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Trento
14 aprile | 06:00

Presi a bastonate e riempiti di psicofarmaci, il dramma di alcuni migranti. Il Serd: "Fino a tre anni fa fenomeno quasi inesistente ora tanti hanno gravi forme di dipendenza"

Tra violenze e abusi il viaggio lungo la rotta balcanica lascia segni profondi. C'è chi arriva a Trento e non riesce a fare a meno degli psicofarmaci, li trova  al mercato nero nelle piazze e nei parchi dove con pochi euro si riesce ad avere una pastiglia di Rivotril. Negli ultimi anni, però,  il fenomeno ha coinvolto anche il Servizio dipendenze dell'Azienda sanitaria: "Sono farmaci dati per placare ansie e situazioni tremende lungo il viaggio. Arrivano e non riescono più a farne a meno". Rimangono segnati a vita

TRENTO. Silenzi, violenze ma anche psicofarmaci. La tratta che attraversa i Balcani e che porta migliaia di migranti in Italia e verso altre zone d'Europa è sempre più drammatica. Non solo violenze di ogni genere, abusi e respingimenti illegali.

 

A molti migranti vengono dati farmaci, tanti psicofarmaci. A partire dalle benzodiazepine usate come 'strumenti' per calmare le ansie, le paure, i drammi che rimangono nella testa e negli occhi dei migranti. C’è chi li assume per sopportare il dolore, la paura chi per riuscire a dormire dopo giorni di viaggio e di violenze, chi perché costretto.

 

I farmaci circolano tra i campi, nei centri di detenzione e nei passaggi di frontiera, trasformandosi in veri e propri meccanismi di dipendenza. In alcuni casi, come più volte denunciato da diverse associazioni che si occupano della rotta balcanica, questi farmaci vengono usati anche come forma di controllo.

 

La Rotta Balcanica è tra le più terribili. Secondo i dati Frontex pubblicati all'inizio di quest'anno, nel 2025 sono stati circa 12.500 gli ingressi irregolari dei migranti lungo la Rotta balcanica. Ancora tantissimi, nonostante siano il 42% in meno rispetto al 2024. La diminuzione, è stato spiegato, sarebbe dovuta all'aumento delle misure di sicurezza. Ma tanti non rientrano in questi numeri, molti scompaiono lungo la rotta.

 

I dati ufficiali sono scarsi e difficili da raccogliere, il fenomeno, purtroppo, è poco misurato. Eppure da anni lo raccontano le associazioni  e non mancano le testimonianze degli stessi migranti che raccontano delle bastonate ricevute lungo la rotta e dei tanti psicofarmaci che vengono  assunti in modo incontrollato  trasformandosi in una tremenda dipendenza che emerge nei territori dove queste persone arrivano.

 

A Trento lo stanno registrando e denunciando da ormai diverso tempo le associazioni che sono in prima linea sulle dipendenze come l'Associazione Famiglie Tossicodipendenti e anche i servizi sanitari, se pur con numeri iniziali limitati, lo confermano. “Fino a due o tre anni fa non sembrava esistere. Oggi arrivano da noi diversi migranti con forme importanti di dipendenza da psicofarmaci" ci spiega Ermelinda Levari, direttore Unità operativa dipendenze.

 

Numeri che senz'altro non fotografano in maniera completa il fenomeno perché nelle piazze e nei parchi bastano pochi euro per trovare i farmaci nel mercato nero.

 

Dottoressa Levari, qual è l'entità del fenomeno a Trento?

Abbiamo visto un aumento delle richieste negli ultimi due o tre anni. Ci stiamo interrogando, anche con altri servizi della stessa azienda sanitaria, su come affrontare questo problema in modo da avere una risposta univoca.

Ci arrivano migranti accompagnati dagli operatori delle associazioni o dalle strutture dove risiedono, in altri casi arrivano al Serd da soli. Bussano alla nostra porta per chiederci dei farmaci di cui abusano e che noi non prescriviamo.

 

E cosa gli dite?

Proponiamo una valutazione medica e al termine di un percorso spieghiamo  che potremmo proporre una terapia farmacologica che sarà diversa da quella che loro chiedono. In alcuni casi accettano, in altri, invece, se ne vanno.

 

Abbiamo dei dati per capire come sta evolvendo questo fenomeno?

Parliamo perlopiù di dipendenza da psicofarmaci. Intendiamo soprattutto benzodiazepine. Due o tre anni fa questo fenomeno non esisteva, oggi siamo davanti a 15 o 20 persone che vengono dai noi e che hanno accettato di fare un percorso. Ma tanti altri non lo accettano e se ne vanno e di quelli non abbiamo i numeri. Ma proprio perché stiamo notando questo fenomeno, vogliamo anche iniziare a tener nota di chi rifiuta il percorso.

 

Quali sono i motivi che portano a questo abuso di psicofarmaci?

Loro stessi ci dicono di aver iniziato ad assumere durante il lungo e difficile viaggio di mesi fatto per arrivare in Italia. Gli vengono dati per placare ansie, situazioni tremende durante il viaggio. Arrivano in Italia e non riescono più a farne a meno.

 

C'è anche l'alcol.

Si, la maggior parte di queste persone ci raccontano di aver iniziato a bere una volta arrivati in Italia per via dell'isolamento e del disagio sociale che si trovano ad affrontare con la vita in strada.

 

Quali sono i risultati delle persone che decidono di aderire al percorso che offrite?

In alcuni casi i risultati sono positivi, in altri non riescono ad uscire dalla dipendenza. Io sono sempre dell'idea che l'efficacia di ogni intervento dipenda da tante cose, dal servizio offerto, dalla motivazione della persona e dal supporto che la persona ha attorno. Ci sono persone che per vari motivi riescono a beneficiare del percorso, magari riescono anche ad integrarsi meglio dal punto di vista sociale e in questo caso l'intervento messo in campo ha efficacia. Chi si trova ad affrontare sempre difficoltà, resta purtroppo ancorato a quel farmaco che per lui sembra essere diventato “miracoloso”.

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