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Bolzano
29 maggio | 08:42

Scuola, scatta il taglio alle ore di assistenza peri ragazzi con disabilità "minori": la rabbia delle famiglie: "Siamo allo stremo e ci sentiamo abbandonati"

Una decisione che ha spinto tre diverse sigle del territorio a unire le forze in un fronte comune per denunciare una criticità strutturale ormai insostenibile

Scuola, scatta il taglio alle ore di assistenza peri ragazzi con disabilità "minori"

BOLZANO. Un duro atto d'accusa contro un sistema che rischia il collasso e che, invece di evolversi per intercettare i bisogni, sceglie la strada dei tagli. A Bolzano esplode la protesta dei genitori dei ragazzi con disabilità, preoccupati e arrabbiati per la prevista riduzione delle ore di assistenza che, a partire dall'anno scolastico 2026/27, colpirà gli alunni e le alunne delle scuole superiori con disturbi considerati minori, tra i quali rientra ad esempio l'autismo di livello 1.

 

Una decisione che ha spinto tre diverse sigle del territorio a unire le forze in un fronte comune: CONFAD Aps Alto Adige, GretA (Genitori e rete Autismo ODV) e Neurotribe (Associazione Persone ADHD Trentino Alto Adige) hanno firmato un comunicato stampa congiunto per denunciare una criticità strutturale ormai insostenibile.

 

Un dato aiuta a fotografare bene la situazione: gli studenti con bisogni educativi speciali sono passati da 2.823 nel 2020/21 a 3.416 nel 2025/26.

 

In sostanza, a fronte di una domanda di assistenza in costante crescita, l'organico dei docenti di sostegno e dei collaboratori all'integrazione rimane invariato, schiacciato da un impianto normativo provinciale fermo all'anno duemila, che prevede un solo docente ogni cento iscritti, e da un Accordo di Programma interistituzionale scaduto ormai dal 2021 e mai aggiornato.

 

Le diverse componenti delle associazioni hanno voluto metterci la faccia, affidando al documento posizioni molto nette che evidenziano la gravità della situazione.

 

Sul fronte della formazione e della gestione della quotidianità scolastica è intervenuta Francesca Lorusso, rappresentante di Neurotribe, spiegando come "ridurre le ore di supporto per i disturbi considerati 'minori' dimostra una preoccupante mancanza di comprensione della complessità del neurosviluppo". Secondo Lorusso, la carenza di figure formate non solo isola lo studente e destabilizza l'equilibrio dell'intera classe, ma sovraccarica i docenti e mette in crisi le famiglie a cui molto spesso viene chiesto illegittimamente una riduzione dell'orario scolastico. "Chiediamo che la Provincia di Bolzano smetta di gestire l'inclusione come un costo e inizi a considerarla un investimento fondamentale – ha concluso Lorusso –. perché garantire il diritto allo studio e il benessere psicofisico della popolazione studentesca non è un optional, ma un dovere civile non negoziabile".

 

La necessità di un cambio di passo radicale da parte delle istituzioni è stata ribadita anche da Carine Louvier, portavoce di GretA, la quale ha evidenziato come, davanti all'aumento delle diagnosi e alle difficoltà di adattamento di molti alunni, i dirigenti politici debbano reagire in fretta con strategie adeguate. Per Louvier è indispensabile aumentare e formare il personale (insegnanti, insegnanti di sostegno, educatori), garantendo condizioni di lavoro tali da operare serenamente e con resilienza, preparandolo a affrontare situazioni le più complesse, come gravi problemi comportamentali, forme severe di autismo, problematiche legate a vari disagi sociali, a capire il funzionamento neurodivergente e ad agire di conseguenza, favorendo il dialogo e la collaborazione tra famiglia, scuola, servizi sociali e sanità. "Chiediamo alle istituzioni e agli eletti di provvedere ora e non tirarsi indietro", è stato il suo monito.

 

Una critica profonda al modello stesso di gestione della politica locale è arrivata da Simone Abate, referente di CONFAD Aps – Alto Adige e membro della Consulta comunale per le persone con disabilità, che ha definito paradossale la situazione altoatesina. "È paradossale che in una delle Province più ricche e sviluppate d'Italia, dove l'Autonomia è spesso esibita come modello di eccellenza, l'inclusione scolastica continui a fondarsi su criteri e misure tanto arretrati quanto inefficienti. L'autonomia speciale comporta un più elevato livello di responsabilità nella definizione delle politiche programmatorie e degli investimenti. Autonomia non può voler dire compressione dei Diritti. La scuola deve essere il primo luogo dove un bambino o un ragazzo con disabilità non viene solo 'inserito', ma viene davvero accolto, sostenuto, accompagnato e potenziato ove possibile. Per questo PEI, Progetto di Vita e Servizi devono camminare insieme. L'inclusione di studenti con disabilità e bisogni educativi speciali non può essere solo una parola evocata nei congressi e nei convegni promossi dalla Provincia, ma deve tradursi in atti concreti e diritti pienamente garantiti".

 

A chiudere il cerchio è stata la testimonianza sul dramma quotidiano vissuto dai nuclei familiari, portata da Marco Bassetti, esponente di CONFAD Aps – Alto Adige e membro della Consulta provinciale dei genitori in rappresentanza dei genitori di alunni e alunne con disabilità. "Molte famiglie sono allo stremo e si sentono abbandonate. Ci sono alunni che vedono azzerate le ore di assistenza da un anno all'altro. Il rischio può essere molto elevato: oltre a produrre una forte pressione sulla gestione del gruppo classe, l'assenza di un'assistenza adeguata può portare anche all'abbandono scolastico degli studenti con disabilità. A essere a rischio è il diritto allo studio, un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione. La mancanza di copertura per disturbi considerati 'minori' è la punta dell'iceberg di un sistema di inclusione scolastica che sembra incapace di adeguarsi alle nuove esigenze che la scuola incontra. La crescente complessità socio-demografica richiede scelte, visione, competenze, risorse e investimenti mirati: alunni e famiglie richiedono risposte strutturali".

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