Sei giovani picchiano uno straniero, la Liga Veneta difende la famiglia: “Solidarietà ai genitori: investire nell’educazione”. Nessun accenno invece alla vittima
A poche ore dalla notizia secondo cui il figlio di un assessore sarebbe coinvolto nell’aggressione ai danni di un uomo in centro a Belluno, l’ex collega Franco Roccon interviene con un comunicato a nome della Liga Veneta Repubblica per esprimere solidarietà alle famiglie

BELLUNO. “Essere genitori nell'epoca dei social network non è semplice. Quanto accaduto lo scorso marzo e reso noto in questi giorni, oltre alla gravità dei fatti contestati a un gruppo di giovani, evidenzia una crescente fragilità nelle relazioni tra ragazzi e richiama tutti a una riflessione sui rischi che ogni famiglia può trovarsi ad affrontare”.
Si apre così il comunicato stampa che l’ex assessore ai lavori pubblici Franco Roccon, dimessosi lo scorso agosto dalla giunta De Pellegrin, ha emanato a commento del pestaggio avvenuto in centro a Belluno ai danni di un cittadino straniero (qui il video).
Roccon, a nome del Coordinamento bellunese della Liga Veneta Repubblica, esprime inoltre vicinanza all'assessore al sociale Marco Dal Pont e alla sua famiglia, dopo le notizie trapelate dalla stampa secondo cui il figlio di quest’ultimo sarebbe coinvolto in quanto accaduto.
La nota sottolinea la situazione “certamente difficile e dolorosa” che la famiglia sta affrontando. “L'adolescenza - nota Roccon - è una fase complessa della crescita, esposta alle influenze dei social media, all'abuso di alcol e di altre sostanze, nonché a dinamiche relazionali che possono sfuggire al controllo degli adulti e mettere a dura prova anche le famiglie più solide”.
Parole certamente condivisibili, come più volte ribadito dagli esperti anche nelle nostre interviste - anche se tali influenze sono spesso la conseguenza, più che la vera causa, del disagio giovanile (qui un esempio). Da qui, la difesa del ruolo genitoriale da parte della Liga Veneta: “Riteniamo ingiusto e semplicistico - si ribadisce - attribuire responsabilità automatiche ai genitori, ancor più quando questi ricoprono incarichi pubblici. Troppo spesso si tende a giudicare con superficialità chi svolge un ruolo istituzionale, come se le difficoltà educative e familiari fossero prerogativa di altri. Le famiglie degli amministratori pubblici sono come le altre e non meritano di essere esposte a gogna mediatica o giudizi sommari”.
Tutto vero, non fosse per alcune perplessità che sorgono spontanee. La vicenda è infatti giudicata particolarmente grave per una città come Belluno, “dove le persone si conoscono e i rapporti umani sono un elemento fondamentale della vita comunitaria”, quasi che Belluno fosse immune dalla violenza e dalle dinamiche che coinvolgono e spesso travolgono le società odierne. Si vuole togliere la montagna dall’isolamento “bucolico” di mondo a sé che giustamente merita di far parte dello sviluppo economico contemporaneo, salvo poi tornare a immaginarla come realtà in cui le degenerazioni di quella stessa modernità non possono entrare.
“Al tempo stesso - prosegue la nota - è doveroso ricordare che l'età giovanile può portare a sottovalutare le conseguenze delle proprie azioni. Questo non significa giustificare comportamenti sbagliati, ma comprendere quanto sia importante investire nell'educazione, nella prevenzione e nell'accompagnamento dei ragazzi nel loro percorso di crescita”.
Torna perciò il ruolo della famiglia, forse auspicabilmente tradizionale, “punto di riferimento fondamentale per la nostra comunità. Nonostante i cambiamenti sociali e le facili separazioni coniugali che caratterizzano il nostro tempo, restano vivi valori quali il rispetto, la responsabilità, il dialogo e la solidarietà. A questi valori che dobbiamo guardare tutti, per formare i cittadini di domani che saranno padri e madri, favorendo relazioni sane e costruttive tra le diverse generazioni”.
Infine, ma è la mancanza più grave, manca qualsiasi riferimento alla vittima dell’aggressione. Perché per quanto quei giovani vadano prima di tutto compresi, senza voler per questo giustificarne le azioni o diminuirne la portata, c’è chi ha subito la violenza e sembra essere passato in secondo piano.
Perciò in quei valori da trasmettere alle nuove generazioni ci deve essere anche la piena consapevolezza di come la società del domani debba favorire politiche di integrazione e rispetto verso l’altro, verso chi di una famiglia tradizionale non fa parte, chi si trova a passare da solo per strada di notte, chi sempre più subisce le conseguenze di una società così difficile per i giovani quanto per i più fragili, le minoranze, o semplicemente i più deboli. Ecco, bastava questo dettaglio in più.












