"Abbiamo la sensazione di non essere abbastanza", tra violenze e vandalismi il grido dei giovani scuote la città. Le Scuole in Rete: “Riguarda tutti. Andiamo in piazza”
A pochi giorni dalla violenza di alcuni ragazzi in centro a Belluno ai danni di un uomo, sui muri del liceo Galilei sono comparsi dei graffiti accompagnati da una lettera di denuncia sul disagio giovanile. Episodi diversi tra loro, ma accomunati dall’ormai crescente necessità di fare qualcosa: le Scuole in Rete lanciano perciò un incontro per promuovere un'alleanza educativa tra famiglie, scuole, istituzioni, forze politiche e terzo settore

BELLUNO. Un grido di denuncia sui muri della scuola e un pestaggio filmato e inviato sui social: sono gli ultimi due episodi in ordine di tempo che hanno interessato la comunità giovanile bellunese, episodi diversi tra loro ma per i quali ora una parte della società si mobilita. “Ogni giorno tornavamo a casa da scuola e ci odiavamo (...). Il gesto che abbiamo compiuto è oggettivamente sbagliato, illegale, contro ogni morale. Ma perché siamo arrivati a questo?”.
Non sono parole facili da leggere per un mondo adulto che, evidentemente, da qualche parte ha fallito. Sono state messe nero su bianco nella lettera di alcuni studenti del liceo Galilei di Belluno ad accompagnare i graffiti apparsi sui muri della palestra l’ultimo giorno di scuola. Il testo di denuncia è firmato da ragazzi di 18 e 19 anni che non hanno voluto spiegare il “gesto vandalico” in sé, come loro stessi lo riconoscono, ma che hanno comunque rivendicato il diritto a essere ascoltati.
La scuola, le istituzioni - ribadiscono gli studenti - hanno due scelte rispetto ai graffiti: lasciarli o coprirli. Ma soprattutto possono scegliere se e come cercare di capire il disagio di un’età in crisi, particolarmente dal lockdown in poi, e tuttavia inascoltata. “Dietro a quelle parole e quella rabbia - commenta l’associazione Giovani&Futuro - c’è qualcosa che riguarda tutti noi: una generazione che si sente stanca, giudicata, sola, schiacciata dalle aspettative, dall’ansia, dalla paura. C’è un malessere che non nasce in un giorno e non si risolve con una frase fatta (...) ma in una politica che abbia il coraggio di guardare la realtà, anche quando è scomoda”.
Dov’è questa politica? Con tale gesto i ragazzi hanno infatti sottolineato un disagio interno alle mura scolastiche, definite un luogo “che fa male” e che si accompagna a una condizione di solitudine, ansia, della “sensazione di non essere abbastanza in mezzo alle aspettative”, fino a indurre atti autolesionisti e suicidi. “Non siete soli” è il messaggio ai compagni: una solidarietà che però, purtroppo, sembra continuare a esistere solo, appunto, tra coetanei.
Ma quel disagio è anche esterno, lo si è visto nel caso della violenza in centro filmata e fatta girare su WhatsApp. Troppo spesso la responsabilità di tutto ciò è addossata genericamente ai social, senza considerare che essi potrebbero essere, all’opposto, la valvola di sfogo: “Il loro uso problematico - ha dichiarato l’esperta a Il Dolomiti - coesiste con difficoltà relazionali, ansia, depressione, solitudine dei quali i media diventano strumento di compensazione. Come per il cibo nei disturbi del comportamento alimentare, c’è dietro un malessere espresso tramite un oggetto” (qui l’intervista).
E allora oggi, anche in una Belluno spesso vista dai suoi abitanti come un’isola felice immune dai lati negativi della società moderna ma i cui giovani avevano già espresso dati reali sui problemi in crescita (la ricerca), quel disagio sta prendendo forme leggibili, sotto gli occhi di tutti, e forse per questo finalmente meno ignorabili.
Da qui la proposta di un raduno cittadino delle Scuole in rete per un mondo di solidarietà e pace, previsto per giovedì 11 giugno in Piazza dei Martiri alle 18. “È troppo facile - scrive l’associazione - guardare la pagliuzza nell'occhio altrui senza accorgersi della trave che rischia di bloccare il futuro della nostra comunità. Non serve a nulla puntare il dito se poi non siamo capaci di tendere la mano. Il disagio dei nostri giovani, le loro richieste di ascolto spesso espresse in modi distorti o drammatici, le loro esigenze di spazi, senso e futuro non sono una questione privata delle famiglie o una delega esclusiva a forze dell'ordine e scuole. Riguardano tutti noi”.
All’appuntamento hanno già aderito Libera, Rete studenti medi Belluno, Acli Belluno, Consulta provinciale degli studenti e il Patto digitale di Ponte nelle Alpi - ma tutti possono compilare il form sul sito studentibelluno.it. Saranno benvenuti anche i rappresentanti politici, ma con la preghiera di evitare simboli partitici. “Nessuna agenzia sociale può salvarsi da sola. Abbiamo bisogno - concludono le Scuole in rete - di una comunità solidale, inclusiva e rispettosa di regole e persone, capace di generare veri anticorpi contro ogni forma di violenza, attraverso non la paura ma la cultura del rispetto e dell'incontro”.












