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Belluno
14 giugno | 19:40

"I giovani sono in minoranza numerica e ai margini: basta paternalismo, ascoltiamoli e investiamo su di loro con politiche serie. Usiamo i milioni degli avanzi di bilancio"

Nella piazza che ha lanciato la proposta di un’alleanza educativa contro il disagio giovanile, è intervenuto anche il consigliere regionale Alessandro Del Bianco. Le sue riflessioni hanno puntato soprattutto alla mancanza di concretezza in fatto di politiche giovanili: “Quando chiediamo nuove alleanze tra scuole, reti e istituzioni, abbiamo il dovere di dire come si sviluppano, con che atti e come le finanziamo, altrimenti l’impegno finisce qui”

BELLUNO. “Nel corso della storia recente, è la prima volta che la generazione più giovane conta in maniera demografica molto meno di quella anziana, ed è una trasformazione sociale enorme. Da sempre le giovani generazioni hanno determinato i grandi cambiamenti nella storia perché erano di più, ora invece sono di meno e il rischio è che accada quello che sta succedendo, cioè che in qualche modo chi è in minoranza numerica sia ai margini”.

 

Tra i vari interventi che si sono succeduti nella Piazza dei Martiri convocata dalle Scuole in rete per contrastare il disagio giovanile (qui l'articolo), l’unica voce strettamente politica è stata quella del consigliere regionale e feltrino Alessandro Del Bianco, che ha parlato pochi minuti ma andando dritto al punto.

 

Dopo una premessa sul “dire quello che penso davvero” e non parlare da politico che arringa la piazza con facili slogan, visto anche il forte dissenso da parte dei ragazzi contro la strumentalizzazione del loro disagio da parte della vuota politica che domina la scena attuale, Del Bianco ha rilevato non solo la mancanza di giovani in quella piazza (“se a una bellissima manifestazione come questa io, che ho 34 anni, sono più giovane del 98% degli astanti, abbiamo un problema”), ma soprattutto la mancanza di concretezza nella risposta che il mondo delle istituzioni fornisce.

 

“Le questioni poste qui - afferma - sono già state poste negli anni, ad esempio il disagio giovanile in ambito scolastico era emerso con grande forza, anche mediatica, lo scorso anno quando una ragazza di Belluno si rifiutò di fare la seconda parte dell’esame di maturità. Il suo fu un gesto molto politico di protesta verso il sistema: ma quali reazioni, soprattutto tra le generazioni più anziane, suscitò? Reazioni moralistiche, paternalistiche e passatiste, del tipo ‘quando c’eravamo noi queste cose non si facevano’: fu tutta così, anche nel nostro territorio. Invece dobbiamo cogliere sul serio i messaggi che ci lanciano i giovani, che sono altra cosa rispetto ai gesti di violenza”.

 

Allora, che fare? “Quando parliamo di politiche per i giovani - rileva - dobbiamo farlo concretamente. Non possiamo fermarci a impegni generici, perché è sulla genericità che muore la politica. Quando chiediamo nuove alleanze tra scuole, reti e istituzioni, abbiamo il dovere di dire come si sviluppano, con che atti e come le finanziamo, altrimenti l’impegno finisce qui”.

 

“Per dialogare con i giovani e costruire politiche serie - conclude - serve concretezza. Ci sono enti pubblici in questo territorio che hanno avanzi di bilancio milionari: 17 milioni di euro solo il Consorzio Bim, 2.5 milioni per Dolomitibus - e non parliamo di un sistema di trasporti che funziona bene, specie per i giovani. Va detto chiaramente: usiamo parte di quei soldi per lavorare su progetti che hanno davvero a che fare con le politiche giovanili. Da quanto parliamo della legge sullo psicologo di base? Ma se questa legge non c’è e non è finanziata, possiamo parlarne all’infinito tanto non cambierà nulla. I soldi ci sono, servono le idee e serve il confronto, a volte lo scontro, tra idee diverse su come cercare di migliorare una situazione che ha difficoltà ormai oggettive”.

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