“Basta coi soliti eventi, c’è bisogno di idee nuove per animare il centro città”. Intervista a Santi Di Noto: “Ai giovani dico di non aver paura di rischiare”
A metà del programma dei giovedì in piazza, quest’anno riproposti con una veste nuova, Il Dolomiti ha intervistato Santi Di Noto, imprenditore 25enne alla guida del Consorzio centro storico e gestore di tre locali a Belluno. Di Noto ci spiega perché alla città serve innovazione e come la si costruisce. “Non abbiamo un ritorno economico al momento. Non devi partire con l'idea di guadagnare, ma investire tempo ed energie per un percorso in cui credi"

BELLUNO. “Non mi sento solo in questo progetto. C’è collaborazione tra commercianti e Comune per rendere la città appetibile: è questo l'obiettivo di tutti, ma ci vogliono tempo e una visione di lungo periodo su come vogliamo che sia Belluno in futuro. E ai giovani dico di rischiare, perché poi ci si pente di non averlo fatto. Ci sono tante cose da fare, Belluno è casa vostra e allora diamoci una mano”.
Ha le idee chiare Santi Di Noto, imprenditore 25enne alla guida del Consorzio centro storico e gestore di tre locali, di cui Tebe, che ha riaperto i battenti da pochi giorni. Il Dolomiti lo ha incontrato per capire cosa c’è dietro la sua idea per il centro del capoluogo.
Di Noto è infatti tra gli organizzatori del Natale a Belluno e, più recentemente, dei giovedì in piazza: un appuntamento tradizionale, ma che aveva perso appeal. Nel programma di quest’anno, invece, le novità non mancano: i primi due giovedì sera hanno visto protagoniste le produzioni audiovisive del territorio e le arti visive. I prossimi ospiteranno invece viti e vinili, per unire cultura enogastronomica e musicale (23 luglio), e un’esposizione degli esercenti per dare vita a una coreografia ispirata all'atmosfera gipsy (30 luglio).
Si cambia, quindi. “Sto investendo tanto, soprattutto in termini di tempo, per la città. Sinceramente - ammette - vedere che dopo 20 anni si continua a proporre il classico giovedì o il solito evento non è accettabile. Le persone non cercano più quello: è cambiato il modo di vivere, per cui abbiamo preso in mano il Consorzio per avviare un cambiamento che avrà bisogno di tempo, ma nel quale credo fermamente”.
Oltre quindi la solita offerta musicale, Di Noto punta a proposte che non solo attraggano di nuovo le persone in centro, ma che portino guadagno al Consorzio da reinvestire nel progetto. “L'obiettivo - spiega - è portare la piazza dove merita di stare. Non possiamo limitarci allo street food o il panino col pastin, la gente viene se offri qualcosa di innovativo. Vorremmo ad esempio a fare mostre importanti, per le quali però servono risorse. Per questo dobbiamo avere un guadagno da quello che facciamo: per ottimizzare quello che entra e sfruttarlo nella prossima idea. E se ti rendi conto che una cosa non funziona, la devi cambiare, come quando un piatto non funziona e lo togli dal menù. Lo stesso vale con gli eventi, che devi pensare nell’ottica di far vivere e conoscere la piazza sempre, non per una sera e poi il giorno dopo torna vuota”.
Perché se rimane vuota, mancano anche gli investimenti in un circolo vizioso che fa morire i paesi. “Mi dispiace e mi fa anche arrabbiare - commenta - quando sento che i giovani se ne vanno perché qui non c’è nulla. Belluno ha molto da dare, è una città piccola, bella, ricca, nella quale, lo dico da neopapà, puoi avere una famiglia perché c’è tranquillità, non devi aver paura a girare per strada o lasciare la macchina parcheggiata. Questo però non basta: dobbiamo rieducare le persone a viverla, abbiamo bisogno di negozi e di eventi. Così quel circolo vizioso diventa così virtuoso”.
“L’unica frase che mi sento di dire oggi - prosegue - è ‘tutti sul carro’ per la nostra città. Ieri sera (a chiusura del secondo giovedì, ndr) abbiamo lavorato fino a notte fonda per pulirla: non abbiamo alcun ritorno economico al momento, perché non devi partire con l'idea di guadagnare, ma devi investire tempo ed energie per lanciare un percorso in cui credi”.
Di Noto ribadisce infatti più volte di ritenere il progetto vincente, e di essere consapevole dell’importanza della collaborazione tra privato - che deve investire in case, alberghi, offerta turistica - e pubblico - dal quale viene il resto, in primis in questo caso parcheggi e servizi di trasporto oggi carenti. “Dobbiamo andare tutti insieme verso l’obiettivo. Ma senza una programmazione - aggiunge - non possiamo farlo: dobbiamo cioè sapere dove si vuole arrivare e che passi si vogliono fare”.
“In questo - conclude - servono anche i giovani. Forse hanno troppo timore di sbagliare, perciò il mio consiglio è provare e commettere errori. Il progetto di Camilla (qui), ad esempio, è molto valido: c’è sempre più richiesta di cibo gluten free e la città deve saper incontrare le esigenze di tutti. Certo non è colpa solo dei giovani, che pure sono sempre meno, ma ci sono anche pochi imprenditori che investono su di loro. Bisogna concedergli invece la possibilità di darsi da fare e forse, così, supereranno le loro paure”.


















