Scuola, scatta il taglio alle ore di assistenza peri ragazzi con disabilità "minori": la rabbia delle famiglie: "Siamo allo stremo e ci sentiamo abbandonati"
Una decisione che ha spinto tre diverse sigle del territorio a unire le forze in un fronte comune per denunciare una criticità strutturale ormai insostenibile

BOLZANO. Un duro atto d'accusa contro un sistema che rischia il collasso e che, invece di evolversi per intercettare i bisogni, sceglie la strada dei tagli. A Bolzano esplode la protesta dei genitori dei ragazzi con disabilità, preoccupati e arrabbiati per la prevista riduzione delle ore di assistenza che, a partire dall'anno scolastico 2026/27, colpirà gli alunni e le alunne delle scuole superiori con disturbi considerati minori, tra i quali rientra ad esempio l'autismo di livello 1.
Una decisione che ha spinto tre diverse sigle del territorio a unire le forze in un fronte comune: CONFAD Aps Alto Adige, GretA (Genitori e rete Autismo ODV) e Neurotribe (Associazione Persone ADHD Trentino Alto Adige) hanno firmato un comunicato stampa congiunto per denunciare una criticità strutturale ormai insostenibile.
Un dato aiuta a fotografare bene la situazione: gli studenti con bisogni educativi speciali sono passati da 2.823 nel 2020/21 a 3.416 nel 2025/26.
In sostanza, a fronte di una domanda di assistenza in costante crescita, l'organico dei docenti di sostegno e dei collaboratori all'integrazione rimane invariato, schiacciato da un impianto normativo provinciale fermo all'anno duemila, che prevede un solo docente ogni cento iscritti, e da un Accordo di Programma interistituzionale scaduto ormai dal 2021 e mai aggiornato.
Le diverse componenti delle associazioni hanno voluto metterci la faccia, affidando al documento posizioni molto nette che evidenziano la gravità della situazione.
Sul fronte della formazione e della gestione della quotidianità scolastica è intervenuta Francesca Lorusso, rappresentante di Neurotribe, spiegando come "ridurre le ore di supporto per i disturbi considerati 'minori' dimostra una preoccupante mancanza di comprensione della complessità del neurosviluppo". Secondo Lorusso, la carenza di figure formate non solo isola lo studente e destabilizza l'equilibrio dell'intera classe, ma sovraccarica i docenti e mette in crisi le famiglie a cui molto spesso viene chiesto illegittimamente una riduzione dell'orario scolastico. "Chiediamo che la Provincia di Bolzano smetta di gestire l'inclusione come un costo e inizi a considerarla un investimento fondamentale – ha concluso Lorusso –. perché garantire il diritto allo studio e il benessere psicofisico della popolazione studentesca non è un optional, ma un dovere civile non negoziabile".
La necessità di un cambio di passo radicale da parte delle istituzioni è stata ribadita anche da Carine Louvier, portavoce di GretA, la quale ha evidenziato come, davanti all'aumento delle diagnosi e alle difficoltà di adattamento di molti alunni, i dirigenti politici debbano reagire in fretta con strategie adeguate. Per Louvier è indispensabile aumentare e formare il personale (insegnanti, insegnanti di sostegno, educatori), garantendo condizioni di lavoro tali da operare serenamente e con resilienza, preparandolo a affrontare situazioni le più complesse, come gravi problemi comportamentali, forme severe di autismo, problematiche legate a vari disagi sociali, a capire il funzionamento neurodivergente e ad agire di conseguenza, favorendo il dialogo e la collaborazione tra famiglia, scuola, servizi sociali e sanità. "Chiediamo alle istituzioni e agli eletti di provvedere ora e non tirarsi indietro", è stato il suo monito.
Una critica profonda al modello stesso di gestione della politica locale è arrivata da Simone Abate, referente di CONFAD Aps – Alto Adige e membro della Consulta comunale per le persone con disabilità, che ha definito paradossale la situazione altoatesina. "È paradossale che in una delle Province più ricche e sviluppate d'Italia, dove l'Autonomia è spesso esibita come modello di eccellenza, l'inclusione scolastica continui a fondarsi su criteri e misure tanto arretrati quanto inefficienti. L'autonomia speciale comporta un più elevato livello di responsabilità nella definizione delle politiche programmatorie e degli investimenti. Autonomia non può voler dire compressione dei Diritti. La scuola deve essere il primo luogo dove un bambino o un ragazzo con disabilità non viene solo 'inserito', ma viene davvero accolto, sostenuto, accompagnato e potenziato ove possibile. Per questo PEI, Progetto di Vita e Servizi devono camminare insieme. L'inclusione di studenti con disabilità e bisogni educativi speciali non può essere solo una parola evocata nei congressi e nei convegni promossi dalla Provincia, ma deve tradursi in atti concreti e diritti pienamente garantiti".
A chiudere il cerchio è stata la testimonianza sul dramma quotidiano vissuto dai nuclei familiari, portata da Marco Bassetti, esponente di CONFAD Aps – Alto Adige e membro della Consulta provinciale dei genitori in rappresentanza dei genitori di alunni e alunne con disabilità. "Molte famiglie sono allo stremo e si sentono abbandonate. Ci sono alunni che vedono azzerate le ore di assistenza da un anno all'altro. Il rischio può essere molto elevato: oltre a produrre una forte pressione sulla gestione del gruppo classe, l'assenza di un'assistenza adeguata può portare anche all'abbandono scolastico degli studenti con disabilità. A essere a rischio è il diritto allo studio, un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione. La mancanza di copertura per disturbi considerati 'minori' è la punta dell'iceberg di un sistema di inclusione scolastica che sembra incapace di adeguarsi alle nuove esigenze che la scuola incontra. La crescente complessità socio-demografica richiede scelte, visione, competenze, risorse e investimenti mirati: alunni e famiglie richiedono risposte strutturali".












