Centro Nemo, buone notizie: rinnovato il programma di sperimentazione per altri 3 anni, confermati i 18 posti letto. "Un'eccellenza della sanità nazionale"
La giunta provinciale approva la rimodulazione del programma di sperimentazione gestionale del Centro Clinico Nemo, a Villa Rosa: rafforzata l'integrazione con la rete territoriale grazie alla partnership tra Asuit e Fondazione Serena Ets

PERGINE VALSUGANA. Prosegue, e anzi si rafforza con una maggiore l'integrazione verso il territorio: su proposta dell'assessore alla salute, politiche sociali e cooperazione Mario Tonina, la Giunta provinciale ha approvato oggi la rimodulazione del programma di sperimentazione gestionale del Centro Clinico Nemo (NeuroMuscular Omnicentre) di Trento, attivo all'Ospedale riabilitativo Villa Rosa di Pergine Valsugana, autorizzandone la prosecuzione attraverso la collaborazione tra l'Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino e Fondazione Serena Ets.
Il nuovo programma di sperimentazione avrà durata triennale, con possibilità di proroga per ulteriori due anni e una valutazione periodica degli esiti clinici, organizzativi ed economici, ai fini dell'eventuale stabilizzazione del modello.
Concepito nel 2018, concretizzato l'anno seguente, inaugurato formalmente nel marzo 2021, il Centro Nemo è stato riconosciuto fin dal primo momento come un'eccellenza a livello nazionale: si prende cura di persone affette da malattie neuromuscolari complesse come la Sla, le distrofie muscolari e l’atrofia spinale (Sma), e da quel giorno del 2021 sono stati oltre 1.700 i pazienti presi in carico.
Il centro ha saputo rispondere alle necessità del territorio trentino ma anche attrarre da oltre i confini provinciali (circa il 40% dei pazienti sono da "fuori") proprio per il suo modello organizzativo e tecnologico all'avanguardia, un modello multidisciplinare che ha permesso di integrare assistenza, riabilitazione e ricerca.
Ora la decisione di dare continuità a un'esperienza che negli anni ha rappresentato un punto di riferimento per l'assistenza alle persone affette da malattie neuromuscolari, introducendo però un'importante evoluzione del modello organizzativo. L'obiettivo non è soltanto mantenere un'elevata specializzazione clinica, ma rafforzare la presa in carico complessiva della persona, integrando maggiormente il Centro con la rete dell'assistenza territoriale prevista dal Dm77, con le cure domiciliari, le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità, gli hospice e gli strumenti di telemedicina.
"Il Centro Clinico Nemo Trento rappresenta un'eccellenza della sanità trentina e nazionale nella cura delle malattie neuromuscolari – sottolinea l'assessore Tonina –. Con questo provvedimento confermiamo il valore di questa esperienza e ne rafforziamo ulteriormente la capacità di rispondere ai bisogni delle persone e delle loro famiglie. La sfida oggi non è soltanto garantire cure altamente specialistiche, ma accompagnare i pazienti lungo tutto il percorso assistenziale, favorendo una presa in carico sempre più vicina ai luoghi di vita e pienamente integrata con la rete dei servizi territoriali. È questa la direzione indicata anche dal nuovo modello di sanità territoriale che stiamo costruendo in Trentino".
Entusiasta anche Alberto Fontana, segretario di Fondazione Serena e ideatore del “modello Nemo”: "Accogliamo con sincera gratitudine la decisione assunta dalla Provincia Autonoma di Trento e desideriamo ringraziare il Presidente Maurizio Fugatti, l'Assessore Mario Tonina, il Direttore Generale Antonio Ferro e tutti coloro che hanno contribuito a questo percorso per aver riconosciuto il valore di un modello che mette realmente al centro la persona e la continuità della presa in cura. Il Centro Clinico Nemo di Trento è nato dalla convinzione che le persone con malattie neuromuscolari abbiano diritto non soltanto alle migliori competenze cliniche, ma anche a un luogo capace di accompagnarle lungo tutto il percorso della malattia, insieme alle loro famiglie. Sapere che questo patrimonio viene oggi confermato e ulteriormente rafforzato rappresenta una notizia che ci riempie di fiducia e di responsabilità. La collaborazione tra Provincia, Asuit, l’Università, il territorio e Fondazione Serena dimostra che, quando le istituzioni, il mondo sanitario e il Terzo Settore lavorano insieme, è possibile costruire modelli innovativi che generano valore per l'intera comunità. Continueremo a fare la nostra parte con lo stesso spirito di servizio, mettendo a disposizione competenze, ricerca, innovazione e tutta l'esperienza maturata dalla rete nazionale dei Centri Clinici Nemo".
La rimodulazione della sperimentazione valorizza il ruolo del Centro Nemo come nodo di riferimento provinciale per le malattie neuromuscolari, favorendo una più stretta collaborazione con i servizi territoriali, il volontariato e le associazioni dei pazienti, oltre che con l'Università di Trento per lo sviluppo della ricerca e la definizione di indicatori di qualità e appropriatezza delle cure. Tra gli obiettivi della nuova convenzione figurano inoltre il consolidamento delle attività di formazione dei professionisti, l'incremento della ricerca clinica, la partecipazione a studi multicentrici e la progressiva riduzione della mobilità sanitaria verso altre regioni.
Sul piano organizzativo viene confermata la dotazione complessiva di 18 posti letto, articolati in 14 posti letto di degenza ordinaria e 4 posti letto di day hospital, con una rimodulazione del setting assistenziale per garantire una maggiore appropriatezza dei ricoveri e una migliore risposta ai diversi bisogni riabilitativi delle persone con patologie neuromuscolari. La nuova articolazione comprende posti dedicati alla neuroriabilitazione di alta specializzazione, alla riabilitazione intensiva e alla riabilitazione estensiva/lungodegenza, mantenendo la flessibilità necessaria ad adeguare nel tempo l'organizzazione ai livelli di occupazione e all'evoluzione dei bisogni assistenziali.
Elemento qualificante della nuova sperimentazione sarà inoltre il rafforzamento della continuità assistenziale, attraverso il collegamento con le Centrali Operative Territoriali (Cot), i servizi di cure domiciliari e palliative, la riabilitazione territoriale, i servizi sociali e gli altri setting assistenziali, affinché la presa in carico del paziente prosegua anche oltre il ricovero ospedaliero. Il modello punta così a garantire un'assistenza sempre più personalizzata, multidisciplinare e orientata ai bisogni della persona lungo tutto il percorso di cura.












