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Bolzano
07 luglio | 18:33

Scuola e disabilità, la protesta si fa struttura: nasce la Rete di famiglie per l'inclusione

Non si tratta più soltanto di un fronte comune temporaneo tra sigle storiche, ma un vero e proprio spazio stabile di informazione, coordinamento e battaglia politica

BOLZANO. La rabbia c’era già tutta, ed era stata raccontata a fine maggio. Davanti alla prospettiva di un anno scolastico 2026/27 segnato dai tagli alle ore di assistenza per gli alunni con disturbi considerati "minori" – come l'autismo di livello 1 –, i genitori dei ragazzi con disabilità a Bolzano erano scesi sul piede di guerra (QUI l'articolo). Quella che era nata come una fiammata di protesta contro un sistema provinciale schiacciato da un aumento esponenziale degli studenti con bisogni educativi speciali (passati dai circa 2.800 di cinque anni fa agli oltre 3.400 di oggi) a fronte di risorse e organici invariati, adesso ha fatto il salto di qualità. La protesta si è organizzata, ha messo radici e si è trasformata in qualcosa di strutturato.

 

Nelle ultime ore è stata infatti ufficializzata la nascita della "Rete di famiglie per l'inclusione Alto Adige - Familiennetzwerk für Inklusion in Südtirol". Non più solo un fronte comune temporaneo tra sigle storiche come Confad, Greta e Neurotribe, ma un vero e proprio spazio permanente di informazione, coordinamento e battaglia politica che vede in prima linea, tra i coordinatori, gli stessi volti che avevano lanciato l'allarme un mese fa: Simone Abate, Marco Bassetti e Giusy Maestretti.

 

L’obiettivo dichiarato dal neonato network è chiarissimo: far capire alla Provincia più ricca d’Italia che l'inclusione scolastica e sociale non è una gentile concessione o un optional da sfoltire a colpi di bilancio, ma un diritto inalienabile garantito dalla Costituzione. Le famiglie, molte delle quali ormai allo stremo dopo anni passati a scontrarsi con moduli burocratici arcaici fermi all'anno duemila e accordi di programma scaduti dal 2021, hanno deciso di unire i puntini. Se la politica risponde con la "melina" o riducendo l'orario scolastico dei ragazzi, la base risponde creando una rete di mutuo aiuto e pressione istituzionale.

 

La pagina e il canale di comunicazione della Rete puntano a diventare il punto di riferimento per tutte quelle realtà che rifiutano di vedere i propri figli progressivamente isolati all'interno della classe o, peggio ancora, spinti verso l'abbandono scolastico a causa della mancanza di figure di sostegno formate. Con un manifesto molto fermo ma improntato al dialogo costruttivo il messaggio lanciato alle istituzioni e alla scuola è unito e bilingue: "Uniamoci, organizziamoci e attiviamoci". La palla, adesso, torna a Palazzo Widmann, ma questa volta davanti non ci sono più singoli genitori isolati, bensì una rete che ha tutta l'intenzione di farsi sentire.

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