Dalla fuga lungo la rotta balcanica al profumo di pane e brioche, la storia di Abderazzak, oggi panettiere al Sosi: “Grazie a chi mi ha aiutato a ricostruire la mia vita”
Quella di Abderazzak è una di quelle storie che spesso restano senza volto. E' partito dal Marocco ed ha attraversato la drammatica rotta dei Balcani uno dei corridoi migratori più duri durante il quale è continuo il rischio di essere respinti o sparire lungo il tragitto. E' arrivato a Trento nel 2024 e al Punto d'Incontro gli è stata data la possibilità di ripartire. Sul giornale il Dolomiti abbiamo raccontato le storie di molti migranti che lungo la rotta perdono ogni cosa, del dramma degli psicofarmaci che sono costretti ad assumere ma anche dell'impegno di chi li aiuta curandogli le ferite rimaste sul corpo e nel cuore

TRENTO. Oggi impasta brioche e pane nel laboratorio del panificio Sosi. Circa due anni fa, invece, attraversava la rotta balcanica dopo aver lasciato tutto, dormendo nei boschi, passando confini a piedi, lottando contro l'ansia e la paura e inseguendo una speranza: quella di cambiare la propria vita e aiutare la sua famiglia rimasta in Marocco. E' una storia di forza, impegno e di riscatto, quella di Abderazzak Amiri. Oggi ha 24 anni ed è stato assunto da Sosi dopo un percorso di accoglienza e di introduzione al lavoro portato avanti grazie al Punto d'Incontro.
Abderazzak ha percorso un viaggio lungo tantissimi chilometri, passato attraverso la rotta balcanica, la fame, la paura e l’incertezza di chi lascia tutto senza sapere se arriverà da qualche parte. “A 22 anni sono partito dal Marocco” spiega. “Ho attraversato la Turchia, percorso la rotta balcanica”. Un viaggio difficile da raccontare. Stiamo parlando di uno dei corridoi migratori più duri durante il quale è continuo il rischio di essere respinti o sparire lungo il tragitto.
Sul giornale il Dolomiti abbiamo raccontato nelle scorse settimane le storie di molti migranti che lungo la rotta balcanica perdono ogni cosa, del dramma degli psicofarmaci che sono costretti ad assumere per poter andare avanti diventandone poi dipendenti (QUI L'ARTICOLO) ma anche dell'impegno di chi li aiuta curandogli le ferite rimaste sul corpo e nel cuore ( QUI e QUI GLI ARTICOLI)
Quella di Abderazzak è una di quelle storie che spesso restano senza volto, ridotte a numeri dentro il dibattito politico.
Arrivato in Italia riesce a raggiungere Trento e qui incontra l'aiuto importante che viene dato quotidianamente dal Punto d'Incontro, prima con un pasto caldo, poi con qualcosa di ancora più importante, la possibilità di ricominciare. Perché il “pasto” è fondamentale, ma ciò a cui molte persone aspirano davvero è un “posto”: uno spazio nella società, un’occasione per rialzarsi e tornare a costruire il proprio futuro. È questo l’obiettivo del Punto d’Incontro, che attraverso percorsi di formazione e il laboratorio di falegnameria prova a trasformare l’accoglienza in opportunità reale.
Lo fa grazie anche alla campagna di raccolta fondi “Un posto alla volta” che dal 7 novembre 2025 al 14 febbraio 2026, ha permesso di raccogliere 37.326,87 euro. Risorse che hanno sostenuto, nel corso del 2025, 4.433 ore di formazione coinvolgendo 17 persone in percorsi concreti di reinserimento lavorativo e sociale.
Tra questi numeri c'è Abderazzak ed è proprio al Punto d'Incontro che prende forma il primo passo verso il riscatto: il laboratorio di falegnameria. “In Marocco – racconta il 24enne – aveva già avuto un'esperienza in falegnameria”. Qui Abderazzak dimostra immediatamente la sua bravura. Sa lavorare ma sa anche aiutare e ad occuparsi degli altri.
Il laboratorio non insegna solamente le tecniche per lavorare il legno ma soprattutto fa capire quanto sia importante aiutare le persone e recuperare tutti 'quegli strumenti' utili per rientrare nella società e nel mondo del lavoro.
Dopo qualche mese di impegno nel laboratorio per Abderazzak si apre una nuova strada. Gli viene offerta la possibilità di entrare nel panificio Sosi per un tirocinio di due mesi. Accetta e appena mette le mani nella farina è come se tornasse a casa.

“In Marocco – racconta – dopo un'esperienza come falegname ho lavorato con mio padre che era un panettiere”. Si capisce immediatamente che non era la prima volta che Abderazzak metteva le mani in pasta. E lo vede anche Stefano Sosi. “Quando mi è stato proposto il suo inserimento — racconta Sosi — ho pensato che potesse essere un’opportunità reciproca. Da una parte la necessità di trovare persone disponibili a fare un lavoro impegnativo, dall’altra la possibilità di offrire a qualcuno un punto di riferimento concreto attraverso il lavoro”.
Abderazzak si dà da fare. Non solo cerca ogni giorno di dare tutto se stesso nel lavoro ma appena chiamano per un aiuto lui c'è. Ecco allora che dopo il tirocinio di circa due mesi, arriva l’assunzione. Oggi, da circa sette mesi, prepara brioche e prodotti di pasticceria.
“Quando sono arrivato al Punto d’Incontro mi hanno dato da mangiare, mi hanno permesso di lavarmi e di lavare i miei vestiti. Ma soprattutto mi hanno aiutato a rimettermi in piedi”, racconta Abderazzak. “Grazie ai volontari ho trovato un’opportunità di lavoro e oggi, al panificio Sosi, ho un contratto e un posto nella società. Adesso mi sento bene” conclude.
















