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Belluno
10 febbraio | 15:42

Ecco Innovereye, centro che porta l'intelligenza artificiale nell'occhialeria: “Vogliamo aiutare piccole e medie aziende ad accelerare l'innovazione tecnologica"

Ecco Innovereye, il primo centro internazionale per portare l’intelligenza artificiale nel cuore dell’occhialeria: il Dolomiti ne ha parlato con Pier Paolo Boccadamo, chief innovation advisor che  spiega di cosa si occuperà questa società e a chi si rivolge

BELLUNO. È bellunese e si chiama Innovereye il primo centro internazionale per portare l’intelligenza artificiale nel cuore dell’occhialeria: non solo produzione, ma un passo ulteriore verso l’azienda del futuro, fatta di innovazione e nuove competenze. “È una società che punta ad aiutare le piccole e medie aziende del settore ad accelerare il percorso verso la trasformazione tecnologica, soprattutto nell’IA” spiega Pier Paolo Boccadamo, chief innovation advisor di Innovereye.

 

Abbiamo contattato Boccadamo. mentre sale a Cortina per la presentazione del progetto a Casa Veneto, nel pomeriggio di martedì 10 febbraio. Innovereye sorgerà infatti a Belluno ed è promossa da Anfao (Associazione nazionale fabbricanti articoli ottici), Confindustria Belluno Dolomiti e Aivisory, con la collaborazione di Certottica, dopo un confronto durato oltre un anno con più di 40 imprese. “Il focus - prosegue Boccadamo - sono principalmente le aziende più piccole. Ciò non significa escludere le grandi, perché le logiche di filiera portano inevitabilmente a entrare in contatto con tutte le realtà, ma vogliamo affiancare in primis le piccole e medie aziende per identificare processi e servizi che possono essere migliorati o ripensati attraverso le tecnologie”.

 

Il comparto, che nonostante qualche recente difficoltà ha una produzione di 5,64 miliardi di euro (dato preconsuntivo 2025), circa 800 aziende attive e quasi 23 mila addetti, è infatti molto orientato all’export e si confronta con una crescente pressione competitiva, dettata anche da un’innovazione che corre sempre più veloce. “L’obiettivo dunque - spiega Boccadamo - è verificare con le aziende le sfide che hanno davanti e le opportunità praticabili, per poi definire come muoversi: aiutarle quindi a capire dove e come innovare, quali metriche considerare, quali competenze acquisire e con quali partner lavorare. In particolare è importante misurare il ritorno dell’investimento, oggi tra i problemi principali: a volte il rischio è lasciarsi affascinare dall’IA e cavalcare l'onda emotiva, senza però avere chiaro cosa potersi aspettare”.

 

Processi cui le grandi realtà stanno già lavorando. Recentemente, ad esempio, Essilor-Luxottica ha spiegato ai microfoni de Il Tedoforo come intende puntare sull’IA, dagli occhiali per fare foto e video ai sensori per monitorare la salute e fare diagnosi su patologie cardiache o neurologiche (qui l’intervista). Ma non c’è solo questo. “Le grandi aziende - specifica Boccadamo - assumono spesso figure definite ‘chief AI officer’ che sovrintendono all'implementazione delle tecnologie IA. Noi vogliamo mettere a disposizione queste competenze delle piccole e medie imprese, che altrimenti non potrebbero permettersele, e farlo senza lesinare in termini di qualità. Soprattutto quando si tratta di tecnologia, infatti, è fondamentale evitare di fare investimenti sbagliati e restare troppo ad aspettare, perché il mondo non aspetta e la spinta competitiva richiede attenzione e accelerazione sotto molteplici punti di vista”.

 

“Nell’intervista - prosegue - Federico Buffa si è focalizzato sull’innovazione di prodotto, mentre oggi la maggior parte delle aziende ha bisogno di accelerare l’innovazione dei processi, dei servizi offerti, del modo di andare sul mercato. C’è quindi tanto da fare oltre al tema degli occhiali intelligenti o dei servizi medicali: Luxottica ha questo tipo di prospettiva soprattutto perché è una multinazionale, tuttavia anch’essa fonda il suo successo sulle filiere e, se si innova solo una parte della filiera, il resto diventa l’anello debole”.

 

Torna quindi la logica dell’ecosistema, imprescindibile per il futuro del territorio. “Vogliamo sviluppare una forza di innovazione - conclude - basata su logiche sia di condivisione, dove possibile, sia di competizione, per rafforzare i tratti distintivi di ogni azienda. Viviamo infatti sotto una forte pressione competitiva da parte dell’emisfero americano e di quello asiatico: perciò bisogna da un lato osservare quanto messo in atto da grandi aziende e capire come anche le piccole e medie possono farlo, dall’altro lavorare su tutto il resto. Il successo dell’occhialeria e del distretto bellunese è soprattutto di ecosistema, che è quello verso cui ci rivolgiamo”.

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