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Trento
07 settembre | 13:12

Un autunno da 3.000 euro di spese per le famiglie, l'allarme di Federconsumatori: "Più costi per scuola, bollette e benzina ma salari e pensioni perdono terreno"

Si assiste a una decisa salita delle spese stagionali per famiglia ma non è soltanto una questione di prezzi, soprattutto se aumentano i beni indispensabili: il costo della crisi ricade in misura maggiore su chi vive del proprio lavoro e della propria pensione. L'analisi di Federconsumatori del Trentino: "La Provincia può intervenire per garantire equità"

Un autunno da 3.000 euro di spese per le famiglie, l'allarme di Federconsumatori

TRENTO. Dalla scuola alle bollette, dalla benzina alle visite mediche: si assiste a una decisa salita delle spese stagionali per famiglia. Ma non è soltanto una questione di prezzi, soprattutto se aumentano i beni indispensabiliil costo della crisi ricade in misura maggiore su chi vive del proprio lavoro e della propria pensione. A tracciare un quadro complicato è la Federconsumatori.

 

L'autunno si apre con un conto pesantissimo per le famiglie. Le principali spese stagionali, tra settembre e novembre, raggiungono 2.959,42 euro a famigliail 7,2% in più rispetto all'anno scorso. Una cifra che comprende scuola e visite mediche, Tari, attività sportive e soprattutto bollette, queste ultime crescono, infatti, del 14,3%. A questi dati si aggiungono la benzina, con un incremento stimato del 22,8%, e la prima rata del riscaldamento condominiale, che segna un +15,7%. Questi i numeri elaborati dall'Osservatorio nazionale Federconsumatori.

 

Ma fermarsi alle percentuali significa raccontare soltanto metà del problema.

 

"Cento euro di aumento non pesano per tutti in modo uguale", dicono Pasquale Del Prete e Mario Bernardi di Federconsumatori del Trentino. "Per una famiglia che vive con uno stipendio medio o basso significano rinunciare agli altri consumi. Per chi dispone invece di redditi elevati rappresentano una variazione assorbibile molto più facilmente. E' questa la questione che non possiamo ignorare: mentre il costo dei beni necessari continua a crescere, una parte sempre maggiore del reddito da lavoro e da pensione viene assorbita semplicemente per mantenere le condizioni ordinarie di vita".

 

Energia, riscaldamento, carburante, casa, alimentazione, scuola e salute non sono consumi che possono essere eliminati liberamente.

 

"Quando aumentano queste voci, alle famiglie rimane una sola possibilità: ridurre tutto ciò che viene dopo. Si rinvia una spesa, si limita il tempo libero, si compra meno, si cerca il prodotto più economico, si rimanda una visita, si riducono le attività dei figli", aggiungono Del Prete e Bernardi. "Il bilancio familiare torna formalmente in equilibrio, ma quell'equilibrio viene ottenuto attraverso una progressiva riduzione della qualità della vita. E questo meccanismo non riguarda soltanto le singole famiglie".

 

Se migliaia di nuclei familiari, continua Federconsumatori nell'analisi, sono costretti contemporaneamente a comprimere i propri consumi, a perdere non sono soltanto loro: diminuiscono gli acquisti, soffrono il commercio e i servizi, rallenta l'economia locale. Chiedere continuamente alle famiglie di assorbire gli aumenti significa quindi alimentare quel problema che si pretende di affrontare.

 

"C'è poi una questione di equità. Non è accettabile che nei momenti di maggiore difficoltà il peso degli aumenti venga trasferito prevalentemente sui consumatori mentre, in alcuni settori, continuano a prodursi margini e profitti straordinari. Le crisi non possono essere collettive quando bisogna pagarne i costi e diventare private quando se ne distribuiscono i benefici".

 

Per l'associazione che ha come obiettivi prioritari l'informazione e la tutela dei consumatori e degli utenti "servono interventi che vadano oltre i provvedimenti temporanei: sostegno ai redditi medio-bassi, contrasto alla povertà energetica, riduzione della pressione fiscale sui beni essenziali, controlli rigorosi sulla formazione dei prezzi e sulle possibili dinamiche speculative e una reale contribuzione da parte di chi, proprio nelle fasi di crisi, realizza guadagni eccezionali. Sono richieste coerenti anche con le misure indicate nel documento nazionale Federconsumatori".

 

Anche la Provincia di Trento può fare la propria parte. Come? "Attraverso un monitoraggio sistematico dei prezzi, interventi mirati per le famiglie maggiormente esposte e un confronto con distribuzione e operatori economici per capire dove e perché si producono gli aumenti. Il punto, alla fine, è semplice: il reddito da lavoro e da pensione non può trasformarsi progressivamente in un reddito destinato quasi esclusivamente a pagare le spese obbligate. Una società nella quale lavorare non garantisce più la possibilità di vivere dignitosamente, risparmiare e progettare il proprio futuro è una società che sta spostando sempre più verso il basso il peso delle proprie contraddizioni".

 

Federconsumatori del Trentino chiede "che questo meccanismo venga interrotto: la tutela del potere d'acquisto non è soltanto una questione economica, ma una questione di equità sociale".

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