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| 23 agosto | 06:00

Caro carburanti, Tabarelli: “I 2,5 euro al litro dietro l'angolo”. Gli autotrasportatori: “Così impossibile investire e programmare. Troviamo già alcune pompe senza gasolio”

Mentre la situazione sul fronte militare e diplomatico nel Golfo non accenna a migliorare, il mondo dei trasporti si trova nuovamente alle prese con l'emergenza caro carburanti. L'analisi di Davide Tabarelli (Nomisma): “Aumenti contenuti rispetto alla portata della crisi”. Siviero (Cna Fita): “Il problema prinicipale è l'assenza di certezze che impedisce di programmare le attività per i prossimi mesi”

Caro carburanti, Tabarelli: “I 2,5 euro al litro dietro l'angolo”

TRENTO. Dall'inizio della guerra in Iran, il 28 febbraio 2026, la questione energetica è rimasta inevitabilmente ai primi posti tra le priorità economiche – e non solo – delle autorità europee. E in questa fase, mentre si avvicina la scadenza della misura legata allo sconto sulle accise prevista per il 25 agosto -, la preoccupazione principale è legata, nuovamente, al caro carburanti, con la benzina che ha superato i due euro al litro (2,002 nell'ultima rilevazione del Sole 24 Ore) e il gasolio che è tornato oltre quota 2,1 euro al litro (2,116 per la precisione). Nel frattempo, la situazione sul fronte politico-diplomatico nel Golfo sembra non accennare a risolversi e le prospettive, tanto per gli analisti quanto per i lavoratori dei settori più interessatiautotrasporti in primis – non sono certo rosee. Ma procediamo con ordine.

 

Tabarelli (Nomisma): “I 2,5 euro al litro sono dietro l'angolo”

 

Innanzitutto, spiega a il Dolomiti il presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli, l'attuale fase di rialzo sembra essere destinata a continuare: “Da diversi mesi la dinamica che osserviamo è la stessa. Il petrolio manca ma i prezzi alla pompa non aumentano di quanto ci attenderemo, pur a fronte di una richiesta sostanzialmente stabile. In altre parole, sul fronte della domanda i consumatori non stanno riducendo i loro consumi. Vediamo invece una flessione del 3% negli ultimi cinque mesi per quanto riguarda il diesel extra-rete, quello destinato per esempio all'autotrasporto. Per quanto riguarda gli utenti privati però i prezzi dovranno evidentemente salire ancora affinché ci si renda conto della gravità della situazione: i 2,5 euro al litro sono dietro l'angolo. E personalmente non credo che la soluzione sia ridurre il peso delle accise, visto che i tagli da questo punto di vista ricadrebbero su tutti e verrebbero coperti a debito”.

 

In altre parole, continua Tabarelli, di fronte alla portata della crisi legata alla guerra nel Golfo gli addetti ai lavori si sarebbero aspettati aumenti addirittura più consistenti alla pompa: “I prezzi si sono mantenuti più bassi dei picchi raggiunti nel 2008, o nel 2022, nonostante sul fronte petrolifero la crisi che osserviamo oggi sia ben più grave. Al momento non è esattamente chiara la ragione: sicuramente una componente è rappresentata dalla riduzione delle importazioni e dei consumi da parte di diversi Paesi asiatici, Cina in primis, un'altra dall'utilizzo di scorte strategiche e dall'aumento della produzione negli Stati Uniti, in Brasile e in parte in Venezuela. A tutto ciò va però aggiunta una componente che potremmo definire speculativa: normalmente si tratta di una dinamica biasimata e utilizzata come capro espiatorio proprio per dare ragione dell'aumento dei prezzi; in questo caso invece è al ribasso. È possibile che i mercati credano nella speranza che gli annunci di Trump (sabato il presidente americano è arrivato a definire Hormuz un “territorio americanondr) siano reali o perlomeno realistici, che le forze americane possano veramente controllare lo stretto e garantire il passaggio delle navi. Anche perché l'alternativa sarebbe disastrosa”.

 

Per quanto riguarda l'Italia, tra pochi giorni è come detto prevista la scadenza della proroga per la riduzione delle accise – pari a 17 centesimi al litro – sul gasolio: in assenza di un'ulteriore misura, nuovi aumenti sarebbero dunque in vista. “La scadenza sarà probabilmente allungata ulteriormente – dice Tabarelli – ma dobbiamo ricordare che il costo del taglio delle accise ricade sulla collettività. Può aiutare, ma la sua portata è ridotta di fronte alla gravità della situazione attuale. Nel frattempo la Commissione europea ha dato il via libera a un ampliamento della clausola di salvaguardia, che fornirà margine di spesa legato però soprattutto agli ambiti dell'elettrificazione e della transizione energetica e non quindi direttamente alla gestione delle inevitabili problematiche che stiamo affrontando oggi e che affronteremo nei prossimi mesi. Sul fronte del gas per esempio, dopo la chiusura alle importazioni dalla Russia, l'Ue ha fatto affidamento sul Gnl: la guerra in Iran ha però portato a un taglio del 20% delle forniture globali dopo lo stop dal Qatar. Per questo è irresponsabile da parte europea ed italiana lasciare Trump a gestire da solo la situazione: la questione energetica è importante in primis per noi, gli Stati Uniti esportano energia”.

 

Gli autotrasportatori: “Così è impossibile programmare le attività. Servono interventi strutturali”

 

Ad essere particolarmente colpiti dai recenti aumenti, naturalmente, sono in primis gli autotrasportatori – per i quali il carburante rappresenta una voce di spesa importantissima. “Come spesso è successo anche negli scorsi mesi – dice a il Dolomiti Mirko Siviero, presidente della Cna Fita Trentino Alto Adige – ci troviamo in una situazione di grande incertezza che penalizza innanzitutto la programmazione delle attività ed eventuali piani di investimento. Di fronte a un prezzo del diesel così fluttuante chi può decidere di comprare un nuovo mezzo? Di realizzare un nuovo capannone?”.

 

La problematica legata alla crisi nel Golfo, continua Siviero, grava su un settore nel quale si cerca tra l'altro di far fronte ad altre priorità di lungo corso, a partire dalla sfida legata al personale: “Trovare lavoratori è particolarmente difficile, in particolare per le piccole e medie aziende. Alcuni di questi imprenditori si stanno oggi chiedendo se abbia senso andare avanti di fronte a queste dinamiche, peggiorando ulteriormente la situazione. Così si rischia di perdere quel tessuto di realtà che rappresentano una componente essenziale del settore sul territorio”.

 

Un ulteriore problematica è però rappresentata oggi dal rischio legato alle forniture: “In Italia – continua infatti Siviero – la capacità di raffinazione nazionale è stata progressivamente smantellata, quindi acquistiamo direttamente diesel raffinato dall'estero, anche dall'area del Golfo. La scorsa settimana in Trentino Alto Adige abbiamo ricevuto più segnalazioni di pompe senza gasolio a causa di difficoltà legate alla fornitura agli impianti. Non è che il carburante non si trovi affatto, ma qualcosa sul fronte dell'approvvigionamento sta avvenendo, con tutti i rischi del caso legati alle forniture”.

 

Di fronte a questa situazione la richiesta del settore è per misure che permettano di ottenere degli sgravi fiscali: “Per rimandare in pratica dei pagamenti e avere più liquidità, che ci permetta di compensare gli aumenti dei costi – dice in conclusione Siviero –. A livello strutturale è poi necessario intervenire con delle norme che permettano di regolare diversamente i contratti, inserendo la possibilità di aumentare i prezzi in presenza di cause di forza maggiore, come quella che stiamo osservando in questa fase”.

 

Proprio a livello strutturale, aggiunge infine il referente sindacale Cna Fita Felice Espro, è necessario ragionare oggi per individuare misure di lungo periodo, che vadano oltre gli interventitamponecome lo sconto sulle accise. “Per gli autotrasportatori – dice infatti Espro – la misura è stata in realtà un problema, visto che gli imprenditori del settore ricevono un rimborso proprio sotto forma di un recupero delle accise. Per quanto riguarda il trasporto merci però, dal mese prossimo partirà una misura di contributo straordinario per il recupero degli extra-costi sostenuti tra marzo e agosto fino al 70%: si tratta di un credito d'imposta attraverso il quale ogni autotrasportatore potrà ottenere fino a 1400 euro di contributo a veicolo. Anche in questo caso però si sta tamponando la situazione, senza risolverla. Se per il trasporto merci è stata infatti messa a terra questa misura straordinaria, a rimanere scoperto è l'ambito del trasporto persone: pensiamo per esempio ai taxi, le cui tariffe sono fissate dalle autorità locali. Per affrontare quella che sembra ormai essere una questione strutturale, è necessario un approccio altrettanto strutturale. La nostra proposta è quella di introdurre dei carburanti professionali, riservati alle categorie che operano nel trasporto e che presentino costi inferiori già alla base rispetto a quelli per gli utenti privati”.

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