“Investire sui servizi e lasciare che siano i giovani a fare politica: solo così si costruisce il futuro del territorio. Tra vent’anni Belluno deve essersi rinnovata”
Si è svolto nel pomeriggio di mercoledì 8 luglio il secondo incontro del podcast di Will Media Future4Mountains, con ospite il docente Gianpiero Dalla Zuanna. Dopo un’analisi della situazione industriale bellunese, si sono cercate risposte ai temi della fuga di competenze e dell’attrattività del territorio: dallo smart working all’investimento in servizi e innovazione, la prospettiva deve essere di una società diversa da quella che pure ha funzionato finora

BELLUNO. “Bisogna che siano i ragazzi a fare politica per cambiare le cose. E capire che oggi i campanili non funzionano più, ma è necessario mettersi insieme per far vivere il territorio”.
Si è concluso così il secondo incontro di Future4Mountains, il ciclo di appuntamenti sul futuro dei territori montani all’interno del podcast di Will Media “Future4Cities”. Partito da Belluno con ospite Mauro Varotto (qui l’articolo), è tornato a Palazzo Crepadona mercoledì 8 luglio con Gianpiero Dalla Zuanna, docente di demografia all’Università di Padova.
L’incontro si è aperto con i dati presentati dal professore del Trinity College di Dublino Giulio Buciuni sulla realtà industriale bellunese. “La sintesi - nota Buciuni - è che a Belluno ci sono una grande opportunità, cioè la concentrazione di asset industriali, anche se un po’ sfumata dalla monocultura dell’occhialeria, e una grande sfida, cioè provare a usare questa base per andare verso un modello diverso di fare impresa”.
L’aspetto infatti più interessante è che, a fronte di indicatori economici molto positivi, l'attrattività bellunese resta bassa, non solo a livello demografico ma anche di innovazione. Belluno rimane un territorio da cui si esce: 32 gli iscritti nel registro Aire ogni 100 abitanti (la media italiana è circa 16), nonostante il valore aggiunto per abitante sia di 42 mila euro (contro i 34.4 della media italiana). E anche le esportazioni superano la media con 5 miliardi di euro nel 2024. Tuttavia questi indicatori non spiegano la crescente fuga di giovani e meno giovani, e con loro delle competenze professionali.
E accade anche con il nuovo che arriva, dove c’è bassa propensione a generare imprese a tecnologia avanzata. A fronte infatti di 1.253 nuove realtà aperte negli ultimi cinque anni, solo 14 sono startup innovative. “Al giorno d’oggi - sottolinea Buciuni - le sorti economiche di un territorio sono legate non solo al presidio della manifattura, ma sempre più a quella avanzata e alle attività che la supportano come design e ricerca. Settori che richiedono alte capacità di investimento, difficili per le piccole medie imprese che sono la maggioranza e vanno quindi supportate nell’aggiornamento tecnologico”.
Come dunque cambiare rotta? A proseguire l’analisi e fornire possibili risposte è Dalla Zuanna. “Ogni popolazione - esordisce - ha bisogno di equilibrio demografico, cioè le nuove generazioni devono sostituire le vecchie, altrimenti il mercato del lavoro si trova con un numero eccessivo o carente di forza lavoro in pochi decenni”. A Belluno, invece, per ogni 100 persone che entrano nel mondo del lavoro, 180 stanno uscendo.
Ciò è dovuto sia alla bassa natalità sia alla fuga di giovani, in particolare laureati che non trovano l’innovazione in cui spendere le loro competenze. “Inoltre ci sono importanti dicotomie - risponde Dalla Zuanna - tra zone popolate come la Valbelluna e le terre alte, che subiscono maggiormente lo spopolamento. Ciò si contrasta da un lato con la consapevolezza di dover agire contro il fallimento di mercato: non possiamo pensare che un negozio stia in piedi da solo dove abitano 500 persone. In Alto Adige, ad esempio, danno contributi a fondo perduto perché vogliono che le attività restino aperte”.
“Dall’altro - aggiunge - bisogna intervenire sui servizi per far sì che chi abita in territori disagiati non percepisca una penalizzazione così eccessiva. Non è possibile che, se mi succede qualcosa, ci vogliano due ore per andare in ospedale: servono organizzazione e un surplus di servizi, non solo nel sanitario, e serve dimenticare un mondo che rimpiangiamo con fatica, fatto di una marea di piccoli Comuni senza risorse per sopravvivere. Perché il modello che cinquant'anni fa funzionava oggi porta le persone ad andarsene”.
La soluzione è quindi una visione diversa di società: Belluno tra vent’anni, insomma, dovrà essere riuscita a rinnovarsi. “Se non riusciamo a creare una narrazione che faccia capire che stare in montagna ha diversi vantaggi, oltre al minore caldo estivo - spiega il docente - rischiamo un’ulteriore uscita di giovani famiglie che svuoterà le comunità. Ma la si costruisce solo spendendo di più per far sì che chi resta percepisca condizioni non troppo inferiori a chi abita in città”.
“Al contempo - conclude - come rilevato da Varotto, dobbiamo andare incontro alle esigenze del mercato del lavoro, in primis il lavoro da remoto. Tante persone sarebbero contente di abitare fuori città anche solo alcuni giorni a settimana: esorto quindi le categorie produttive a non temere di perdere il controllo dei dipendenti concedendo lo smart working, perché il controllo lo si ha su quello che fanno, non sul dove”.












