"Instabilità, ore contrattuali al minimo e nessuna retribuzione estiva per il personale educativo", la Cgil: "In Trentino l'inclusione scolastica si basa sulla precarietà"
La denuncia di Fp Cgil sul tema del personale educativo del sistema scolastico: "Dietro la facciata dell’inclusione scolastica in Trentino si nasconde la precarietà strutturale del personale educativo, questo sta svuotando il settore di figure professionali di valore e a farne le spese i ragazzi più fragili"

TRENTO. “Contratti instabili, ore contrattuali al minimo e spesso nessuna retribuzione nei mesi estivi”. Questi, a detta della Fp Cgil del Trentino, i nodi principali che toccano il personale educativo dei sistema scolastico, con la conseguenza che il settore si sta “svuotando” di figure professionali di valore e a farne le spese, specifica il sindacato, sono i ragazzi più fragili, con l'inclusione scolastica che “si basa sulla precarietà”.
L'analisi è dura, e ad essere sottolineato è come “dietro la facciata dell'inclusione scolastica in provincia di Trento si nasconde la precarietà strutturale del personale educativo", composto in stragrande maggioranza da donne.
La denuncia arriva direttamente da Federico Vitti, sindacalista con delega al Terzo Settore e Cooperazione sociale: nello specifico, i riflettori vengono puntati proprio sul personale educativo, “professione cruciale per la scuola pubblica, ma penalizzata da contratti instabili che gravano sulle lavoratrici e sulla qualità del servizio”.
Il primo paradosso, viene rimarcato, "è una stabilità solo di facciata con moltissime educatrici che hanno contratti indeterminati ma al minimo delle ore, con integrazioni concesse anno per anno”.
Con l'estate poi, spiega la Fp Gcil, la situazione precipita: questo perché l'assenza del part-time ciclico verticale costringe il personale all'aspettativa non retribuita con il risultato di percepire "zero stipendio nei mesi estivi e un pesante ammanco sui futuri contributi pensionistici".
La conseguenza? Il crollo dell'attrattività della professione. "I giovani scappano, come dimostra il calo costante di adesioni persino ai corsi di laurea dedicati, e ormai non c’è più il 'vuoto per pieno' con gli educatori"
In poche parole: chi è già inserito spesso se ne va alla ricerca di stabilità, alimentando un turn-over che spezza la continuità educativa proprio per i ragazzi che avrebbero più bisogno di punti di riferimento stabili.
Ad essere analizzato è poi quello che viene definito il cortocircuito delle 33 settimane. Spiegato in breve: "A fronte di un anno scolastico che in Trentino dura 35 settimane, i contratti si fermano prima, lasciando soli gli alunni proprio nei momenti delicati come gli esami o il fine anno".
Infine, affonda la Fp Cgil, c'è il problema del lavoro gratuito: ossia che vengono pagate quasi solo le ore frontali, con la preparazione delle attività e il coordinamento che non sono riconosciuti, "costringendo le lavoratrici a scegliere se fare volontariato a casa la sera o rinunciare alla qualità del servizio".
"Come possiamo pretendere un'inclusione d'eccellenza se non diamo dignità a chi se ne prende cura? Può un sistema - conclude Federico Vitti - dirsi civile se committenti e datori di lavoro accettano di lasciare queste persone senza reddito in estate, con contratti corti e ore di preparazione non pagate?".
E poi la stoccata finale a Provincia di Trento e cooperative, che "non possono più rimpallarsi le responsabilità, perché un welfare che non tutela chi lavora, inevitabilmente, tradisce anche i più deboli”.












