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Bolzano
11 marzo | 06:40

Scuole dell’infanzia, l’orario prolungato si amplia ma il conto sale: è scontro politico sull'aumento delle nuove rette. "Un salasso per molte famiglie"

"Ancora una volta una decisione che crea cittadini di serie A e serie B"

BOLZANO. Le rette sono state “adeguate" e gli orari sono stati resi più flessibili.

 

Ma costerà. Eccome se costerà. 

 

La volontà della Giunta provinciale bolzanina, nel mettere in campo il nuovo pacchetto di norme che modifica radicalmente l’accesso al tempo prolungato nelle scuole dell’infanzia, era quella di rispondere con maggiore capillarità alle esigenze dei genitori lavoratori, abbassando la soglia minima per l’attivazione delle sezioni pomeridiane: da settembre, basteranno infatti otto bambini (rispetto ai dieci previsti finora) per garantire l’apertura extra delle strutture.

 

Tuttavia, il potenziamento del servizio porta con sé un ricalcolo tariffario che ha immediatamente attirato le critiche delle opposizioni e di una parte della stessa coalizione.

 

Se nel luglio 2025 era stato fissato un tetto massimo mensile di 106 euro, la nuova delibera introduce un sistema a "consumo": un contributo forfettario che varierà dai 4 ai 5 euro per ogni singolo pomeriggio.

 

Una scelta che sposta l’onere economico direttamente sulle spalle degli utenti.

 

"Con questo intervento mettiamo al centro le famiglie e i bisogni educativi," ha difeso il provvedimento il vicepresidente Marco Galateo, sottolineando come il tempo prolungato rappresenti un supporto fondamentale alla crescita in un ambiente strutturato. Sulla stessa linea gli assessori Philipp Achammer e Daniel Alfreider, che parlano di un sistema "più equo, inclusivo e orientato alle reali esigenze dei distretti".

 

Le rassicurazioni della Giunta non sono bastate a placare la reazione del gruppo consiliare comunale di Forza Italia, che ha espresso una contrarietà netta e senza sconti.

 

I consiglieri azzurri contestano la filosofia stessa del provvedimento, accusando l'esecutivo di voler fare cassa su un servizio che dovrebbe essere garantito come diritto fondamentale alla conciliazione vita-lavoro.

 

“Si colpisce soprattutto il ceto medio e le piccole medie impresec-c dichiara il consigliere Manuel Nardo - un conto è l’aumento del 4% sul tempo standard con tariffe ferme da anni, ma sul prolungato si parla del 57% con un aggravio di ulteriori 60 euro mese a famiglia con un impatto reale si circa 550 €. Un salasso che tantissime famiglie non potranno permettersi. Il tempo prolungato è un servizio strettamente necessario per garantire il funzionamento di tante aziende oltre ad una necessità di tantissime famiglie”.

 

Dello stesso tono la consigliera Patrizia Daidone vicina alle tematiche sociali “A rimetterci saranno soprattutto le donne lavoratrici ed i nuclei monogenitoriali. Se l’intenzione è quella di favorire il rientro post maternità e la parità di generare con questa scelta stiamo imboccando la strada contraria e non riusciremo a far conciliare i tempi famiglia lavoro”, conclude Daidone.

 

Conclude infine il capo gruppo Davide Mahmudy: “chiederò formalmente al Sindaco di rivalutare la situazione ed aprire un tavolo di confronto con la Provincia per valutare se ci sono opzioni alternative a questi aumenti puntando ad una riduzione dignitosa per i cittadini di Bolzano; come gruppo consiliare rimaniamo fermamente contrari a questa scelta che impatterà in maniera significativa la vita quotidiana della popolazione”.

 

“Questa decisione crea cittadini di serie A e di serie B”, commenta il gruppo consiliare, che conclude - “Chi ha disponibilità economica potrà permettersi il tempo prolungato, mentre le famiglie monoreddito o in difficoltà saranno costrette a rinunciarvi, con ripercussioni dirette sull'occupazione femminile. Chiediamo il ritiro immediato dell'adeguamento delle rette e la copertura dei costi tramite i fondi provinciali già stanziati per il welfare”.

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