A Belluno, la Luiss Business School ha un nuovo board (e c'è anche Lunelli). Berton: "Senza imprese l'Italia non esiste: la politica fermi la fuga dei giovani”
Nella mattinata di martedì 12 maggio si è insediato il nuovo Advisory Board della Luiss Business School di Belluno. L’obiettivo è integrare sempre di più l’industria del nordest in una rete globale fatta di sfide, in primis quelle tecnologiche, che richiedono competenze nuove e in costante aggiornamento. Con l’occasione, Confindustria Belluno Dolomiti ha inoltre esortato la politica a dialogo e collaborazione per frenare l’emergenza giovanile

BELLUNO. “Oggi la sfida delle competenze è fondamentale per garantire un futuro sostenibile al sistema economico del nordest, fatto di filiere, distretti e specializzazioni intelligenti, che può diventare il motore del Made in Italy. È un patrimonio da salvaguardare investendo a livello materiale e immateriale, perché senza imprese l’Italia non esiste”.
Così Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, ha accolto l'insediamento del Corporate Advisory Board della Luiss Business School – Hub Veneto delle Dolomiti. La sede della Luiss, che si trova a Palazzo Bembo, avrà infatti un nuovo consiglio composto dalla stessa Berton, Alberto Baban (presidente VeNetWork Spa), Michela Cecotti (presidente Sultan Srl – Società Benefit), Mario De Vivo (fondatore e ceo di DEVIVO Brand Links), Piero Garbellotto (amministratore delegato Garbellotto SpA) e Alessandro Lunelli (vicepresidente Ferrari Trento).
Presente nella mattinata di martedì 12 maggio anche Luigi Abete, presidente della Luiss Business School, le cui altre ramificazioni si trovano in città molto diverse da Belluno. “Abbiamo dedicato attenzione a Belluno - nota infatti Abete - perché è al centro di una realtà molto viva, in particolare nel settore dell’occhialeria. La nostra strategia è infatti cercare di connettere realtà economiche diverse e, in tal senso, Belluno è un unicum rispetto alla nostra presenza a Roma, Milano, Amsterdam e Dubai. Si tratta infatti dell’hub più piccolo e particolare, cui il prossimo anno aggiungeremo Siracusa. In questo modo speriamo di far convivere l’anima della grande metropoli con situazioni sì più specifiche, ma con un loro dna: per Belluno l’occhialeria e il mondo della media impresa, per Siracusa l’agriturismo e l’alimentare”.
A ribadirlo anche Berton, secondo la quale l’obiettivo è inserire la provincia in una rete che “dalle Dolomiti si affaccia sul mondo". “La grande manifattura del Nordest – prosegue - merita una formazione alla sua altezza, capace di cogliere le sfide del momento, anticipare temi e obiettivi, e soprattutto di coinvolgere i giovani, nella convinzione che solo creando percorsi di qualità si possano trattenere e attrarre le nuove generazioni”.
Per questo si punta sempre più a connettere i fabbisogni delle imprese con i nuovi talenti: un particolare non nuovo, già evidenziato recentemente da un report di Veneto Lavoro che attesta cosa sia necessario oggi per far incontrare domanda e offerta nel mercato regionale (qui l’articolo). “Questo board è chiamato a fare sintesi coniugando le sfide globali come l’intelligenza artificiale - ribadisce ora Berton - con quelle locali. I distretti e le specializzazioni del nordest, dall’occhialeria allo sportsystem, restano infatti la nostra forza a patto che lo sforzo di innovazione e internazionalizzazione sia continuo. E non bastano le risorse finanziarie: altrettanto importanti sono quelle umane, con proposte formative di qualità”.
Lo scopo è dunque affrontare i problemi più urgenti per il territorio: la fuga delle nuove generazioni e la carenza di nuove nascite, con il Veneto che “ha perso 56 mila giovani under 35 - aggiunge - in un ammutinamento che pesa per circa 15 miliardi di euro, ponendoci come fanalino di coda del nord Italia”.
A ciò, fa eco la gestione del post-Olimpiadi. “Sono state un successo per il made in Italy e il sistema Veneto - rileva Berton - ma la legacy si costruisce partendo dalle competenze. Dobbiamo quindi sollecitare il mondo istituzionale e politico, non sempre al nostro fianco, anche su temi non formativi come il nodo dell’abitare e dei servizi, perché per combattere la fuga dei giovani non possiamo più ragionare a compartimenti stagni”.
Si punta quindi a costruire un’offerta formativa in linea con le competenze richieste dal territorio, lavorando insieme alle aziende in particolare per supportarle sul fronte tecnologico. Se infatti il nordest, e la provincia in particolare, si reggono ancora sulla piccola e media impresa, è lì che occorre intervenire - come sta già accadendo con Innovereye per portare l’IA nella piccola e media occhialeria (qui).












