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Trento
14 luglio | 06:00

Accoglienza, l'accordo con il Viminale taglia oltre 300 posti: in Trentino più di 200 persone senza un letto. Le associazioni: "Uno scandalo, spazi vuoti e persone senza aiuto"

Ad oggi sono oltre 200 le persone che sono in attesa di un posto dove dormire e che nel frattempo rimangono in strada. Secondo l'accordo firmato tra la Provincia e il Viminale entro fine anno si vorrebbero tagliare la metà dei posti presenti per l'accoglienza straordinaria. Stiamo parlando di circa 350 posti ma il problema sta nel fatto che questo non incide sui flussi in ingresso e non va a bloccare le persone che arriveranno, per esempio, dalla rotta Balcanica. Questo rischia di portare nei prossimi mesi ad un drammatico aumento di persone costrette a rimanere in strada. Astalli: "Situazione preoccupante anche in vista del prossimo inverno"

TRENTO. Ridurre in pochi mesi i posti di accoglienza straordinaria per arrivare al completo svuotamento della Residenza Fersina. Entro fine anno l'obiettivo del governatore Fugatti, in accordo con il Commissariato del Governo, è quello di dimezzare i posti a disposizione come stabilito dall'accordo tra il Viminale e la Provincia di Trento firmato per l'apertura di un Cpr

 

In uno dei punti del documento (QUI IL TESTO COMPLETO), è infatti precisato tra gli impegni del Ministero dell'Interno quello di “assicurare la sostenibilità del fenomeno migratorio per la comunità locale nella pianificazione della distribuzione sul territorio nazionale dei migranti e della loro assegnazione al Centro, con l’obiettivo di ridurre gradualmente, nel contesto generale dell’accoglienza, il numero dei migranti ospitati nella provincia di Trento fino alla metà di quelli presenti attualmente, mantenendo, ove possibile, sul territorio provinciale i nuclei monoparentali con minori e migranti con concrete prospettive di inserimento nel mercato del lavoro”. 

 

Alla fine dello scorso anno in Trentino erano disponibili circa 700 posti di accoglienza straordinaria per richiedenti protezione internazionale. Questo significa che sono almeno 350 quelli che spariranno in questi mesi. Un numero enorme se si pensa alla situazione che stanno vivendo le realtà del terzo settore impegnate nell'accoglienza. 

 

La riduzione dei posti, è bene chiarirlo, non incide sui flussi in ingresso. Gli arrivi di richiedenti protezione internazionale, soprattutto attraverso la rotta Blacanica (ma anche per via mare), dipendono da ben altre dinamiche su cui la Provincia autonoma di Trento non sembra poter esercitare alcun controllo. 

In altre parole, diminuire i posti disponibili, non significa diminuire il numero delle persone che arriveranno. L'effetto più probabile che ci troveremo davanti nei prossimi mesi sarà quello di avere persone che metteranno piede in Trentino, non avranno una sistemazione nel circuito dell'accoglienza e rimarranno per strada con tutte le conseguenze che ne derivano a partire dalla marginalizzazione sociale.  

“Tutto questo si sta ripercuotendo in maniera importante sull'accoglienza per migranti che possiamo offrire. Attualmente Provincia e Commissariato non autorizzano più ingressi per arrivare al taglio deciso con l'accordo Piantedosi e quindi ci troviamo con dei posti liberi ed è uno scandalo visto le tante persone che stanno dormendo fuori” ci spiega Daniele Danese il coordinatore del Centro Astalli Trento, l'associazione che gestisce da quasi due anni Casa Shalom all'ex convento dei Cappuccini per l'accoglienza a bassa soglia dei richiedenti protezione internazionale. Astalli è anche capofila del progetto Uci - Una Comunità Intera, in collaborazione con l'Arcidiocesi e altre associazioni garantendo accoglienza residenziale con 198 posti e percorsi di autonomia abitativa e lavorativa a richiedenti protezione internazionale e rifugiati. 

Casa Shalom mette a disposizione in totale 35 posti di accoglienza, tra ordinari, dedicati alle persone vulnerabili e di sollievo. A chiedere ospitalità sono soprattutto giovani che hanno meno di 30 anni, provenienti in larga parte dal Marocco. Tra loro ci sono anche ragazzi arrivati da Pakistan, Nigeria, Nepal e Tunisia. 

La domanda di accoglienza continua a crescere. Lo dimostrano i numeri dello Sportello: in queste ore oltre 200 uomini, tra richiedenti protezione internazionale e persone senza dimora, sono in attesa di un posto dove dormire. A loro si aggiungono anche otto donne, nonostante l'esistenza del progetto "Dalia", pensato per rispondere alle esigenze dell'accoglienza femminile che inizialmente aveva abbattuto in parte la lista di attesa che ora però è tornata a salire. 

 

Nel periodo estivo si registrano maggiori arrivi sia per via mare che per via terra. “Dalle informazioni che attualmente abbiamo – spiega il coordinatore di Astalli, Daniele Danese - la rotta Balcanica si sta ripopolando anche a causa delle dinamiche molto delicate che stiamo vedendo in Medio Oriente. Da questa situazione ci sono forti preoccupazioni perché riprenderanno numeri importanti di entrata”. 

 

In queste condizioni, aumento delle entrate sul territorio nel periodo estivo unitamente al taglio dei posti secondo l'accordo tra Pat e Piantedosi, “il prossimo inverno sarà molto delicato. Ci aspettiamo numeri impattanti nei mesi che abbiamo davanti per il fenomeno della migrazione forzata ma anche per i senza dimora di altra natura”.

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