorizzata quale mesopredatore, un canide selvatico di dimensioni intermedie tra un lupo e una volpe, che circa vent’anni fa ha iniziato il suo processo di colonizzazione in Europa, compreso il Trentino e l'Alto Adige.
Gli sciacalli dorati sono arrivati dall’Europa orientale attraverso i settori dinarico-balcanici e vengono considerati una specie ormai naturalizzata. La particolarità è un forte adattamento al contesto tra cambiamenti paesaggistici e climatici. Una caratteristica questa che ha favorito una progressiva diffusione nel continente.

"Lo sciacallo dorato non è una specie invasiva, categoria alla quale appartengono invece, per esempio, la nutria, il procione o il cane procione", si legge nei report. "Le specie invasive esercitano un impatto negativo significativo sugli ecosistemi che colonizzano e possono modificarli in modo sostanziale".
Nel 2009 la prima segnalazione in Alto Adige quando a Riva di Tures è stato abbattuto un esemplare, probabilmente per errore perché scambiato per una volpe. Nel 2012 è stato avvistato in Trentino.
A partire dalla prima riproduzione accertata nel 2020 in Trentino il trend positivo è proseguito negli anni successivi. Nel 2025 la specie è stata rilevata 46 volte, con la presenza di almeno 4 nuclei riproduttivi: nel Bleggio-Lomaso, nel Comune di Ville di Fiemme, a sud di Arco e nel comune di Madruzzo.
Le riproduzioni accertate sono una in meno rispetto al 2024, tuttavia la presenza della specie sul territorio provinciale è ritenuta tuttora in espansione. Sono stati rinvenuti sul territorio anche 3 sciacalli morti (due per investimento nelle zone di Arco e Tesero e un'altra per cause ignote a Varena) e un esemplare ferito (nel Bleggio Superiore, catturato, curato e rilasciato in natura). Un altro sciacallo dorato è stato rinvenuto ferito a Carano e poi soppresso su indicazione veterinaria.

Oggi in Alto Adige lo sciacallo dorato, da quanto documentato dalle segnalazioni contenute nel Rapporto dei grandi predatori, è presente negli assi vallivi principali: Val Venosta, Valle Isarco, Val Pusteria e Valle Aurina e parzialmente anche in Val d’Adige.
Nel corso del 2025 sono state raccolte 279 segni di presenza di sciacallo, tutti classificati nelle categorie C1 e C2: 62 comprendono tracce, escrementi, peli, urine, saliva, predazioni su animali domestici e selvatici. Sono stati prelevati 33 campioni biologici, il 53% del totale.
A questi dati si aggiungono anche i 14 sciacalli rinvenuti morti l'anno scorso, la maggior parte dei quali vittima di investimenti stradali. Si registrano, inoltre, un individuo ucciso illegalmente con arma da fuoco e un altro avvelenato.
Le restanti 217 segnalazioni derivano da avvistamenti diretti, spesso documentati mediante fotografie o video, da richiami acustici (howling) oppure registrati tramite fototrappole.

Sulla base delle riprese effettuate tramite fototrappole, nel 2025 è stato possibile documentare almeno 7 gruppi familiari e 4 coppie.
In Alto Adige ci sono stati casi di predazione attributi a questa specie che è prevalentemente saprofaga e opportunista: si nutre anche di carcasse di animali uccisi da altri predatori o deceduti per cause naturali.
"Le predazione attribuite allo sciacallo dorato richiedono un'attenta valutazione e analisi", si legge nel report. "Le sue prede abituali sono generalmente animali di piccole dimensioni (micromammiferi, uccelli e altri piccoli vertebrati), ai quali si affianca una quota alimentare di origine vegetale, costituita da cereali, frutti e semi. Anche la componente alimentare di origine antropica è rilevante".
A tale proposito, l’Ufficio gestione fauna selvatica, in collaborazione con una laureanda altoatesina dell’Università di Göttingen, dei laboratori University of Veterinary Medicine, Vienna e Universität für Bodenkultur di Vienna, collabora all’analisi dei contenuti stomacali, e mette a disposizione diversi sciacalli deceduti in provincia di Bolzano con l'obiettivo di approfondire le conoscenze sulla nicchia trofica di questa specie in Provincia. I risultati verranno discussi nel 2026 durante la tesi di laurea della candidata.
In alcune circostanze, "lo sciacallo dorato può attaccare anche ungulati, come caprioli o giovani cervi, oppure bestiame domestico di ridotte dimensioni. Una valutazione accurata dell’evento predatorio deve integrare l’esito genetico con le evidenze riscontrate sulla carcassa. In particolare, un importante elemento d’indirizzo diagnostico sul potenziale predatore è la misurazione della distanza tra i fori di perforazione presenti sul collo, punto in cui il predatore attacca proprio in corrispondenza dell’area sub-gulare. In particolare, quest’aspetto viene considerato in corrispondenza degli ulteriori risultati delle analisi genetiche".
Nel corso dell’anno sono stati segnalati 23 eventi predatori su fauna selvatica e 14 casi a carico di animali domestici, per i quali è stata ipotizzata la responsabilità dello sciacallo dorato. Le analisi genetiche hanno confermato la compatibilità con la specie in 6 su 23 casi (26%) per la fauna selvatica mentre per quanto riguarda gli animali domestici (ovicaprini), in 10 casi su 14 (corrispondente al 71%). I 14 eventi predatori segnalati su bestiame domestico hanno coinvolto 27 prede in totale fra pecore, capre e un vitello. Di questi capi coinvolti, 16 sono stati indennizzati per un costo complessivo di 2.565 euro.












