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Belluno
01 febbraio | 09:55

"Con gli occhiali già oggi si può rispondere al telefono, ascoltare musica o scattare una fotografia: EssilorLuxottica punta ad un futuro di alta tecnologia indossabile"

Qual è il futuro dell’occhiale e su cosa punta oggi EssilorLuxottica? Sono questi alcuni degli interrogativi dell’ultima puntata de Il Tedoforo, trasmessa con l’occasione in diretta dalla Mido sabato 31 gennaio. Ospite Federico Buffa, responsabile ricerca e sviluppo prodotto e marketing di EssilorLuxottica

BELLUNO. Qual è il futuro dell’occhiale e su cosa punta oggi EssilorLuxottica? Sono questi alcuni degli interrogativi dell’ultima puntata de Il Tedoforo, la trasmissione curata da Dolomind - L’intelligenza del territorio cui anche Il Dolomiti ha collaborato, trasmessa con l’occasione in diretta dalla Mido (Mostra internazionale dell’occhialeria) sabato 31 gennaio.

 

L’esperienza giornalistica di racconto della provincia di Belluno come ecosistema innovativo si è conclusa infatti con Federico Buffa, responsabile ricerca e sviluppo prodotto e marketing di EssilorLuxottica. Spesso l'economia bellunese è identificata con la monocultura dell’occhiale, e questo è certamente uno degli aspetti da cui è necessario fare un passo avanti per rilanciarla, tuttavia, guardando al futuro, anche il settore punta all’innovazione.

 

Nonostante i dati negativi in termini produttivi e occupazionali del comparto (qui l’ultimo trimestre 2025), o forse proprio per quelli, è infatti indispensabile chiedersi cosa ci sia nel futuro di questa produzione e, con essa, del territorio. In particolare, l’idea di EssilorLuxottica è rendere l’occhiale non solo uno strumento per correggere la vista, ma anche una piattaforma tecnologica multifunzione. “L’occhiale - spiega Buffa - rimane uno strumento utile per vedere meglio e proteggersi dai raggi solari, ma nel tempo acquista anche funzioni nuove. Da sempre infatti l’innovazione è nel dna di EssilorLuxottica, già con Leonardo Del Vecchio nel 1961. Oggi però ha un acceleratore, cioè la tecnologia, e non escludo che, tra alcuni anni, oltre la metà del fatturato potrebbe essere costituito da prodotti che al momento non ci sono”.

Si profila quindi una realtà non più solo manifatturiera, ma anche come compagnia tech nella quale la tecnologia da un lato diventa indossabile e, dall’altro, permette di gestire la salute della persona. “Già ora - prosegue Buffa - la tecnologia permette di portare a bordo dell’occhiale molte funzioni che prima facevamo con lo smartphone, come rispondere al telefono, sentire musica, scattare una fotografia o condividere un live stream. Se però immaginiamo di aggiungere sempre più sensori, anche funzioni non sociali potrebbero essere inglobate: con l'intelligenza artificiale, ad esempio, si può interrogare l’occhiale su cosa stiamo vedendo o, a livello medico, su come sta la persona grazie alla misurazione dei suoi parametri”.

 

Tutto ciò richiede però competenze di alto livello: se da un lato rimangono necessarie le stesse del passato per costruire un occhiale di design e per capire la gestione ottica della correzione visiva, dall’altro ne servono di nuove. “Oltre alle competenze tecnologiche - spiega - servono le neuroscienze, per capire l’impatto della vista sul cervello, e le capacità di corretta gestione dei dati a livello di privacy. Nei nostri 18 mila punti vendita abbiamo già a che fare con dati di pazienti di ogni tipo, ma dobbiamo andare oltre nel momento in cui ci troviamo a gestire anche dati e condizioni di vita del paziente fuori dal negozio”.

 

Insomma, si punta alla raccolta non solo di dati del paziente durante la visita, ma anche di ulteriori informazioni attraverso gli occhiali che indossa nel resto del tempo e, in questo modo, a fare diagnosi precoce anche di patologie neurologiche o cardiovascolari. “Con gli investimenti fatti sulla capacità di scansione della retina - aggiunge Buffa - quest’ultima diventa una finestra per capire altri tipi di patologie non legate all’occhio”.

 

Quale il ruolo del Bellunese in tutto ciò? “Agordo per noi è la pietra fondante - risponde - e qui c’è un legame affettivo e culturale. Quello bellunese è poi da sempre il distretto dell'occhialeria e le implementazioni che stiamo facendo si sviluppano da lì, ma evolvendo con le nuove tecnologie. Nel territorio abbiamo il 100% del cuore del made in Italy e un buon 30% di tutti i centri ricerca, basti pensare che il magazzino di Sedico è tra i più moderni al mondo. Perciò resteranno le competenze del saper fare un bel prodotto, alle quali dobbiamo aggiungere, e ci stiamo investendo con i programmi di educazione, le competenze tecnologiche”.

 

Non a caso, al cosa significa “andare fuori dai luoghi comuni”, Buffa risponde “vietare in qualsiasi azienda di lasciar dire ‘abbiamo sempre fatto così’”. Speriamo valga allora per tutto il territorio.

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