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Trento
26 luglio | 12:56

Guerra nel Golfo e rincari, per famiglie e imprese carburanti +21,1% ed energia +12,8% in Trentino Alto Adige: “I sostegni coprono solo un quarto degli aumenti”

L'analisi della Cgia di Mestre mette in luce i rincari sul fronte energetico dall'inizio della guerra nel Golfo Persico: mantenendo invariati fino alla fine dell'anno i prezzi attuali, la stangata per famiglie e imprese sarebbe di 29 miliardi aggiuntivi rispetto al 2025 a livello nazionale. Ecco tutti i dati

TRENTO. Mentre da Hormuz a Bab el Mandeb il conflitto in Medio Oriente continua, con prospettive tutt'altro che rosee per gli impatti sul fronte energetico a livello internazionale, l'ufficio studi della Cgia di Mestre ha stimato per il 2026 un costo aggiuntivo totale di circa 29 miliardi di euro per famiglie e imprese italiane dovuto agli aumenti segnati per elettricità, gas e carburanti.

 

Il dato è stato elaborato ipotizzando che i prezzi applicati in questo momento rimangano invariati fino alla fine dell'anno – e nel caso in cui la pressione sia nel Golfo Persico che nel Mar Rosso dovesse aumentare, in particolare dopo la minaccia degli Houthi di chiudere il transito attraverso lo stretto di Bab el Mandeb alle navi saudite, non sono esclusi ulteriori rincari – e la crescita maggiore è stimata per benzina e diesel, con una spesa extra i 13,6 miliardi di euro (+20,4% rispetto al 2025). A seguire l'energia elettrica con +10,2 miliardi (+12,9%) e gas con +5 miliardi (+14,6%).

 

“Un conto salato – scrive la Cgia – che rischia di pesare soprattutto sulle famiglie economicamente più fragili, sulle aziende di trasporto di persone/merci e sulle imprese a elevato consumo di energia. Sul fronte territoriale, è la Lombardia a pagare il prezzo più alto: gli aumenti energetici graveranno sulla regione per 5,4 miliardi di euro, con un incremento del 15,1% rispetto al 2025. Al secondo posto l'Emilia Romagna, con un aggravio di 3 miliardi di euro (+16.1%), seguita dal Veneto, dove il maggior costo sfiora i 2,9 miliardi (+15,8%)”.

 

Per imprese e famiglie in Trentino Alto Adige, l'aumento generale per quanto riguarda sia i carburanti che energia elettrica e gas è di quasi 700 milioni di euro – il totale di spesa è stimato in aumento da 4.170 milioni di euro nel 2025 a 4.857 milioni nel 2026, con una crescita percentuale pari al 16,5%, poco sopra la media italiana del 16%. Nel dettaglio, l'aumento di benzina e diesel rappresenta la voce più importante, con una crescita percentuale del 21,1% (al di sopra della media italiana, pari al 20,4%), pari a circa 348 milioni di euro. A seguire l'energia elettrica – con un aumento percentuale del 12,8%, in media con il contesto nazionale e pari a circa 235 milioni di euro – e gas – con un aumento del 15,1%, superiore alla media italiana del 14,6% per un valore di circa 104 milioni di euro.

 

A livello nazionale, continua la Cgia, la scorsa settimana i prezzi alla pompa di benzina e diesel in modalità self si sono attestati rispettivamente a 1,91 e a 2,04 euro al litro – con un rincaro, rispetto al periodo a ridosso dell'inizio delle ostilità, del 14,4% per il primo e del 18,5% per il secondo. A livello territoriale, gli aumenti più marcati in termini percentuali si dovrebbero registrare in Basilicata, dove l'aumento raggiungerebbe il 21,6%. Seguono Campania e Puglia al 21,3%: “Il quadro – spiegano gli esperti – evidenzia come l'andamento dei prezzi dei carburanti continui a produrre effetti significativi e disomogenei sul territorio nazionale, con ricadute particolarmente rilevanti per famiglie e imprese delle regioni del Mezzogiorno”.

 

Rispetto all'ultima settimana di febbraio, il costo dell'energia elettrica ha subito una crescita del prezzo pari al 51,2%: “Siamo passati da 106,7 euro al Mwh a 161,2. Per l'anno in corso, pertanto, gli aumenti delle bollette dovrebbero toccare i 10,2 miliardi di euro (+12,9%). In termini assoluti, l'aggravio più importante dovrebbe investire la Lombardia con 2,2 miliardi. Seguono il Veneto con poco più di un miliardo e l'Emilia Romagna con 967 milioni di euro. Dalle bollette del gas è previsto un prelievo aggiuntivo a livello nazionale di 5 miliardi (+14,6% rispetto al 2025), poiché il prezzo al Mwh negli ultimi 5 mesi è schizzato all'insù addirittura del 71,6%, passando da 32,4 euro al Mwh di fine febbraio agli attuali 57 euro. Analizzando il trend in valore assoluto, la Lombardia dovrebbe subire un costo addizionale di 1,2 miliardi. Seguono sempre Emilia Romagna con +710 milioni e il Veneto con +611 milioni”.

 

E di fronte agli aumenti, concludono gli esperti dell'ufficio studi, i sostegni messi in campo dal governo possono aiutare solo in parte. “Da quando è iniziato l'attacco degli Usa all'Iran – scrive la Cgia – il Governo Meloni ha stanziato 7 miliardi di euro a sostegno di famiglie e imprese: 5 per alleggerire i rincari di luce e gas, 2 per tagliare le accise su benzina e diesel. Una cifra non trascurabile che, tuttavia, dovrebbe 'sterilizzare' solo un quarto dei 29 miliardi di aggravio stimato complessivamente. Proprio per questo, il Governo sembra pronto a investire altri 7 miliardi di euro entro il prossimo autunno contro il caro energia, ancora prima dell'approvazione della Legge di bilancio 2027. Un'operazione possibile solo se il Consiglio Europeo concederà una clausola di salvaguardia, per sforare temporaneamente il rapporto deficit/Pil senza incorrere in procedure di infrazione”.

In uno scenario così preoccupante, aggiungono, il grande assente oggi sembra essere proprio l'Unione Europea: “Un atteggiamento ben diverso da quello adottato dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Tra il 2022 e il 2023, infatti, Bruxelles autorizzò anche all'Italia di ridurre l'Iva sulle bollette, introdusse un tetto al prezzo del gas per contenerne la volatilità e consentì l'applicazione di un contributo di solidarietà sugli extraprofitti delle grandi multinazionali dell'energia, che anche allora registrarono utili eccezionali. Resta inoltre sul tavolo una misura molto discussa, ma mai realmente attuata: il disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell'energia elettrica, considerato sempre più necessario per rendere il mercato meno vulnerabile a shock di questa portata. In attesa che anche Bruxelles batta un colpo, speriamo che ci consenta nel prossimo autunno di mettere in campo altri 7 miliardi di euro contro il caro energia, permettendoci di non conteggiare nel rapporto deficit/Pil questa voce di spesa”.

 

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