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Belluno
12 giugno | 09:23

Muri imbrattati e violenza contro uno straniero, i giovani nel mirino ma scuola e associazioni scendono in piazza: "La politica non strumentalizzi il loro dolore"

Scuole e associazioni sono scese in piazza a Belluno per sostenere un’alleanza educativa contro il crescente disagio giovanile. Dura la condanna alla strumentalizzazione politica dei recenti fatti di cronaca, mentre risuonano forti e consapevoli le parole degli studenti: "Sappiamo fare i conti con la realtà. C’è un disagio che sta esplodendo: la sofferenza di ragazzi che si sentono invisibili, schiacciati dalle aspettative o persi nella noia”

BELLUNO. “Noi studenti abbiamo la capacità di guardare i fatti per ciò che sono e fare i conti con la realtà: da un lato la violenza inaccettabile di via Loreto, mossa da logiche di sopraffazione e da un razzismo che va condannato, dall’altro i graffiti e la lettera al liceo Galilei, che mostrano l’altro lato della stessa medaglia. C’è un disagio che sta esplodendo, contro gli altri o contro se stessi, sotto il peso di ansia e solitudine. È la sofferenza di ragazzi che si sentono invisibili, schiacciati dalle aspettative o persi nella noia”.

 

Sono parole dirette, consapevoli, e arrivano come uno schiaffo dai giovani della piazza di Belluno, che su appello delle Scuole in rete si è riunita nella serata di giovedì 11 giugno in nome della “corresponsabilità educativa” dopo il pestaggio di via Loreto e i graffiti apparsi sui muri del liceo Galilei (qui).

 

A intervenire per il mondo giovanile è in particolare Sara Rizzotti, presidente della Consulta provinciale degli studenti, che condanna fermamente quanto accaduto senza nascondere l’urgenza di dover fare qualcosa: giovani e adulti, in una responsabilità condivisa. “Di fronte a episodi di violenza, bullismo, discriminazione - sottolinea - abbiamo il dovere di fermarci e riflettere da persone adulte. Dobbiamo rifiutare copioni politici già scritti, affinché quanto accaduto non sia usato come palcoscenico per battaglie ideologiche. Spesso assistiamo al vizio di usare un doloroso fatto di cronaca come pretesto di propaganda: significa sminuire la realtà, mancare di rispetto a chi soffre e offendere l'intelligenza di noi studenti”.

“Il riscatto però - prosegue - non si ottiene urlando lo slogan più forte, ma è una responsabilità che si misura ogni giorno, in come decidiamo di comportarci noi studenti nei corridoi, come aiutiamo chi è isolato e come impariamo a chiedere aiuto prima di distruggere noi stessi e gli altri. Questa è la vera maturità. E ad adulti e istituzioni diciamo di smetterla di usarci come argomenti di dibattito e guardarci per quello che siamo: dateci spazio di ascolto, supporto psicologico e fiducia, mentre noi dimostriamo di essere una generazione che sa interrogarsi sul proprio malessere e condannare violenza e razzismo perché ce lo impone non un’appartenenza politica, ma la nostra coscienza”.

 

Basterebbe questo per capire che i ragazzi oggi non sono lo stereotipo che viene spesso cucito loro addosso. Tuttavia la loro voce, da sola, non è sufficiente: serve anche quella degli adulti e serve l’azione reale delle istituzioni. L’attacco alla strumentalizzazione dei recenti eventi di cronaca si percepisce infatti nei commenti di molti dei presenti.

 

“Siamo qui - afferma Franco Chemello, referente delle Scuole in rete - per proporre di cambiare narrativa, dire sì a un'alleanza educativa e chiedere che non si strumentalizzi il malessere dei giovani per interessi di parte. Le Scuole in rete nascono per fare sistema: ci occupiamo da anni del disagio giovanile, che sarebbe un errore affrontare con la semplificazione degli slogan. I problemi sono invece complessi, i dati a Belluno ci dicono che il 37% dei ragazzi soffre di solitudine e il 25% ammette di procurarsi dolore: si tratta è la voce dei nostri figli, un incendio già divampato che la pandemia ha accelerato”.

 

Da qui la necessità di parlare alle famiglie, per costruire alleanze contro la dipendenza dal digitale, alle istituzioni, per realizzare uno spazio di ritrovo vicino al centro, agli esercenti, per tenere alcol e gioco d’azzardo (in crescita tra i giovani bellunesi) lontano da loro, e infine ai ragazzi. “Non permettete a nessuno - esorta Chemello - di usare il vostro disagio per fare polemica. Usate gli strumenti di democrazia che avete, parlate ai docenti, urlate ma rimanendo dentro le regole, aiutate i compagni più fragili. Sappiamo che siete angosciati per clima, guerre, futuro: vi capiamo, ci siamo dentro anche noi, ma non avvitatevi sul dolore. Le sfide possono spalancare praterie immense sé le affrontiamo insieme”.

 

Si tratta quindi, ancora una volta, di fare sistema. Forte l’appello in particolare per combattere l’isolamento causato dal digitale, con l’appoggio delle Scuole in rete alla proposta di vietare i social agli under 14 - nonostante secondo alcuni esperti non sia una soluzione efficace (qui l’intervista). Ma forse, la soluzione vera, ancora nessuno ce l’ha. E allora l’unica strada è provare: perché a non fare nulla, limitandosi ai vuoti commenti che emergono ogni volta che il dolore esplode, di certo i passi avanti non si compiono.

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