"Il tempo prolungato è una necessità. La retta della scuola dell'infanzia non può costare quanto l'università": famiglie in piazza contro il rincaro delle tariffe
I manifestanti: "L'accesso al tempo prolungato dipenderà esclusivamente dalle possibilità economiche del nucleo familiare, minando alla base il concetto di conciliazione tra vita e lavoro"

BOLZANO. Un presidio quello di oggi in piazza Municipio a Bolzano che segna un nuovo capitolo nella mobilitazione dei genitori contro il rincaro delle tariffe per le scuole dell'infanzia (a QUESTO LINK l'articolo nel quale abbiamo raccontato la vicenda), una protesta che non accenna a spegnersi nonostante i tentativi di mediazione politica.
La scintilla che ha riportato le famiglie in strada è stata la decisione della Giunta provinciale dello scorso venerdì 20 marzo, la quale, pur approvando linee guida per significativi aumenti salariali nel settore dell'istruzione, ha di fatto confermato la delibera che scarica sui Comuni l'onere di gestire - e finanziare - eventuali sconti sulle rette.
Quindi nessun passo indietro.
Questo "passaggio di patata bollente", come lo definisce con amarezza Giulio Righele, rappresentante dei genitori della scuola Città dei Bambini, è vissuto dalle famiglie come un tradimento delle aspettative generate dalle recenti aperture manifestate dalla politica.
Ma se da un lato la Provincia rivendica lo sforzo economico per adeguare gli stipendi dei docenti, dall'altro non sembra intenzionata a fare marcia indietro sul sistema tariffario introdotto a gennaio, che trasforma il tempo prolungato in un costo definito insostenibile per il ceto medio.
E, come sottolineano i genitori presenti, il Comune di Bolzano ha di fatto dato un ulteriore “ok” agli aumenti.
Le voci raccolte durante la manifestazione raccontano di una sfiducia crescente e di un senso di abbandono che va però oltre il dato puramente economico.
Martina Bonandini, già presente alle precedenti mobilitazioni, ammette con rammarico come oggi la partecipazione sia persino superiore alla volta scorsa, segno di un malessere che sta mettendo in discussione la capacità dei genitori di insegnare ai propri figli che lottare per i propri diritti possa davvero portare a un cambiamento.
Il timore espresso da molti è che il servizio educativo pubblico si stia trasformando in un lusso, dove l'accesso al tempo prolungato dipenderà esclusivamente dalle possibilità economiche del nucleo familiare, minando alla base il concetto di conciliazione tra vita e lavoro.
Diana Belloni sottolinea come, a distanza di una settimana dalle promesse di revisione, nulla sia cambiato se non la conferma di un calcolo dei costi poco chiaro, che sembra ignorare le reali esigenze delle famiglie e contraddire lo stesso programma di governo provinciale, teoricamente orientato al sostegno della natalità e dei bambini in età prescolare.
Il cuore della disputa resta l'aggravio di circa 550 euro all'anno per ogni bambino che usufruisce del servizio pomeridiano, una cifra che Righele paragona quasi a un'iscrizione universitaria.
Per molte famiglie bolzanine il tempo prolungato non è un'opzione facoltativa ma una necessità assoluta per poter continuare a lavorare, e l'attuale strategia provinciale di delegare ai Comuni il compito di "calmierare" i prezzi con fondi propri è vista come una soluzione parziale e incerta.
La richiesta che sale dalla piazza è dunque chiara e univoca: la sospensione immediata del provvedimento e l'apertura di un tavolo congiunto tra Provincia e Comuni che rimetta al centro il valore sociale del servizio.












